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Ready Player One

Le dichiarazioni di Steven Spielberg su Ready Player One

In occasione della première di Ready Player One, avvenuta lo scorso sabato al South By Southwest festival, il regista Steven Spielberg si è espresso: “Ready Player One” è stato “Uno dei più grandi attacchi d’ansia che io abbia mai avuto”.

Steven Spielberg impiega tre anni di lavoro per realizzare questo progetto.

Ready Player OneIl regista Steven Spielberg ha saltato il tappeto rosso alla première di sabato Ready Player One, sorprendendo il pubblico del SXSW introducendo il film di fantascienza sul palco. “Questo non è un film d’autore. Questo è – vi assicuro – un film d’intrattenimento”, ha dichiarato al pubblico del Paramount Theatre, che si è abbandonato ad un’entusiasta ovazione. “E’ un film che deve essere visto sul grande schermo, e mi domando se questo schermo sia grande abbastanza, perché l’abbiamo realizzato davvero l’ambizione di riempire al massimo gli schermi”.

Il due volte premio Oscar per la regia ha dichiarato il suo amore per il bestseller che ha dato vita all’adattamento cinematografico. Si tratta del romanzo di Ernest Cline xxx, che assieme Zac Penn (X-Men: The Last Stand, L’incredibile Hulk) si è occupato della sceneggiatura. L’intenzione di Spielberg era di realizzare una pellicola che riscuotesse successo sia tra i fanatici di video games che tra i neofiti; ciononostante parrebbe essersi focalizzato nella prima categoria «Sono un giocatore dal 1974, giocavo a Pong Game sul Martha Vineyard mentre si girava Lo squalo».

Ready Player One: omaggi alla cultura pop

Ready Player OneHa ammesso che il film è zeppo di omaggi alla cultura pop – da Ritorno al futuro e Jurassic Park a King Kong e Non per soldi… ma per amore, che potrebbero rappresentare una distrazione. “Bisogna ricordare una cosa: se i finestrini laterali sono i riferimenti culturali, il parabrezza è la trama, quindi se si continua a guardare dritto, si può benissimo seguire la storia”

Durante la rassegna stampa che ha seguito la proiezione Spielberg ha dichiarato: “Non pensavo che sarebbe diventato un album di vanità dei miei film degli anni ’80“, attribuendo un po’ la colpa alla persuasione dei produttori e agli artisti degli effetti speciali.

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