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Lucky

Lucky: la recensione del film con Harry Dean Stanton

Lucky è l’opera d’esordio alla regia per l’attore John Carroll Lynch, con David Lynch e Harry Dean Stanton.

Lucky: la sinossi

LuckyLucky è un uomo alla soglia dei novant’anni e vive ai margini di una cittadina ai confini fra California e Messico. Personaggio burbero e solitario, vive la sua vita seguendo una routine ben precisa fatta di yoga, latte, parole crociate in una tavola calda e serate al bar a bere Bloody Mary. Quando un giorno ha un lieve malore deve iniziare a fare i conti con la sua età ed iniziare a riflettere su quella che è stata la sua vita.

 

Lucky: le nostre impressioni

LuckyLucky è il primo film da regista per l’attore John Carroll Lynch che, è bene specificarlo, non ha alcuna parentela col più famoso Lynch che pur prende parte al film. Proprio il personaggio di David Lynch, artefice di dialoghi strampalati e surreali, è colui che incarna la coscienza del film e le sue parole, a ben ascoltarle, sono tutte metafore (alcune anche un po’ scontate) non solo sul senso del film ma della vita in generale.

Tutta la pellicola affronta il tema della senilità, dove il protagonista inizia, suo malgrado, a prendere coscienza dell’età che avanza e dell’approssimarsi inesorabile della morte. Di punto in bianco, un fatto apparentemente poco significativo e normale porta Lucky a scegliere come affrontare l’inevitabile e fare un bilancio della sua vita. Proprio il viaggio interiore di Lucky è rappresentativo di quello che ogni uomo e donna deve affrontare prima o poi.

Non si può pensare a questo film senza pensare a Harry Dean Stanton, scomparso poco dopo la fine delle riprese, nel ruolo del protagonista. Harry Dean Stanton è Lucky e questa sua opera rappresenta in qualche modo un suo testamento artistico. L’immobile espressività di Stanton e la sceneggiatura misurata di Logan Sparks e Drago Sumonja fanno di Lucky una commedia cupa ma brillante e commovente. Tutto il complesso sistema di personaggi che ruotano attorno al protagonista non sono altro che voci, stimoli e situazioni che aiutano a fare di Lucky l’archetipo Luckydella persona che improvvisamente inizia a sentire il peso della sua età. Illuminante da questo punto di vista è un lungo dialogo con un avventore della tavola calda che il protagonista frequenta. L’apparente semplicità della chiacchierata non è altro che un approfondimento calzante del personaggio che , grazie alle informazioni che acquisiamo, acquista non solo tridimensionalità ma una vita oltre lo schermo.

Buona la prima per il regista  John Carroll Lynch che si affida ad una direzione a due facce: un’estrema pulizia ed una mano quasi invisibile per la maggior parte del tempo alternata a momenti di sperimentazione, con forti immagini visive e salti nel buio che ricordano quel David Lynch interprete del personaggio alla perenne ricerca della tartaruga smarrita.

Molto interessante anche la colonna sonora composta in buona misura da musica country, come nella bellissima scena in cui “I See a Darkness” di Johnny Cash accompagna il protagonista a letto in un momento emotivamente particolare del film.

Lucky

Valutazione globale - 7

7

Dolce e amaro

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Lucky: giudizio in breve

Non sono molti i film che, come Lucky, sanno affrontare il tema della senilità in maniera commovente senza cadere nella facile retorica.  Il personaggio di Lucky, magistralmente interpretato da Harry Dean Stanton, si trova in quel momento della vita in cui deve prendere coscienza della caducità dell’essere umano ed iniziare a pensare che il suo tempo sia quasi finito. Il protagonista affronta tutto questo con un continuo confronto con se stesso e con una serie di personaggi strampalati che gli ruotano attorno ma che sono funzionali al momento di autoanalisi. Il film è probabilmente prevedibile nel suo svolgimento, ma riesce ad emozionare senza essere forzato ed a passare da un registro allegro ad uno più cupo e viceversa con estrema naturalezza.

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About Mirko Ballone

Classe 1986, mi interesso a tutto quanto ruoti intorno alla comunicazione ed al raccontar storie. Mi appassiono giovanissimo alla fotografia e da lì alla settima arte il passo è breve. Rimango folgorato da Hitchcock, Kubrick, la Nuovelle Vague e dai grandi del cinema italiano; da allora non riesco più a fare a meno di sognare davanti ad un grande schermo. I viaggi, il cinema, le serie tv, i buoni libri e la buona tavola occupano la maggior parte della mia giornata, nei ritagli di tempo cerco di vivere.

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