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Un sogno chiamato Florida

Un sogno chiamato Florida – la recensione del film di Sean Baker con Willem Dafoe

Un sogno chiamato Florida è il film di produzione indipendente realizzato da Sean Baker, presentato alla scorsa edizione del Festival di Cannes ed in anteprima in Italia come film di chiusura del Torino Film Festival. Per la sua interpretazione, Willem Dafoe ha ricevuto diverse nomination come attore non protagonista agli Oscar, ai Golden Globe e per altri prestigiosi premi.

Un sogno chiamato Florida: la sinossi

Un sogno chiamato FloridaMoonee è una bambina che vive con la sua giovane mamma Halley in uno squallido motel color lilla a ridosso del parco di attrazioni di Disney World, in Florida. Assieme ad un paio di piccoli amici trascorre le calde giornate estive senza alcuna sorveglianza, divertendosi con scherzi di varia natura a vicini e turisti, avventurandosi nei dintorni piuttosto degradati del motel, mentre sua mamma si guadagna da vivere con espedienti e piccole truffe. L’unico occhio vigile è quello di Bobby (Willem Dafoe), il manager dell’albergo, una persona diligente sul lavoro ma estremamente sensibile e attenta.

Un sogno chiamato Florida: le nostre impressioni

Un sogno chiamato Florida rientra in quella tendenza del cinema indie americano che predilige il racconto di problematiche sociali, offrendo allo spettatore dei quadretti di vita di persone poco agiate. Non siamo però nel solito ghetto degradato o nella più becera periferia metropolitana, bensì a margine di una delle più famose attrazioni americane, proprio lì dietro, in un non-luogo popolato da persone con un passato indefinito e complicato. Con quel poco che riescono a tirare su da lavoretti e piccole occupazioni i personaggi del motel si prendono cura come possono dei loro cari, siano bambini loro o a loro affidati. Compiono scelte sbagliate, vanno e vengono, litigano e ogni tanto si riconciliano e intanto i più piccoli passano il tempo.

Un sogno chiamato FloridaIl merito maggiore del film è sicuramente quello di smorzare l’approccio di evidente denuncia sociale concentrando l’attenzione sui bambini, sui loro discutibili e a volte pericolosi giochi e passatempi. In questo modo, quel contesto sociale e urbano non completamente disperato, ma decisamente degradato e kitsch, assume tutto un altro tono: il gioco, lo scherzo, le risate e la spensieratezza dei bambini offre un’atmosfera un po’ più addolcita della forte denuncia sociale sottesa. Nonostante sappiano di vivere in una condizione molto precaria e di povertà, i bambini giocano con la fantasia, inventano giochi, si divertono con passatempi e con quel poco che hanno, in mezzo a case abbandonate, acquitrini, fastfood della superstrada. Ogni cosa diventa un potenziale oggetto di svago, ogni cosa si trasforma all’interno della loro ingenua visione del mondo.

Per l’aspetto di denuncia sociale, Un sogno chiamato Florida mi ha fatto pensare ad American Honey di Andrea Arnold, per quanto il soggetto sia radicalmente diverso. In entrambi i film (entrambi di produzioni indipendenti) troviamo personaggi che hanno poco e nulla, che devono arrangiarsi e talvolta persino rischiare per guadagnarsi quel poco da vivere, personaggi che non hanno un’adeguata istruzione ma solo un passato controverso di abusi, di mancanze, di degrado sociale, economico e culturale. L’approccio proposto però dal regista Sean Baker, proprio per il fatto di concentrarsi maggiormente su dei personaggi molto giovani, è molto più edulcorato di quello di Andrea Arnold, che propone invece una storia on the road in cui i protagonisti sono degli adolescenti scatenati. Per l’interesse verso il punto di vista infantile mi ha ricordato a tratti anche Tideland di Terry Gilliam, per quanto in Un sogno chiamato Florida manchi del tutto quell’estetica estremamente visionaria ed inquietante in pieno stile Terry Gilliam.

Un sogno chiamato FloridaPiù vicino per molti aspetti ad un film-inchiesta nonostante si tratti di un film narrativo e non documentario, con una regia e una fotografia ben curate, Un sogno chiamato Florida pecca però per la mancanza di un ritmo avvincente, difetto che influenza notevolmente la fruibilità del film, che sembra molto più lungo di quanto in realtà è. D’altra parte il rischio di descrivere uno spaccato di vita di quel tipo è quello, ma fortunatamente non ricade nella poco originale denuncia sociale melodrammatica, pesante e deprimente.

Infine, merita una menzione speciale il personaggio umanamente splendido di Willem Dafoe, interpretato con grande delicatezza: Dafoe è perfettamente calato in un personaggio che per quanto faccia il suo lavoro con estrema serietà e attenzione, guadagnandosi diversi insulti da parte dei suoi clienti, rimane sensibile ai problemi di chi alloggia nel suo motel, assumendo a tratti un atteggiamento protettivo e persino paterno, soprattutto verso i più piccini.

Un sogno chiamato Florida

valutazione globale - 7

7

Un film da vedere, socialmente impegnato, ma un po' lento.

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Un sogno chiamato Florida: un giudizio in sintesi

Un sogno chiamato FloridaUn sogno chiamato Florida è un film che condivide aspetti del cinema narrativo e documentario, proponendo uno spaccato di vita americana degradata senza cadere nel melodrammatico. La denuncia sociale benché presente nel film è edulcorata dalla scelta di concentrare l’attenzione sui bambini, i veri protagonisti del film. Attraverso il racconto delle loro giornate monotone ma riempite di giochi, di scherzi e passatempi, la descrizione critica di un’America poco conosciuta è decisamente meno pesante per lo spettatore. Il difetto più grande è sicuramente la mancanza di un ritmo accattivante e la presenza di troppi tempi morti, che fa sembrare il film più lungo di quanto è in realtà.

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