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Aladdin: recensione del remake

Aladdin: recensione del remake live action di Guy Ritchie

1,2 miliardi di dollari. Questa è la cifra incassata in tutto il mondo dal live-action de La Bella e La Bestia nel 2017. La trasposizione in live action di classici Disney sembra negli anni essere divenuta l’ennesima gallina dalle uova d’oro per la casa di Topolino & Co. A pochi mesi da Dumbo e in attesa di Mulan e Il Re Leone, arriva nelle sale italiane l’attesissimo Aladdin, live action del film d’animazione omonimo del 1992, diretto da Guy Ritchie e con Will Smith nei panni del Genio.

Aladdin: sinossi

Aladdin è un ragazzo squattrinato che vive ad Agrabah, che vive di piccoli furti insieme alla sua scimmietta Abu. Un giorno al mercato incontra sotto mentite spoglie Jasmine, figlia del sultano, che dovrebbe sposarsi per dare continuità al regno. Tra i due sembra da subito nascere un dolce sentimento. Aladdin, però, viene scelto dal perfido Gran Visir Jafar per recuperare una lampada all’interno di una caverna. Abbandonato all’interno della Caverna, Aladdin scoprirà che all’interno della lampada vive un Genio, il quale potrà esaudire tre desideri.

Aladdin: le nostre impressioni

Aladdin: recensione del remake

È sempre complesso valutare i live action di film che per noi figli degli anni ’90 rappresentano pilastri dell’infanzia, basi su cui si è fondato l’amore per la settima arte. Risulta complesso perchè, a prescindere da aspetti tecnici, la sensazione costante nel vedere tali film è di qualcosa di efficace a livello visivo, ma che sa di compitino ben fatto, senza presa emotiva.

Le sensazioni provate con il film di Guy Ritchie confermano tale difficoltà. Come per La Bella e La Bestia, ciò che sicuramente viene apprezzato è il volersi attenere quasi totalmente ai capolavori d’animazione con i quali siamo cresciuti, smussando nei limiti dei concetti forse ancor d’avanguardia negli anni ’90. Allo stesso tempo il film manca d’anima, di quel piglio che, sarà per l’età o sarà per l’unicità, ha portato molti di noi a consumare numerose video cassette, e ci si domanda quale sia il motivo di tali trasposizioni, se non puro business.

Aladdin: recensione del remake

A prescindere dalla riflessione puramente emotiva e personale, l’Aladdin di Ritchie è un discreto prodotto. Il regista ha esperienza con i film di puro entertainment ed è pienamente percepibile all’interno del film, soprattutto in alcuni momenti musicali, come “Friend Like Me” o nel ballo a palazzo, mentre è da rivedere un po’ l’assetto delle prime scene, leggermente “cheap” nella resa. La sceneggiatura, basata su quella originale del 1992, nella prima parte sembra macchinosa e leggermente farraginosa nell’incastrare i parallelismi tra le varie storie, mentre ritrova una maggiore linearità dall’arrivo del Genio.

A proposito di Genio. C’era un’enorme attesa per l’interpretazione di Will Smith del personaggio dalla pelle blu, doppiato nell’originale da Robin Williams. Smith convince e intrattiene, senza far rimpiangere l’originale. Dà al personaggio una caratura, a volte leggermente macchiettistica, black, regalando i momenti più travolgenti all’interno del film. A convincere è anche la divertentissima Nasim Pedrad, nell’inedito ruolo di Dalia, la dama di Jasmine, interpretata da Naomi Scott, qui paladina dei diritti del suo popolo, simbolo della donna moderna, che ricorda quasi la Daenerys degli esordi.

Aladdin: recensione del remake

Se l’Aladdin di Mena Massoud risulta alquanto dimenticabile, a deludere è il personaggio di Jafar, insipido rispetto alla versione animata, anche per la mancanza degli splendidi duetti con Iago, qui un semplice pappagallo parlante.

L’ultima nota va alla colonna sonora. Nella trasposizione fortunatamente sono stati mantenuti i testi delle canzoni della traduzione del 1992, mentre poco riusciti risultano i brani inediti, anche a causa di problematiche di doppiaggio.

Aladdin

valutazione globale - 6

6

Discreto, convince Will Smith nei panni del Genio

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Aladdin: giudizio in sintesi

Nonostante l’impari confronto con l’originale e le sembianze di un compitino privo di anima, l’Aladdin di Ritchie convince sufficientemente, risultando un prodotto d’intrattenimento non indimenticabile, ma godibile. Il film sembra spiccare il volo con l’arrivo del Genio, qui interpretato da Will Smith, che regala un’interpretazione buona di un personaggio cult, dando una versione più black, più simile a se stesso. A deludere sono gli antagonisti, a causa di un insipido Jafar e di uno Iago relegato a semplice animale. Le canzoni originali, fortunatamente, non hanno subito massacri nel doppiaggio, mentre non convincono i brani inediti.

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