Dopo Le vite degli altri (vincitore dell’Oscar come miglior film straniero) Florian Henckel von Donnersmarck con Opera senza autore torna a commuovere il pubblico con una storia ambientata in Germania. Il film è in concorso nella sezione Venezia 75, è stato selezionato per rappresentare la Germania agli Oscar per il miglior film straniero ed uscirà nelle sale italiane a parteire dal prossimo 4 Ottobre.
Opera senza autore: la sinossi

Opera senza autore: le nostre impressioni da Venezia 75
Opera senza autore è un lavoro talmente complesso ed emozionante che meriterebbe solo un silenzio commosso, quello stesso silenzio cui lo spettatore è costretto per sole tre ore di film. “Sole” perché un film del genere potrebbe durarne altre tre, senza risultare mai pesante: cullati da picchi emotivi che si abbattono su di noi con una cadenza costante ma delicatamente equilibrata, veniamo inesorabilmente trascinati in un oceano di emozioni che ci fanno letteralmente dimenticare lo scorrere del tempo.

Gli orrori del nazismo, la durezza del comunismo, la distruzione causata dalla guerra, le atrocità commesse dalle persone su altre persone e la cieca violenza dei carnefici s’intrecciano, attraverso le relazioni dei personaggi, con la ricerca della bellezza, con l’autenticità dei sentimenti, con quella lieve follia di chi insegue la purezza, la verità, non quella storica, ma qualcosa di più profondo e solido. Con la stessa, limpida complessità sono costruiti anche i personaggi, che vivono un periodo storico estremamente problematico attraverso approcci completamente diversi. E il film ce li racconta con una grazia davvero rara, con un’armonia davvero disarmante.
Un commovente capolavoroOpera senza autore
valutazione globale - 9
9
Opera senza autore: dichiarazioni e curiosità
Il regista Florian Henckel von Donnersmarck si è distinto per la grande profondità e incisività dei suoi interventi durante la conferenza stampa e non hanno fatto altro che avvalorare ulteriormente ciò che avevamo visto poche ore prima.

Dopo aver commentato “ogni forma di censura può diventare un problema”, ha sottolineato di aver notato un graduale sviluppo di una “tendenza preoccupante di permettere solo a chi a davvero vissuto qualcosa di poter realizzare film suquella cosa”, una deriva che il regista ha definito come un’altra forma di auto-censura che va contro il senso profondo dell’arte, quale è l’empatia. Ed infatti ha fatto presente che era esattamente ciò che aveva ricercato nel film, cercare di entrare dentro le vite dei personaggi in modo empatico.
In seguito ad un intervento piuttosto critico di una giornalista ha infine osservato che il suo intento era quello di rimanere fedele alle parole che la zia di Kurt dice al bambino, “Never look away” (peraltro titolo inglese del film), di non presentare le cose in modo semplicistico o di evitare certi aspetti particolarmente dolenti, per quanto duri da trattare. Ha inoltre giustamente puntualizzato che non ha parlato dell’olocausto, ma di un capitolo di cui non si tende a parlare, quale è stata l’eliminazione delle persone malate di mente o handicappate durante il nazismo ed ha invitato ad essere più attenti con le parole poiché si tratta di argomenti molto seri. Le parole sono importanti.
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