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Detroit: impressioni e commenti sul film di Kathryn Bigelow

Prosegue con grande successo la dodicesima edizione della Festa del Cinema di Roma. La kermesse capitolina dedicata alla settima arte riscuote sempre maggior successo di anno in anno e, complice il weekend, ha portato all’Auditorium Parco Della Musica, sede della manifestazione, migliaia di spettatori, accorsi per assistere ad incontri con grandi star come Jake Gyllenhaal o per gustare in anteprima film di grandi cineasti, probabili protagonisti della prossima stagione dei premi. Tra i più attesi, sicuramente, vi è sicuramente Detroit, ultima fatica di Kathryn Bigelow, nel 2010 prima donna ad aver vinto l’Oscar come Miglior regista per The Hurt Locker.

Detroit: la sinossi

DetroitDopo aver raccontato la guerra in Iraq e la cattura di Osama Bin Laden nei suoi due ultimi film, la Bigelow racconta un’altra pagina triste di storia contemporanea. Il film, infatti, parla delle sanguinose rivolte avvenute a Detroit nel luglio 1967, conosciute anche come gli scontri della dodicesima strada, partendo dall’evento scatenante, un agguato della polizia presso un bar notturno privo di licenza per gli alcolici, in cui si trovavano quasi un centinaio di afroamericani. Quell’episodio ha scatenato delle violenti rivolte tra la polizia locale, che abusava del proprio potere, e gli afroamericani, vittime ancora di razzismo e stanchi delle false promesse di una legislazione che li tutelasse. Centrali sono gli eventi avvenuti al Motel Algiers, in cui persero la vita tre afroamericani e altri vennero feriti. Quell’evento, così ignobile e così truculento, porterà ad una presa di coscienza e a riflessioni importanti su quanto accaduto in quei giorni.

Detroit: le nostre impressioni

Kathryn Bigelow, che si ritrova a lavorare con il giornalista e sceneggiatore Mark Boal, suo collaboratore negli ultimi due film, si conferma una cineasta di assoluto livello, grazie ad un lavoro quasi documentaristico nel raccontare i drammatici fatti avvenuti in Detroit. La Bigelow utilizza una tecnica di ripresa diretta del fatto, senza artifici cinematografici, dando una chiave quasi documentaristica al film. Tale scelta è confermata anche dalla presenza di video e foto di archivi dell’epoca, che si alternano al lavoro di celluloide realizzato dalla regista di Strange Days.

DetroitSuona quasi come un controsenso, ma ciò che si apprezza del lavoro della regista è la freddezza e l’oggettività nel raccontare i fatti. Viene eliminato ogni elemento patinato e ogni clichè hollywoodiano, è tutto crudo, diretto, frenetico, reale in ogni minimo dettaglio. Il realismo è palpabile anche nella sorprendente introduzione animata dei fatti, povera ed essenziale. La Bigelow coinvolge pienamente lo spettatore, trasportandolo dentro la pellicola, facendogli vivere ogni momento di questa triste pagina di storia.

Come nei precedenti lavori, si apprezza la capacità della cineasta di saper dirigere sapientemente il cast. Gli attori, infatti, vivono pienamente i loro personaggi, senza alcun filtro attoriale, spesso stucchevole e, ahimè, presente in molti film simili.

Kathryn Bigelow confeziona un buon film, crudo e diretto, raccontando un pagina di storia recente su cui riflettere ancora oggi.

Detroit

Valutazione globale - 7.5

7.5

Crudo e diretto

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Detroit: curiosità dal festival

Il pubblico e la critica ha acclamato il film della Bigelow per la sua ricostruzione vivida della storia. “Il mezzo cinematografico parla al subconscio, chiedendo allo spettatore quasi un coinvolgimento attivo” ha affermato la regista. “Dopo averlo portato in terra irachena e nell’area di Osama Bin Laden, in Detroit volevo mettere lo spettatore dentro il Motel Algiers, così da fargli vivere l’esperienza quasi in tempo reale”.

DetroitA credere per primo in tale progetto è stato Boal, che lo ha proposto a Kathryn e ad Annapurna Pictures, conducendo ricerche dettagliate sull’incidente e parlando con chiunque dei protagonisti di quei terribili eventi fosse ancora vivo. Nel corso della ricerca sono stati ritrovati dei filmati della ribellione, che Boal ha suggerito di inserire nel film, per dar ancor più autenticità al racconto.

La Bigelow ha voluto fornire agli spettatori un background storico-sociale, sull’escalation che ha portato alla nascita dei conflitti, così come una visuale del panorama culturale della Detroit degli anni ’60. Si è affidata per questo all’artista Jacob Lawrence, che ha realizzato il prologo animato d’introduzione al film. “E’ la voce migliore per descrivere i disordini civili degli anni ’60, per mettere lo spettatore nella posizione di poter comprendere la rabbia e l’ingiustizia formatasi negli anni. Abbiamo approcciato la fondazione Jacob Lawrence con l’idea di fondere i pannelli l’uno dentro l’altro, in modo consequenziale”.

Oltre alle fonti, i filmmaker hanno potuto contare sulle testimonianze dirette di Melvin Dismukes, Larry Reed e Julie Ann Hysell, coinvolti direttamente negli episodi del Motel Algiers.

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