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Dopo il matrimonio

Dopo il matrimonio: la recensione del film

La recensione di Dopo il Matrimonio remake dell’omonimo film della regista danese Susanne Bier.

Dopo il matrimonio: la trama

Isabel (Michelle Williams) è una missionaria americana trasferitasi in India per impegnarsi in progetti umanitari. Per trovare finanziamenti all’orfanotrofio in cui collabora, torna a New York per incontrare alcuni possibili benefattori. La più interessata sembra essere Theresa Young (Julianne Moore), potente donna d’affari di Manhattan sposata con lo scultore Oscar (Billy Crudup). Nonostante la conoscenza superficiale, Isabel viene invitata al matrimonio della figlia della potenziale finanziatrice ma, proprio durante la cerimonia, farà una dolorosa scoperta…

Dopo il matrimonio: le nostre impressioni

Michelle Williams in Dopo il matrimonio

Nel 2008 il film sull’Olocausto Il falsario – Operazione Bernhard dell’austriaco Stefan Ruzowitzky vinceva l’Oscar come Miglior film straniero, battendo anche Dopo il matrimonio di Susanne Bier. Probabilmente l’opera della regista danese avrebbe meritato la statuetta, essendo ancora oggi rimarchevole per solidità e potenza drammaturgiche. Raccontava la storia del missionario Jacob (Mads Mikkelsen), tornato a Copenaghen dall’India per cercare finanziamenti per sostenere il suo orfanotrofio.

L’originale era, inoltre, un intenso melodramma borghese dove se ne celava accuratamente il tema principale. Si ragionava, infatti, sull’incompatibilità tra problemi dei privilegiati della società occidentale rispetto alle esigenze ben più stringenti dei Paesi in via di sviluppo. Era un’opera che rifletteva gli stilemi del Dogma 95, un collettivo danese che privilegiava un cinema privo di artifizi visivi e la ricerca della massima immersione nelle vicende dei personaggi. La produzione era firmata Zentropa, la firm danese dietro ai capolavori di Lars von Trier e Thomas Vinterberg, tutti sottoscrittori del Dogma 95.

Julianne Moore in Dopo il matrimonio

Nel 2018 inizia la produzione del remake americano, non il primo di un film di Susanne Bier (si ricorda Brothers di Jim Sheridan, tratto da Non desiderare la donna d’altri). La produzione è avviata da Julianne Moore, con una versione che vede il cambio del sesso dei personaggi e dell’ambientazione. La stessa si ritaglia il ruolo della benefattrice americana, interessata a finanziare il progetto della missionaria (Michelle Williams). In questa versione diretta da Bart Freundlich, salta subito all’occhio la patinatura, espressa dal piano sequenza d’apertura di un’India lussureggiante. Infatti, dove l’originale era acido e spigoloso, questa versione è pudica e trattenuta.

Sicuramente, lo spettatore vergine dell’originale trarrà maggior piacere nella visione di questo remake, che sembra un riccio senza spine. L’aspetto che più conferisce senso a questa operazione è, senza dubbio, legato ad aspetti oggettivi dell’ambientazione. L’opulenza americana, infatti, stimola contrasto più vivido con lo scenario indiano, cosa che era meno efficace contrapponendo la Danimarca.

Dopo il matrimonio

Valutazione globale - 5.5

5.5

Patinato dramma borghese dalla confezione convenzionale che soddisferà maggiormente lo spettatore ignaro del film originale.

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Dopo il matrimonio: un giudizio in sintesi

Per quanto sia un prodotto assolutamente sentito, con buone interpretazioni soprattutto del cast femminile, il risultato è fin troppo insapore e innocuo. Infatti, non ha pagato la decisione di seguire pedissequamente la narrazione dell’originale per poi smussarne ogni asperità di forma e contenuto.

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