Home / Recensioni / Una storia senza nome: la recensione del nuovo film di Roberto Andò
una storia senza nome

Una storia senza nome: la recensione del nuovo film di Roberto Andò

Una storia senza nome è il sesto film del regista palermitano Roberto Andò (1959), presentato a Venezia 75 e ispirato alla storia vera del furto della natività di Caravaggio ad opera della mafia.

Una storia senza nome: sinossi

una storia senza nomeUno sceneggiatore in crisi d’ispirazione, Lorenzo Pes (Alessandro Gasmann), si fa scrivere i film dalla segretaria Valeria (Micaela Ramazzotti), che è innamorata di lui. Messo alle strette dal produttore che vuole leggere il soggetto dell’ultimo film che dovrà essere realizzato mette le mani, attraverso Valeria che a sua volta l’ha avuta da un personaggio misterioso (Renato Carpentieri), sulla storia vera di un critico d’arte prelevato dalla mafia per far valutare una famosa opera del Caravaggio, la Natività, tenuta in custodia dai mafiosi dopo essere stata rubata in un oratorio palermitano cinquant’anni prima. Lo stesso Pes si troverà al cospetto dei mafiosi prima dello snocciolarsi di una complessa serie di vicende in bilico tra la realtà e la sua riproduzione cinematografica, la cui sceneggiatura viene inviata via via tramite email alla produzione da un misterioso mister x.

Una storia senza nome: le nostre impressioni

una storia senza nomeSin da quando le luci si spengono in sala Una storia senza nome lascia l’impressione di un film in cerca di uno spessore che non è in grado di trovare. Rimane infatti un retrogusto di banalità e faciloneria allorquando i personaggi, pur interpretati da attori validi, Micaela Ramazzotti e Laura Morante ad esempio, si palesano e la storia si dipana. Madre e figlia gigioneggiano di fronte a una bottiglia di vino e sembra un gioco sterile, perché la supposta scissione che secondo il plot le lega, l’autocensura del proprio talento per amore (Valeria), o per motivi non chiari (la madre), non spinge mai lo spettatore fuori dal limbo della noia.

Roberto Andò inserisce una metanarrazione nella storia e sulle prime appare un’idea interessante in grado di stuzzicare la curiosità (non che sia nuova però, vedi per esempio Otto e mezzo di Fellini), anche per la comparsa di Renato Carpentieri che dà una salutare zaffata di mistero e valenza recitativa (voce e sguardo di Carpentieri sono sempre da antologia) ad un’opera che fin lì stava offrendo poco.

una storia senza nomeArriva l’intervallo e qualcosa di buono, in potenza, Una storia senza nome sembra lasciarlo, pur al netto degli aspetti che lo limitano. Le luci si rispengono e il film purtroppo si smarrisce del tutto. Tra scene che rasentano l’assurdo (una scena tra la Ramazzotti e la Morante verso la fine appare brutta e stucchevole), ironia greve, ricerca di intellettualismo di corto respiro, carenze di sceneggiatura (che ne è dell’informatico mafioso?) e colpi di scena pilotati i titoli di coda arrivano con sollievo a stoppare un finale che serve solo a far sprofondare ulteriormente la qualità di questo film. C’è un senso di delusione perché il potenziale di buona recitazione e di una storia accattivante che faceva a tratti capolino è stato più o meno completamente sprecato. Se solo Andò non si fosse sentito il Roman Polanski italiano e avesse alleggerito il balletto tra realtà e finzione invece di renderlo così prolisso e capzioso si poteva fare certamente meglio.

Una storia senza nome

valutazione globale - 4

4

Potenziale sprecato

User Rating: Be the first one !

Una storia senza nome: giudizio in sintesi

una storia senza nomeUna storia senza nome è un film che, seppure già dalle prime battute non sembra certo un capolavoro avrebbe in nuce delle prerogative interessanti, come i validi attori in campo e la storia potenzialmente misteriosa e accattivante. Purtroppo però queste vanno sprecate, con Andò che gioca a fare il Roman Polanski e si perde nel tentativo di reggere le fila di un’opera che osa eccessivamente nel campo dell’intellettualismo e naufraga sotto il peso dei suoi limiti di messa in opera. E il retrogusto di banalità e faciloneria che prende campo fin dall’inizio finisce poi solo con l’aggravarsi.

Per ogni notizia e aggiornamento sul mondo dello spettacolo, cinema, tv e libri, vi consigliamo di seguire la nostra pagina Facebook

About Tommaso Perissi

Scopre la magia del cinema d'autore verso la fine degli anni 90 grazie ad una videoteca vicino alla stazione di santa maria novella che offre titoli ancora in vhs...poi frequenta saltuariamente vari cineforum in giro per la città

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.