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Mel Gibson e Sean Penn ne Il professore e il pazzo

Il professore e il pazzo: la recensione del film con Mel Gibson e Sean Penn

Il professore e il pazzo segna il debutto alla regia di un lungometraggio per Farhad Safinia. Il film, disponibile dal 21 marzo, ha come protagonisti Sean Penn e Mel Gibson.

Il professore e il pazzo: la sinossi

Mel Gibson ne Il professore e il pazzo

Nel 1857 approda ad Oxford James Murray (Gibson). Filologo autodidatta, viene incaricato – non senza riserve da parte del mondo accademico – di redigere il primo dizionario enciclopedico di lingua inglese. Quando la titanica impresa sembra arenarsi, a Murray giunge la lettera di William Chester Minor (Penn), chirurgo militare ricoverato in un ospedale psichiatrico. La loro collaborazione getterà luci inquietanti sulla realizzazione dell’opera.

Il professore e il pazzo: le nostre impressioni

Il professore e il pazzo, adattamento dell’opera di Simon Winchester L’assassino più colto del mondo, è incentrato sulla vera, incredibile storia che permise alla prima edizione dell’Oxford English Dictionary di venire alla luce. A metà tra biopic e dramma, il film è stato per lungo tempo tra i progetti di Mel Gibson, nonché al centro di numerose diatribe legali che ne hanno ritardato l’uscita. E che, purtroppo, hanno avuto effetti decisivi sulle sorti della pellicola, tanto da indurre persino il regista iraniano Safinia a firmare l’opera con uno pseudonimo, “P. B. Shemran”.

Mel Gibson ne Il professore e il pazzo

Il fascino della vicenda è indiscutibile. Ambientato nel Regno Unito di fine ‘800, Il professore e il pazzo rende manifeste certe tendenze dell’intellighenzia britannica, depositaria di quel positivismo e di quel razionalismo alla base di una cultura che dominava il mondo (anche) attraverso l’”arma” della propria lingua. In un simile contesto, non era casuale l’obiettivo di fissare il canone linguistico britannico, reificando nero su bianco uno tra gli strumenti egemonici per eccellenza: la parola. La pellicola di Shemran parla di un’impresa ai limiti dell’impossibile: quella, appunto, di codificare l’incodificabile, di delimitare il mondo fluido della lingua che, per sua natura, è mutevole come pochi. Al tempo stesso, Il professore e il pazzo si riallaccia alla “migliore” – ma forse stucchevole, alla lunga – tradizione hollywoodiana, virando in maniera troppo insistita verso un esasperato sentimentalismo che si concretizza nella storia dell’amore tormentato/impossibile, o, in alternativa, nell’amicizia che vince ogni confine, limite o condizione psico-sociale.

Molto più interessante, a nostro avviso, la dinamica chiaroscurale tra la logica razionalista e progressista del mondo accademico di Oxford (riflesso della complessiva società britannica del tempo) e la vicenda di William Chester Minor: nulla di nuovo nella sterminata filmografia sui saggi con problemi psichici, ma qui la vicenda sconfina dal dramma tutto intimo e personale per approdare (con qualche approssimazione retorica) verso una sorta di denuncia sociale. Una denuncia sui generis, che addita la società del tempo come colpevole di occultamento del suo lato irrazionalista e sgradevole, perciò da nascondere o da trattare con metodi clinici che – solo oggi – definiremmo inumani. Non è un caso che, nella generale confusione, venga sollevato anche il tema del trattamento clinico della malattia mentale, il quale – manco a dirlo – si amalgama con quello dell’amore salvifico. L’effetto, studiato a tavolino, è quello di suscitare nel pubblico più impressionabile una moralistica (perché anacronistica) indignazione.

Sean Penn ne Il professore e il pazzo

Il professore e il pazzo mostra più di un problema nella sua parte iniziale, dove il ritmo latita e la storia fatica a decollare. Alcune scelte narrative paiono un po’ fini a se stesse, altre, invece, tendono palesemente ad ingraziarsi lo spettatore che evidentemente si suppone incapace di fruire di un film senza quel sentimentalismo riproposto oltre il necessario. In ogni caso, superata la stasi iniziale, il film procede pur con qualche incertezza verso la sua meta in modo chiaro e risoluto, lasciando presagire con largo anticipo gli sviluppi finali.

Sarebbe però ingiusto negare l’apporto decisivo fornito al film da parte dei due attori protagonisti, che si rivelano di certo i fattori trainanti de Il professore e il pazzo. Da due personalità straripanti come Mel Gibson (da sempre affascinato dalla storia del duo Murray/Minor, tanto da averne in mente la trasposizione cinematografica da un ventennio) e Sean Penn, sarebbe stato difficile aspettarsi una prova incolore. Gibson è più che sufficiente nella compostezza e nell’assoluto controllo tipico dell’uomo di lettere. Dal canto suo, Penn giganteggia nella parte di un saggio che è ad un tempo geniale e visionario; tormentato dai fantasmi eppure di una lucidità e di un’intelligenza cristalline; portatore sano del sentimento autentico, viscerale, carnale: che si tratti di una donna o di libri, è cosa quasi ininfluente.

Sean Penn ne Il professore e il pazzo

Pur nell’impasse di alcuni momenti, Il professore e il pazzo si rivela un’opera in definitiva sofferta: tanto nella sua genesi, quanto nei sentimenti trasmessi allo spettatore. Il quale, grazie ad alcuni primissimi piani dell’accoppiata Gibson/Penn, riesce talvolta ad emozionarsi, intimorirsi e partecipare emotivamente ad un’impresa che oggi lascia spazio a più di qualche riflessione sul tempo che passa. Un tempo segnato inesorabilmente dal progresso tecnico, che oggi, ironicamente, rischia di sminuire un’impresa – per i tempi – titanica: quella di racchiudere all’interno di un vocabolario tutte le parole (inglesi).

Il professore e il pazzo

valutazione globale - 5.5

5.5

Sentimentalismo e confusione, per un film salvato solo dalle interpretazioni di Mel Gibson e Sean Penn

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Il professore e il pazzo: giudizio in sintesi

Sean Penn ne Il professore e il pazzo

Film dalla genesi e dalla gestazione travagliate come poche, Il professore e il pazzo oscilla tra biopic e dramma. L’ossatura principale del film, che verte sul tentativo – quasi visionario, per l’epoca – di codificare tutta la lingua inglese all’interno di un vocabolario, si alimenta anche di un prevedibile sentimentalismo. A completare il quadro, il consueto amore impossibile ed un’amicizia che vince ogni confine. Interessante la dinamica chiaroscurale tra il razionalismo e la vicenda di William Chester Minor, portatore di quel lato oscuro ed inquietante alla base dell’intera impresa filologica. Anche il tema del trattamento clinico della malattia mentale trova spazio, all’interno di un film che fatica parecchio ad ingranare nella fase iniziale. Buona la prova di Mel Gibson; commovente e sopra le righe quella di Seann Penn, a tratti straordinario. I due attori si riveleranno i fattori trainanti del film, che senza il loro apporto avrebbe certamente molti punti a suo sfavore.

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About Vito Piazza

Tutto inizia con Jurassic Park, e il sogno di un bambino di voler "fare i film", senza sapere nemmeno cosa significasse. Col tempo la passione diventa patologica, colpa prevalentemente di Kubrick, Lynch, Haneke, Von Trier e decine di altri. E con la consapevolezza incrollabile che, come diceva il maestro: "Se può essere scritto, o pensato, può essere filmato".

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