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Loro 2

Loro 2 – la recensione della seconda parte del film di Sorrentino su Berlusconi

Approda nei cinema Loro 2 di Paolo Sorrentino, parte conclusiva dell’opera incentrata sulla figura di Silvio Berlusconi.

Loro 2: sinossi

Loro 2Alle prese con la moglie Veronica (Elena Sofia Ricci) in procinto di troncare la loro relazione, Silvio Berlusconi (Servillo) tenta di tornare alla guida dell’Italia rovesciando il governo di centro-sinistra convincendo alcuni senatori a passare nelle fila del centrodestra. Nel frattempo Sergio Morra (Scamarcio), affarista e gestore di un harem di escort, entra nelle grazie del Cavaliere organizzando feste hot a Villa Certosa. Berlusconi non disdegna di utilizzare le donne per persuadere i senatori, promettendo alle parenti degli stessi piccoli ruoli nelle fiction delle sue televisioni o cariche politiche. Tra festini e gaffes internazionali, le voci e gli scandali si fanno sempre più roboanti, e sebbene Berlusconi torni in carica, il terremoto de l’Aquila dà un’altra spallata alla sua presidenza.

Loro 2: le nostre impressioni

Loro 2 rimane sul solco della verosimiglianza tracciata dal precedente Loro 1, e ci offre un affresco del potere all’italiana secondo Silvio Berlusconi. Un film sul potere, quindi, ma nel quale “Il Potere” non si vede che nelle sue ramificazioni secondarie, accessorie, in un certo senso occulte. Una pellicola sul potere carismatico di un uomo a tratti spregiudicato ed a tratti fin troppo umano, che restituisce uno spaccato della politica italiano tra il 2008 ed il 2010, indissolubilmente legata alla vita privata di Silvio Berlusconi, costretto a destreggiarsi tra le difficoltà politiche ed un’immagine personale minata dagli scandali sessuali.

Loro 2Già, perché è impossibile una separazione netta tra la vita privata e quella pubblica del Cavaliere, ed è  proprio qui che si incastona Loro 2: un film liminale in tuti i sensi, sempre sulla soglia indistinguibile tra le due vite di Berlusconi. Esemplare, in tal senso, la discussione con Stella, poco più di una ragazzina dell’harem dell’affarista Morra che non cede alle lusinghe di un Berlusconi in versione seduttore. La freschezza e la purezza della giovane, che taccia di patetismo le feste organizzate da anziani con l’alito che puzza come quello dei vecchi ma che cercano imperterriti di sentirsi ancora giovani, collidono con il pianeta-Berlusconi: vecchio e stantio, come il clima politico italiano dell’epoca.

La seconda parte del film di Sorrentino è meno incalzante e movimentata della prima, ma certamente più magnetica e coinvolgente, perché il regista sceglie di arrivare al cuore dello spettatore con un Servillo/Berlusconi molto più presente sulla scena. Le feste pacchiane inondate di MDMA organizzate da Morra cedono il posto all’istrionica figura del Cavaliere, unico vertice catalizzatore della narrazione. La sua figura viene tracciata a tutto tondo, anche se Sorrentino sembra più a suo agio nel tracciare l’uomo, piuttosto che il politico; i suoi turbamenti e le sue ambizioni, piuttosto che le sue macchinazioni politiche. Le fasi più coinvolgenti sono quelle nelle quali Servillo è signore assoluto della scena: indimenticabile, a nostro avviso, la telefonata ad una sconosciuta, per provare, anzitutto a sé stesso, la propria capacità di “vendere un sogno”, così da sentirsi ancora vivo; o i dialoghi con una moglie che lo disprezza ma che non riesce ancora ad abbandonarlo.

In una storia che si sviluppa in maniera abbastanza lineare, i frequenti cambi di registro sono di chiaro stampo sorrentiniano. Durante tutto l’arco del film si alternano scene connotate da un forte lirismo e poesia (un primissimo piano, una carrellata nel silenzio della villa in Sardegna, o un intenso scambio di battute tra i personaggi) con fasi più pecorecce e talvolta tristemente grottesche, enfatizzate da un montaggio concitato che non lascia respiro dello spettatore, trascinato da una macchina da presa ora fissa, ora violentemente mobile. Ma, alla fine, tutto si amalgama in un insieme più che convincente.

Loro 2Per chi si aspettava sin da Loro 1 un film più squisitamente politico, connotato dalla durezza dei toni à la Il divo, la delusione sarà forse inevitabile. Pur senza scomodare illustrissimi ed inarrivabili esempi, Sorrentino sembra strizzare più l’occhio all’Orson Welles di Quarto potere, sebbene componga un’opera più prosaica sotto tutti i punti di vista. Il taglio complessivo della pellicola, incentrata sull’interiorità, le debolezze e l’isolamento al quale il Berlusconi di Sorrentino pare auto-condannarsi, sono tutte caratteristiche che richiamano il capolavoro di Welles. Ad aumentare la pregevolezza tecnica di Loro 2, inoltre, vi è una fotografia ricercata e dosata sapientemente, che ricorda prospettive e zoom cari al maestro Kubrick.

“E poi c’è l’altrove…”, recitava un Jep Gambardella trasognato nel finale de La grande bellezza. Ed è proprio la parte finale di Loro 2 a restituire la consueta poetica di Sorrentino ed a lasciarci l’amaro in bocca. Berlusconi è ormai rimasto solo in Sardegna: forse dilaniato dai sensi di colpa, con tutti i suoi compari finiti in carcere o in disgrazia; forse ancora innamorato della sua Veronica; o forse, semplicemente, incapace di arrendersi alla fine. E mentre finalmente riesce ad accendere il vulcano nel giardino di villa Certosa ed a goderne in totale solitudine, irrompe l’Altrove: è L’Aquila, devastata dal terremoto e metonimia dell’Italia. Un Paese, secondo Sorrentino, dilaniato dall’incuria civile e politica che non è propria del solo Berlusconi, ma che accomuna tutti gli abitanti del Bel Paese, capaci di ritrovarsi, unicamente e tardivamente, tra le macerie, quando ormai c’è poco o nulla da fare.

Loro 2

valutazione globale - 7.5

7.5

Berlusconi e lo specchio d'Italia

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Loro 2: un giudizio in sintesi

Loro 2Loro 2 chiude il dittico di film su Silvio Berlusconi di Paolo Sorrentino. Il solito Toni Servillo conferisce al personaggio ed all’intero film un magnetismo incredibile, ed è capace di creare empatia anche nei riguardi dei detrattori del Cavaliere. Unico asse portante del film, è il Berlusconi privato ad attirare maggiormente Sorrentino, che insiste sulle sue vicende personali: tanto quelle afferenti la fine del rapporto con Veronica Lario, quanto quelle legate al giro di escort che frequentò per un periodo villa Certosa. Loro 2 parla anche di potere, anche se non nella sua accezione politica più ovvia, ma soprattutto quella forma di influenza esercitata da un uomo che è insieme abile persuasore e fenomenale venditore. Le colte citazioni cinematografiche ed una fotografia ricercatissima fanno del film un prodotto assolutamente valido, in grado di suscitare più di una riflessione non solo sulle malefatte di un politico, ma sulla più generale negligenza dell’intero popolo italiano.

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About Vito Piazza

Tutto inizia con Jurassic Park, e il sogno di un bambino di voler "fare i film", senza sapere nemmeno cosa significasse. Col tempo la passione diventa patologica, colpa prevalentemente di Kubrick, Lynch, Haneke, Von Trier e decine di altri. E con la consapevolezza incrollabile che, come diceva il maestro: "Se può essere scritto, o pensato, può essere filmato".

One comment

  1. Degna conclusione di un capolavoro. Comunque senz’altro il capolavoro di Sorrentino.
    La caratteristica peggiore del cinema italiano odierno è la sua incapacità di saper raccontare
    l’Italia di oggi, si saperne cogliere gli aspetti essenziali e i mali di fondo, evocando tramite l’arte
    una via d’uscita. La maggior parte dei film italiani degli ultimi 20 o 30 anni se brilla in qualcosa è
    proprio per la sua cecità. Basti pensare che un maestro dello stereotipo e del luogo comune
    come Paolo Virzì è probabilmemye il massimo che il cinema italiano ha saputo offrire in questi anni.
    Poi d’improvviso…. arriva inaspettato il Capolavoro. Spunta come un fiore nel deserto. Rinascono improvvisamente i grandi del passato e la tradizione da loro incarnata: De Sica, Petri, Scola, Rossellini, Antonioni, Visconti.
    Sorrentino è solo, ma ha le spalle larghe.

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