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La ragazza dei tulipani

La ragazza dei tulipani: la recensione dell’ultimo film con Alicia Vikander

La ragazza dei tulipani è uscito nelle sale italiane il 10 settembre. Opera del regista inglese Justin Chadwick, ha come protagonisti Alicia Vikander, Judi Dench, Dane DeHaan e Christoph Waltz.

La ragazza dei tulipani: sinossi

La ragazza dei tulipaniNella Amsterdam del XVII secolo l’orfana Sophia (Vikander), allevata dalle suore, va in sposa ad un ricco ed anziano mercante, Cornelis Sandvoort (Waltz), che da lei desidera ardentemente – ma infruttuosamente – un erede. In città il commercio dei tulipani è al suo apice, e l’infelice Sophia incontra un giovane ritrattista, Jan (DeHaan), dal quale è attratta. Nel frattempo, la cameriera di casa Sandvoort, Maria, ha una figlia. I destini dei protagonisti si aggroviglieranno in maniera inaspettata, all’insegna degli intrighi sentimentali dagli esiti sorprendenti.

La ragazza dei tulipani: le nostre impressioni

La ragazza dei tulipani, rientra perfettamente nel genere sentimentale. Ogni sviluppo della storia ha la sua ragion d’essere in uno struggimento, in un’angoscia, in un amore o semplicemente in un impeto dei protagonisti. Vari personaggi si muovono e si rincorrono tra loro, all’insegna della tematica amorosa o passionale declinata sull’espediente filiale. L’impostazione di Chadwick è abbastanza scontata: la mancanza di passione e di genuinità impedisce alla mal assortita coppia Sophia/Cornelis di avere una discendenza, là dove il furore del vero amore permette un destino opposto alla cameriera Maria ed al suo fidanzato. Del tutto naturale, a quel punto, che la malcapitata Sophia cerchi altrove la vera passione.

La ragazza dei tulipaniIl regista si spinge oltre questa tematica piuttosto elementare, e farcisce la storia con tematiche secondarie interessanti e ben più coinvolgenti, senza mai cadere nella banalità. C’è l’inganno, e ad esso collegato il rimorso del tradimento, perpetuato a danno di personaggi tutto fuorché malvagi. C’è l’avidità e la speculazione, che spinsero realmente tanti mercanti ed altrettanti pover’uomini a gettarsi nel commercio di bulbi di tulipano alla ricerca degli esemplari più rari. C’è, infine, l’amore materno ed il sacrificio, uniche (e questa volta sì, prevedibili) vie di redenzione al termine delle tribolazioni.

Per essere un film in costume che mira ad un certo grado di verosimiglianza storica, La ragazza dei tulipani affronta il genere sentimentale ed il periodo storico nel quale la vicenda ha luogo anche con una certa levità. I sentimenti inscenati non sfociano nella gravità più cupa, e Chadwick si mostra abile nel gestire momenti narrativi forti con pause all’insegna di un umorismo non banale. Il merito è certamente anche di una sceneggiatura, quella di Tom Stoppard, che ha il pregio di far riflettere senza tediare, di coinvolgere senza appesantire la narrazione. Una narrazione che in effetti correrebbe facilmente il rischio dello stallo, concentrandosi su pochi personaggi ed altrettanti luoghi. La disinvoltura con la quale il film alterna un timbro drammatico con uno più consono alla commedia è certamente tra i pregi migliori del film, che mantiene un ritmo elevato per quasi tutta la sua durata.

Non tutto però convince ne La ragazza dei tulipani, e ciò va ricondotto proprio alla medesima sceneggiatura, che rivela pecche di non poco conto. Innanzitutto riguardo alcuni snodi essenziali della vicenda, quando ad esempio lo spettatore dovrebbe riuscire nell’impresa – più che improba – di credere che un marito non si accorga assolutamente di una gravidanza posticcia, inscenata dalla donna con la quale vive a stretto contatto. O ad esempio riguardo il personaggio interpretato da Judi Dench, una suora ottuagenaria che, trascorsi ben otto anni, continua a conservare esattamente lo stesso identico aspetto dell’inizio.

La ragazza dei tulipaniIl cast de La ragazza dei tulipani, purtroppo, non si conferma all’altezza delle aspettative. Alicia Vikander svetta su ogni interprete presente in scena. Sprigiona autenticità, pudore, vergogna, commozione e spregiudicatezza con estrema naturalezza, emergendo quale centro gravitazionale della pellicola ed esternando magnificamente ogni sorta di stato d’animo. Lo stesso non possiamo dire di Christoph Waltz, che non sembra del tutto a suo agio nel ruolo di un uomo raggirato da una serie di personaggi che non mostrano la metà della sua presenza scenica e del suo carisma. Forse vittima di sé stesso, e dei molteplici ruoli che lo hanno visto alternarsi nei panni di cattivo, spietato, pragmatico, cinico ed inflessibile. La sua interpretazione è una di quelle che sembrano lasciare il personaggio in una sorta di indeterminatezza ed incompiutezza, anche se a sua parziale discolpa va riconosciuto il ruolo a tratti marginale di Cornelis, che avrebbe fornito spunti interessanti qualora fosse stato più approfondito. Solo nelle ultime scene il suo personaggio riacquista uno spessore del tutto peculiare, restituendo l’immagine di un Waltz al quale il pubblico (forse colpevolmente) è abituato. Abbastanza grigie risultano invece le prove di Judi Dench e Dane DeHaan, comprimari poco interessanti.

Più che sufficiente, a nostro avviso, sia la fotografia che la scenografia, che alternano il grigiore della capitale olandese con il caldo colore dei tulipani, magistralmente potenziato in chiave espressiva. Chawick non sperimenta con grossi espedienti di montaggio, né con inquadrature particolarmente ardite, ma restituisce senza alcuna sbavatura un’impostazione scenica gradevole.

La ragazza dei tulipani

valutazione globale - 6.5

6.5

Imperfetto eppure gradevole

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La ragazza dei tulipani: giudizio in sintesi

La ragazza dei tulipaniLa ragazza dei tulipani è un film in costume che affronta il dramma sentimentale alla luce di un espediente narrativo abbastanza scontato: l’inconsistenza e l’infelicità di un matrimonio concordato a tavolino a dispetto di una passione genuina. Su questa tematica principale, il regista innesta altre tematiche di grande pregnanza e dagli sviluppi inaspettati, come  l’inganno, l’avidità ed il sacrificio. La sceneggiatura funge da croce e delizia dell’intera opera: da un lato alterna il timbro drammatico con incursioni rapide ed azzeccate nell’umorismo, che ben si inseriscono nell’economia di una narrazione che non si fa mai pesante; dall’altro, essa rivela preoccupanti falle su alcuni aspetti. Il cast non brilla, specie Christoph Waltz, non alla sua migliore interpretazione dopo prove assolutamente maiuscole. Perfetta, invece, Alicia Vikander, che sul proprio volto alterna con disinvoltura i più diversi stati d’animo. Degni di nota, infine, la scenografia, la fotografia ed i costumi, accurati e mai eccessivi.

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About Vito Piazza

Tutto inizia con Jurassic Park, e il sogno di un bambino di voler "fare i film", senza sapere nemmeno cosa significasse. Col tempo la passione diventa patologica, colpa prevalentemente di Kubrick, Lynch, Haneke, Von Trier e decine di altri. E con la consapevolezza incrollabile che, come diceva il maestro: "Se può essere scritto, o pensato, può essere filmato".

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