Prosegue con grande successo la dodicesima edizione della Festa del Cinema di Roma. La kermesse capitolina dedicata alla settima arte riscuote sempre maggior successo di anno in anno e, complice il weekend, ha portato all’Auditorium Parco Della Musica, sede della manifestazione, migliaia di spettatori, accorsi per assistere ad incontri con grandi star come Jake Gyllenhaal o per gustare in anteprima film di grandi cineasti, probabili protagonisti della prossima stagione dei premi. Tra i più attesi, sicuramente, vi è sicuramente Detroit, ultima fatica di Kathryn Bigelow, nel 2010 prima donna ad aver vinto l’Oscar come Miglior regista per The Hurt Locker.
Detroit: la sinossi

Detroit: le nostre impressioni
Kathryn Bigelow, che si ritrova a lavorare con il giornalista e sceneggiatore Mark Boal, suo collaboratore negli ultimi due film, si conferma una cineasta di assoluto livello, grazie ad un lavoro quasi documentaristico nel raccontare i drammatici fatti avvenuti in Detroit. La Bigelow utilizza una tecnica di ripresa diretta del fatto, senza artifici cinematografici, dando una chiave quasi documentaristica al film. Tale scelta è confermata anche dalla presenza di video e foto di archivi dell’epoca, che si alternano al lavoro di celluloide realizzato dalla regista di Strange Days.

Come nei precedenti lavori, si apprezza la capacità della cineasta di saper dirigere sapientemente il cast. Gli attori, infatti, vivono pienamente i loro personaggi, senza alcun filtro attoriale, spesso stucchevole e, ahimè, presente in molti film simili.
Kathryn Bigelow confeziona un buon film, crudo e diretto, raccontando un pagina di storia recente su cui riflettere ancora oggi.
Detroit
Valutazione globale - 7.5
7.5
Crudo e diretto
Detroit: curiosità dal festival
Il pubblico e la critica ha acclamato il film della Bigelow per la sua ricostruzione vivida della storia. “Il mezzo cinematografico parla al subconscio, chiedendo allo spettatore quasi un coinvolgimento attivo” ha affermato la regista. “Dopo averlo portato in terra irachena e nell’area di Osama Bin Laden, in Detroit volevo mettere lo spettatore dentro il Motel Algiers, così da fargli vivere l’esperienza quasi in tempo reale”.

La Bigelow ha voluto fornire agli spettatori un background storico-sociale, sull’escalation che ha portato alla nascita dei conflitti, così come una visuale del panorama culturale della Detroit degli anni ’60. Si è affidata per questo all’artista Jacob Lawrence, che ha realizzato il prologo animato d’introduzione al film. “E’ la voce migliore per descrivere i disordini civili degli anni ’60, per mettere lo spettatore nella posizione di poter comprendere la rabbia e l’ingiustizia formatasi negli anni. Abbiamo approcciato la fondazione Jacob Lawrence con l’idea di fondere i pannelli l’uno dentro l’altro, in modo consequenziale”.
Oltre alle fonti, i filmmaker hanno potuto contare sulle testimonianze dirette di Melvin Dismukes, Larry Reed e Julie Ann Hysell, coinvolti direttamente negli episodi del Motel Algiers.
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