Protagonista della quarta giornata della tredicesima edizione della Festa del Cinema di Roma è stato il primo dramma made in Usa di Felix Van Groeningen, regista dell’acclamato Alabama Monroe, sconfitto agli Oscar dal nostro Sorrentino. Beautiful Boy è il titolo del suo ultimo lavoro, che vede nei panni dei protagonisti l’ex comico Steve Carell, sempre più camaleontico e versatile, e la rivelazione dell’anno Timothée Chalamet, pronto a confermare quanto visto di buono negli ultimi mesi.
Beautiful Boy: sinossi

Beautiful Boy: le nostre impressioni

Fiore all’occhiello dell’intero progetto è sicuramente il sublime lavoro dei protagonisti. Chalamet sveste i panni di Elio e calza perfettamente quelli di Nicholas, cogliendo tutte le sfumature del personaggio, ogni aspetto della sua evoluzione nella narrazione del film. Carell, invece, si conferma un attore camaleontico nell’interpretare il sofferente e tenace padre David. Da apprezzare è anche la prova di Maura Tierney, seconda moglie di David e matrigna di Nic, materna e dignitosa nell’affiancare l’amato David a lottare per la vita del figlio. La colonna sonora, che spazia dal rock al classico, si incastra perfettamente al racconto, accentuando la percezione dello spettatore.
Beautiful Boy
valutazione globale - 7
7
Buon film, a volte eccessivo, supportato da un cast brillante
Beautiful Boy: curiosità dal festival
Il film si basa sui libri dello stesso David Sheff, giornalista, che ha raccontato l’esperienza sua e della sua famiglia con la tossicodipendenza del figlio Nicholas. Il regista Van Groeningen è rimasto talmente colpito dalla storia da sceglierla come soggetto del suo primo film americano.
Quando, nel 2014, ho letto i libri di memorie scritti rispettivamente da David Sheff, il padre, e da suo figlio Nic, sono rimasto molto colpito, a livello quasi viscerale. Ciò che David e Nic hanno scritto, si basa sulle proprie esperienze personali, fatte di miglioramenti e ricadute, ma anche di gioia, innocenza, e amore. All’inizio, pensano di possedere tutti gli strumenti necessari per gestire la dipendenza di Nic, per “risolverla”. In realtà non è così, ma impareranno molto nel corso di questa esperienza. Col passare del tempo, ci sono momenti in cui perdono il controllo, in cui si rendono conto che il problema della tossicodipendenza minaccia di intaccare ogni fibra della loro vita.
Il regista ha conosciuto David e Nic Sheff, che hanno accettato dopo aver visto Alabama Monroe, e ha osservato la loro quotidianità per cogliere le sfumature dei loro personaggi.
Ci siamo presi immediatamente – dice il regista – Ho capito di aver ottenuto la loro fiducia perché avevano visto i miei film precedenti ed erano certi che fossi la persona giusta per raccontare la storia. Tuttavia, nel corso del tempo, abbiamo costruito un legame molto personale.
Lo stesso David si è detto onorato di aver avuto la possibilità di lavorare e collaborare con un autore come Van Groening.
David, infine, ha apprezzato la scelta di Carell per interpretare il suo ruolo.
Steve Carell è un genio comico – dice – Recentemente è apparso in film drammatici come Foxcatcher: Una storia americana e La grande scommessa, che ho adorato. Mi sono sentito onorato quando ho saputo che avrebbe fatto questo film.
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Quando, nel 2014, ho letto i libri di memorie scritti rispettivamente da David Sheff, il padre, e da suo figlio Nic, sono rimasto molto colpito, a livello quasi viscerale. Ciò che David e Nic hanno scritto, si basa sulle proprie esperienze personali, fatte di miglioramenti e ricadute, ma anche di gioia, innocenza, e amore. All’inizio, pensano di possedere tutti gli strumenti necessari per gestire la dipendenza di Nic, per “risolverla”. In realtà non è così, ma impareranno molto nel corso di questa esperienza. Col passare del tempo, ci sono momenti in cui perdono il controllo, in cui si rendono conto che il problema della tossicodipendenza minaccia di intaccare ogni fibra della loro vita.