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Opera senza autore

Opera senza autore: Von Donnersmarck incanta e commuove Venezia 75

Dopo Le vite degli altri (vincitore dell’Oscar come miglior film straniero) Florian Henckel von Donnersmarck con Opera senza autore torna a commuovere il pubblico con una storia ambientata in Germania. Il film è in concorso nella sezione Venezia 75, è stato selezionato per rappresentare la Germania agli Oscar per il miglior film straniero ed uscirà nelle sale italiane a parteire dal prossimo 4 Ottobre.

Opera senza autore: la sinossi

Opera senza autoreIl film attraversa un periodo piuttosto lungo, dal 1937 alla fine degli anni ’60, in una Germania che vede l’avvento e gli orrori del nazismo, il suo dissolvimento, l’ascesa del comunismo e la sempre più marcata spaccatura della Germania. Durante il film vediamo il giovane Kurt crescere e coltivare i suoi studi accademici per diventare pittore, carriera che lo porta a Berlino, dove conosce la sua futura compagna Ellie, ma anche il professor Seeban praticare la sua professione di medico ginecologo durante e dopo il regime nazista. I due personaggi saranno inconsapevolmente legati da un terribile omicidio compiuto da Seeban.

Opera senza autore: le nostre impressioni da Venezia 75

Opera senza autore è un lavoro talmente complesso ed emozionante che meriterebbe solo un silenzio commosso, quello stesso silenzio cui lo spettatore è costretto per sole tre ore di film. “Sole” perché un film del genere potrebbe durarne altre tre, senza risultare mai pesante: cullati da picchi emotivi che si abbattono su di noi con una cadenza costante ma delicatamente equilibrata, veniamo inesorabilmente trascinati in un oceano di emozioni che ci fanno letteralmente dimenticare lo scorrere del tempo.

Opera senza autoreIl prezioso talento di rendere semplice una trama di argomenti impegnativi ed importanti, pur mantenendo una incantevole leggerezza si riassume in una parola: bellezza. Quella bellezza che tiene sulle spine, quella bellezza formale, quella bellezza che incanta, ma soprattutto quella bellezza che non lascia indifferenti. Tanti sono i film che hanno trattato in modo toccante il delicatissimo tema del nazismo, ma Opera senza autore non si limita a questo. “Mai distogliere lo sguardo, anche se è doloroso” perché “tutto quello che è vero, è bello”, queste sono le parole della zia di quel piccolo Kurt che vediamo all’inizio del film, un insegnamento che da grande, come pittore, cercherà di inseguire, prima attraverso l’asettico realismo sovietico, poi ricercando una propria identità artistica. Ed è un messaggio d’amore e di vita che il regista impacchetta e regala al suo pubblico in un lavoro toccante, magistrale ed intenso.

Gli orrori del nazismo, la durezza del comunismo, la distruzione causata dalla guerra, le atrocità commesse dalle persone su altre persone e la cieca violenza dei carnefici s’intrecciano, attraverso le relazioni dei personaggi, con la ricerca della bellezza, con l’autenticità dei sentimenti, con quella lieve follia di chi insegue la purezza, la verità, non quella storica, ma qualcosa di più profondo e solido. Con la stessa, limpida complessità sono costruiti anche i personaggi, che vivono un periodo storico estremamente problematico attraverso approcci completamente diversi. E il film ce li racconta con una grazia davvero rara, con un’armonia davvero disarmante.

Opera senza autore

valutazione globale - 9

9

Un commovente capolavoro

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Opera senza autore: dichiarazioni e curiosità

Il regista Florian Henckel von Donnersmarck si è distinto per la grande profondità e incisività dei suoi interventi durante la conferenza stampa e non hanno fatto altro che avvalorare ulteriormente ciò che avevamo visto poche ore prima.

Opera senza autoreVon Donnersmarck ha raccontato di essere stato ispirato alla storia realmente accaduta di un artista che ha vissuto la sua infanzia durante il regime nazista, che è cresciuto e si è formato sotto il comunismo e che si è spostato ad ovest per crearsi un proprio futuro. “Mi sono innamorato dell’idea di fare un’esplorazione della creatività umana”, ha commentato, aveva cercato la storia di un artista che trasforma le ferite, i traumi in qualcosa di prezioso come l’arte. E sempre sull’arte ha voluto insistere su quanto egli creda nell’esistenza di un’arte libera e sul fatto che anche, se si può fare dell’arte simbolica che evada da un regime oppressivo, nel momento in cui un sistema impone una propria idea di arte, questa stessa si perde inesorabilmente. Solo liberandosi un artista è in grado di vivere davvero il suo talento.

Dopo aver commentato “ogni forma di censura può diventare un problema”, ha sottolineato di aver notato un graduale sviluppo di una “tendenza preoccupante di permettere solo a chi a davvero vissuto qualcosa di poter realizzare film suquella cosa”, una deriva che il regista ha definito come un’altra forma di auto-censura che va contro il senso profondo dell’arte, quale è l’empatia. Ed infatti ha fatto presente che era esattamente ciò che aveva ricercato nel film, cercare di entrare dentro le vite dei personaggi in modo empatico.

In seguito ad un intervento piuttosto critico di una giornalista ha infine osservato che il suo intento era quello di rimanere fedele alle parole che la zia di Kurt dice al bambino, “Never look away” (peraltro titolo inglese del film), di non presentare le cose in modo semplicistico o di evitare certi aspetti particolarmente dolenti, per quanto duri da trattare. Ha inoltre giustamente puntualizzato che non ha parlato dell’olocausto, ma di un capitolo di cui non si tende a parlare, quale è stata l’eliminazione delle persone malate di mente o handicappate durante il nazismo ed ha invitato ad essere più attenti con le parole poiché si tratta di argomenti molto seri. Le parole sono importanti.

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