Tra i film in concorso alla 13 edizione della Festa del Cinema di Roma, An Impossibly Small Object del regista David Verbeek, qui anche protagonista. Un film subliminale di co-produzione olandese-taiwanese, che ricorda le riflessioni metalinguistiche di Michelangelo Antonioni.
An Impossibly Small Object: sinossi

An Impossibly Small Object: le nostre impressioni

Bella la cronologia della luce e dei colori utilizzata. Il bianco e nero durante l’intervista con la commissione che analizza i suoi lavori che sottolinea l’impossibilità comunicativa. Alla domanda su cosa rappresenti lo scatto prescelto per il suo progetto, il fotografo resta infatti in un lungo silenzio. Seguono le scene anguste girate a Taipei dove l’occhio fa fatica a riconoscere i dettagli e i volti hanno i colori dei neon.
Il film prosegue dentro la casa-eremo del fotografo, resa buia anche di giorno e illuminata da monitor e piccole luci. Per terminare finalmente in esterni lussureggianti e fuori dal tempo, intorno all’abitazione luminosa dove vive l’anziana fisica e la rivelazione del mistero, in un crescendo cromatico. I suoni di sottofondo del film che vanno dal rumore industriale alle musiche elettroniche, sottolineano l’alienazione e la solitudine dei personaggi.
Un film che mi ha fatto pensare al cinema di Michelangelo Antonioni, dove le sequenze narrative non hanno una logica causa-effetto, ma puramente cinematografica. Come a dire le immagini prima della storia. Un j’accuse quello dell’autore-regista per chi come me resta catturato dalle immagini fino a perdere il contatto con la realtà, come il fotografo risucchiato dalla sua macchina fotografica.

An Impossibly Small Object
valutazione globale - 7
7
Un film interessante e insolito
An Impossibly Small Object: giudizio in sintesi

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