Quasi alla fine della mostra arriva The Nightingale, il film diretto dall’unica regista (e sceneggiatrice) donna in concorso Jennifer Kent, in corsa per il Leone d’oro nella sezione principale.
The Nightingale: la sinossi

The Nightingale: le nostre impressioni da Venezia 75
Non si può certo dire che The Nightingale non tratti di tematiche particolarmente importanti e tristemente attuali: la violenza sugli individui subalterni, siano essi donne, detenuti, stranieri, aborigeni, trova diversi echi nel mondo contemporaneo, tanto da far sembrare la Tasmania della prima metà dell’800 affatto lontana nello spazio e nel tempo. La regista di origini australiane decide di raccontare un capitolo durissimo della storia del suo paese, caratterizzato da atti di crudeltà inaudita, partendo dal fatto che la colonizzazione stessa, come manovra politica, sia un’azione brutale e pericolosa.

Un peccato, insomma, che l’unica voce femminile stoni con le aspettative, anche se la qualità di un film, teniamo a sottolineare, non è in alcun modo collegabile al genere. Nonostante gli interessanti parallelismi tra la cultura aborigena, quella irlandese e la questione femminile, non basta la voce di usignolo della protagonista per bucare lo schermo, non bastano nemmeno le sequenze dei suoi incubi, meno suggestive della scena in cui Biancaneve, nel classico della Disney, si perdeva nel bosco inseguita dal cacciatore. L’esagerazione conduce personaggi e situazioni narrative sul confine con la parodia: i cattivi sono cattivissimi, i buoni sono vittime sensibili. Si può andare anche oltre la binarità e/o raccontarla in modo più coinvolgente.
Uno sguardo su una storia terribile, ma che non crea empatiaThe Nightingale
valutazione globale - 5
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The Nightingale: dichiarazioni e curiosità
La regista Jennifer Kent, presente in conferenza stampa con gli attori Aisling Franciosi, Sam Claflin e Baykali Ganambarr, ha raccontato “Sono sempre stata affascinata dalla Tasmania. E’ stata considerata come la più brutale delle colonie australiane, nota al mondo occidentale del tempo come ‘l’inferno sulla terra’”. Il racconto di una storia simile è stato dunque preceduto da un lungo lavoro di ricerca molto accurato, in modo che la ricostruzione fosse molto fedele alla storia raccontata.

La regista ha inoltre commentato: “Volevo raccontare una storia di violenza. In particolare, le conseguenze della violenza da una prospettiva femminile. A questo fine, ho ripercorso la storia del mio paese. La colonizzazione dell’Australia è stata un’epoca contrassegnata dalla violenza: nei confronti degli aborigeni, delle donne e del paese stesso, strappato ai suoi primi abitanti. Per sua natura, la colonizzazione è un atto brutale. E l’arroganza che l’ha contraddistinta persiste nei tempi moderni“. L’insulto che è stato urlato alla fine della proiezione stampa, al di là del fatto che il film riesca o non riesca nei suoi intenti, al di là del fatto che possa essere piaciuto o meno, non fa che avvalorare quest’ultima considerazione, come è stato sottolineato in conferenza stampa. Le uniche vie per contrastare questi atteggiamenti secondo la regista, invitata a commentare l’episodio, sono “compassione e amore”, perché alla violenza non può corrisponderne altra che ottenga dei risultati accettabili.
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