Approda nei cinema Loro 2 di Paolo Sorrentino, parte conclusiva dell’opera incentrata sulla figura di Silvio Berlusconi.
Loro 2: sinossi

Loro 2: le nostre impressioni
Loro 2 rimane sul solco della verosimiglianza tracciata dal precedente Loro 1, e ci offre un affresco del potere all’italiana secondo Silvio Berlusconi. Un film sul potere, quindi, ma nel quale “Il Potere” non si vede che nelle sue ramificazioni secondarie, accessorie, in un certo senso occulte. Una pellicola sul potere carismatico di un uomo a tratti spregiudicato ed a tratti fin troppo umano, che restituisce uno spaccato della politica italiano tra il 2008 ed il 2010, indissolubilmente legata alla vita privata di Silvio Berlusconi, costretto a destreggiarsi tra le difficoltà politiche ed un’immagine personale minata dagli scandali sessuali.

La seconda parte del film di Sorrentino è meno incalzante e movimentata della prima, ma certamente più magnetica e coinvolgente, perché il regista sceglie di arrivare al cuore dello spettatore con un Servillo/Berlusconi molto più presente sulla scena. Le feste pacchiane inondate di MDMA organizzate da Morra cedono il posto all’istrionica figura del Cavaliere, unico vertice catalizzatore della narrazione. La sua figura viene tracciata a tutto tondo, anche se Sorrentino sembra più a suo agio nel tracciare l’uomo, piuttosto che il politico; i suoi turbamenti e le sue ambizioni, piuttosto che le sue macchinazioni politiche. Le fasi più coinvolgenti sono quelle nelle quali Servillo è signore assoluto della scena: indimenticabile, a nostro avviso, la telefonata ad una sconosciuta, per provare, anzitutto a sé stesso, la propria capacità di “vendere un sogno”, così da sentirsi ancora vivo; o i dialoghi con una moglie che lo disprezza ma che non riesce ancora ad abbandonarlo.
In una storia che si sviluppa in maniera abbastanza lineare, i frequenti cambi di registro sono di chiaro stampo sorrentiniano. Durante tutto l’arco del film si alternano scene connotate da un forte lirismo e poesia (un primissimo piano, una carrellata nel silenzio della villa in Sardegna, o un intenso scambio di battute tra i personaggi) con fasi più pecorecce e talvolta tristemente grottesche, enfatizzate da un montaggio concitato che non lascia respiro dello spettatore, trascinato da una macchina da presa ora fissa, ora violentemente mobile. Ma, alla fine, tutto si amalgama in un insieme più che convincente.

“E poi c’è l’altrove…”, recitava un Jep Gambardella trasognato nel finale de La grande bellezza. Ed è proprio la parte finale di Loro 2 a restituire la consueta poetica di Sorrentino ed a lasciarci l’amaro in bocca. Berlusconi è ormai rimasto solo in Sardegna: forse dilaniato dai sensi di colpa, con tutti i suoi compari finiti in carcere o in disgrazia; forse ancora innamorato della sua Veronica; o forse, semplicemente, incapace di arrendersi alla fine. E mentre finalmente riesce ad accendere il vulcano nel giardino di villa Certosa ed a goderne in totale solitudine, irrompe l’Altrove: è L’Aquila, devastata dal terremoto e metonimia dell’Italia. Un Paese, secondo Sorrentino, dilaniato dall’incuria civile e politica che non è propria del solo Berlusconi, ma che accomuna tutti gli abitanti del Bel Paese, capaci di ritrovarsi, unicamente e tardivamente, tra le macerie, quando ormai c’è poco o nulla da fare.
Loro 2
valutazione globale - 7.5
7.5
Berlusconi e lo specchio d'Italia
Loro 2: un giudizio in sintesi

Per ogni notizia e aggiornamento sul mondo dello spettacolo, cinema, tv e libri, vi consigliamo di seguire la nostra pagina Facebook
Intrattenimento.eu News e recensioni di cinema e serie tv
Degna conclusione di un capolavoro. Comunque senz’altro il capolavoro di Sorrentino.
La caratteristica peggiore del cinema italiano odierno è la sua incapacità di saper raccontare
l’Italia di oggi, si saperne cogliere gli aspetti essenziali e i mali di fondo, evocando tramite l’arte
una via d’uscita. La maggior parte dei film italiani degli ultimi 20 o 30 anni se brilla in qualcosa è
proprio per la sua cecità. Basti pensare che un maestro dello stereotipo e del luogo comune
come Paolo Virzì è probabilmemye il massimo che il cinema italiano ha saputo offrire in questi anni.
Poi d’improvviso…. arriva inaspettato il Capolavoro. Spunta come un fiore nel deserto. Rinascono improvvisamente i grandi del passato e la tradizione da loro incarnata: De Sica, Petri, Scola, Rossellini, Antonioni, Visconti.
Sorrentino è solo, ma ha le spalle larghe.