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I villeggianti

I Villeggianti: la recensione del film di Valeria Bruni Tedeschi

Fuori concorso alla 75esima edizione della Mostra di Venezia, I Villeggianti è il quarto lungometraggio di Valeria Bruni Tedeschi è attualmente nelle sale italiane. 

I villeggianti: la sinossi

Valeria Bruni Tedeschi e Riccardo Scamarcio

I Villeggianti riunisce una ventina di personaggi in un’enorme villa nel sud della Francia per le vacanze estive. Tra questi c’è Anna (Valeria Bruni Tedeschi), una fragile sceneggiatrice che si ritira nella casa di famiglia per scrivere il suo film, subito dopo essere stata lasciata dal fidanzato Luca (Riccardo Scamarcio). Nella villa ritrova la madre e la zia (nella realtà come nella finzione Marisa Borini e Gigi Borini), la sorella (Valeria Golino) e gli amici di famiglia (tra i quali spiccano Pierre Arditi e Laurent Stocker, étoiles della Comédie Française). In questo microcosmo lussuoso e verdeggiante s’incrociano e si tengono le vite dei padroni e dei domestici (Yolande Moreau), quasi a voler ricostruire un grottesco e caotico teatrino di nevrosi e d’incomunicabilità in cui ogni personaggio dovrà affrontare il proprio dramma esistenziale in piena solitudine.

I villeggianti: le nostre impressioni

I Villeggianti, libero adattamento dell’opera teatrale di Gorki e autobiografia fittizia della regista, è un film che riesce sapientemente ad unire lo spirito della commedia francese alla verve latina del cinema italiano.

I villeggianti

Concediamo infatti ai cugini d’Oltralpe che il ritratto del dramma estivo familiare è ormai una loro specialità allo stesso titolo del bœuf bourguignon. Seguendo principio narrativo classico che ricalca l’estetica del dramma à huit clos, I Villeggianti rientra (beninteso, per affinità tematica) in quel range di film che fa delle vacanze estive la tavola anatomica dei rapporti interpersonali (basti pensare al ciclo Commedie e Proverbi di Rohmer e al più recente e frivolo Piccole Bugie tra Amici di Guillaume Canet). 

Il tocco italico viene invece restituito dalla spiazzante carica emotiva delle interpretazioni dei nostri orgogli nazionali: prima fra tutte la tenera e nevrotica Bruni Tedeschi e l’eclettica Golino (vedi il ben riuscito duetto in cui cantano Ma che Freddo fa? di Nada), senza dimenticare l’apporto più razionale ma comunque toccante di Marisa Borini.

È noto che la capacità della Bruni Tedeschi nel caricaturare i suoi personaggi è ammirevole e raffinata. D’altronde, nel caso de I Villeggianti non sarebbe poi così sbagliato parlare di maschere. Nel palcoscenico della lussuosa villa queste comparse facete si susseguono, esibendosi in soliloqui tragicomici che andranno perduti come echi. Così come la scomparsa di Bruno (Bruno Rafaelli) nel mare non suscita nessuna preoccupazione negli abitanti della villa, il grido d’insoddisfazione di ogni personaggio viene ignorato dal suo entourage. 

Valeria Golino

La teatralità della pellicola emerge inoltre dalla rappresentazione dall’imperitura opposizione tra padroni servitù. Questi universi convivono e condividono senza mai riuscire ad entrare veramente in contatto. Anna, incapace di accettare l’abbandono, cerca qualche parola di conforto nel guardiano ma come sola risposta le viene chiesto quando vi sarà una revisione del salario. O Ancora, Nathalie (la co-sceneggiatrice Noémie Lvovsky) dopo essere arrivata alla villa per finire di scrivere il film assieme ad Anna, se ne andrà in sordina dopo la fugace e fallimentare storia d’amore con il cuoco.

Viene così a comporsi una commedia che assomiglia troppo alla vita; una finzione che diventa realtà nel momento in cui ogni personaggio, comico e caricaturale, è obbligato ad affrontare da solo i propri fantasmi. I Villeggianti diventa nello scorrere degli atti un grottesco inno alla rassegnazione, in un palco in cui ogni individuo non può (o non vuole?) tradire la propria parte. 

I villeggianti

Valutazione globale - 7

7

Un dramma tragicomico con un cast d’eccezione

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I Villeggianti: giudizio in sintesi

I villeggianti

Una sfilata di maschere grottesche e la mise en abyme del reale rappresentano il perno attorno al quale si costituisce la non-trama de I Villeggianti. Una ventina di personaggi tra borghesia e servitù, popolano un microcosmo estivo sulle rive del Mediterraneo. In tre atti I Villeggianti ritrae impudicamente storie d’individui persi nel caos. La nebbia che consacra il finale del film di Anna (e del film di Valera) diventa la metafora di quest’inarrestabile catabase emotiva in cui la malinconia e la rassegnazione si dissolvono momentaneamente, nel confine incerto tra realtà e illusione.

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