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El Bar: scheda, trailer e recensione del film di Alex de la Iglesia alla Berlinale

  • scheda e trailer
  • recensione 

DATA USCITA: N.D.
GENERE: Commedia, Thriller
PAESE: Spagna
REGIA: Alex de la Iglesia
ATTORI: Mario Casas, Blanca Suárez, Carmen Machi

SINOSSI:

Madrid, giorni nostri, una mattina come le altre in una piazza popolare e frequentatissima. Dei passanti si gustano una rapida colazione mentre la padrona stessa del bar si gusta il primo drink della giornata. D’improvviso uno sparo uccide uno dei clienti, appena uscito dal bar. Un altro, nel tentativo di aiutare la vittima, viene ugualmente fatto fuori. La situazione è assurda: chi ha sparato? Perché non ci sono più persone in strada? Perché al notiziario non dicono nulla?

El Bar di Alex de la Iglesia porta una scarica di adrenalina e di comicità nerissima alla Berlinale, che di tanto in tanto ci sta! Peccato sia fuori concorso, perché ha delle qualità che gli danno un suo perché.

Un giorno come un altro en El Bar…

el barIn un bar come tanti nella bella capitale spagnola un gruppo di estranei fa colazione in un bar, due chiacchiere di circostanza, battutine, ordini qua e là, sguardi che si incrociano, occhiate furtive, chi entra di corsa, chi si ascolta la musica, chi esce: un misto griglia alquanto ordinario. Questa è la rampa di lancio per un ritmo che cambia drasticamente marcia da un momento all’altro: uno sparo colpisce a morte uno dei clienti appena uscito dal bar e subito dopo un suo soccorritore troppo altruista. E’ subito il panico generale. E così entriamo nel vivo del film: uno studio di persone ordinarie messe alla prova dallo stress di non sapere cosa sta succedendo in un ristretto spazio vitale. Insomma, potrebbe andar peggio? Decisamente.

El Bar e l’umanità perduta

Le situazioni estreme e specialmente in spazi ristretti come ben sappiamo dalla letteratura e dal cinema sono in grado di far emergere inaspettati lati della personalità. Il regista di El Bar fa proprio questo: si diverte e fa divertire il pubblico dirigendo i suoi personaggi verso la più completa disumanità ed il più feroce egoismo. Di certo non stanno lì a non far nulla, vogliono capire quale sia il problema di tutto ciò, perché qualcosa non torna: è un attacco terroristico? Perché al notiziario non dicono nulla? C’è un cecchino che spara? C’è un assassino tra di loro? Il minimo sospetto è sufficiente a far rivoltare il gruppo el barcontro un singolo, oggetto su cui viene riversata la violenza crescente in un ristretto numero di persone sotto stress. La regia riprende splendidamente questa prima parte del film, con una telecamera che si muove liberamente tra i personaggi, avvicinandosi d’improvviso e rapidamente con dei primi piani inaspettati e con un montaggio molto serrato, un’accoppiata in cui forma e contenuto combaciano alla perfezione.
Man mano che i personaggi cominciano a farsi un’idea di quale sia il problema (che non intendo menzionare, anche se a posteriori, come spesso accade, la soluzione ci viene suggerita fin da subito), si distanziano sempre più dalla loro umanità, dal loro carattere mostrato nelle relazioni sociali normali. Molto pertinente ed interessante in questo senso è l’introduzione di un movimento dall’alto verso il basso che buona parte dei personaggi compiono dal bar alle fogne, dalla luce del mondo sociale agli abissi infernali e abbietti dell’umano. E non è un caso che proprio qui, in mezzo ai fetidi rifiuti della società abbiano luogo i comportamenti più sconsiderati e bestiali. Che poi si voglia vedere il passaggio fisico dei personaggi dalla cantina alle fogne come un secondo parto simbolico che genera esseri ancora più malvagi e abbietti… beh sta a voi la scelta della chiave interpretativa!

La comicità nera di El Bar

Non siamo a regime completamente drammatico, ma piuttosto sul grottesco. Sia che i personaggi siano mostrati come decisamente grotteschi, come il barbone alcolizzato che cita passi della Bibbia a el barsproposito (ma nemmeno troppo), sia che vengano a galla dei vizi della personalità, sia che scappi la battutina, la comicità di El Bar smorza un po’ la tragicità della situazione, soprattutto nella prima parte, prima del degenero. Anche i movimenti di camera contribuiscono in questo senso, isolando la sentenza/battuta del singolo personaggio con dei primi piani raggiunti con un rapido zoom. Trovo che l’incontro tra la tensione e l’ironia nera in questo caso sia ben riuscita e ben gestita tecnicamente.

Una seconda parte che si perde un po’

Il degenero dell’umanità dei personaggi è segnato tuttavia anche da una scomparsa della comicità nel complesso del film. La seconda parte, o meglio, le riprese nelle fogne sono decisamente meno interessanti dell’inizio e persino un po’ prevedibili; ricordano inoltre la maggior parte degli slasher movies con il classico inseguimento finale da parte dell’uomo-bestia qual è l’inseguitore anche in questo caso. Certo rientra nel disegno narrativo dell’involuzione dei personaggi, ma finisce per essere un po’ un déjà vu e dunque, alla lunga, meno stimolante del resto del film e senza la sua iniziale ironia che ben si sposava con l’azione… peccato!

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El Bar

valutazione globale

un thriller grottesco e ironico

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