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Una famiglia

Una famiglia: recensione del film con Micaela Ramazzotti

Una famiglia – la sinossi

Vincent ha 50 anni. E’ nato a Parigi ma vive da tempo a Roma. Maria, che di anni ne ha 35, è cresciuta a Ostia e i legami con la sua famiglia sono del tutto inesistenti. Insieme conducono un’esistenza ‘nascosta’ nella Roma caotica dei nostri giorni. Insomma, la vita di Vincent e Maria sembra scorrere apparentemente tranquilla. Eppure, scavando a fondo nelle loro esistenze, quella normalità nasconde invece un terribile progetto ideato e portato avanti da lui e da lei accettato da un amore incondizionato nei suoi confronti. Questo progetto prevede di aiutare coppie che non possono avere figli vendendogli il loro. Esasperata dalla situazione, Maria decide che è giunto il momento di formare una vera famiglia. Ma la sua ribellione avrà una conseguenza da pagare: scontrasi con Vincent, l’uomo della sua vita.

Una famiglia – le nostre impressioni

Una famigliaUna famiglia è l’opera seconda di Sebastino Riso che fece il suo debutto a Cannes nel 2014 con Più buio di mezzanotte. Come nel suo primo film anche in questo ritrova sul set l’attrice Micaela Ramazzotti, vera e propria fabbricatrice di bambini. Un’espressione, mi rendo conto, abbastanza disumana, come ad essere disumana è proprio la storia raccontata dal film che si affida alle tante storie vere accadute in Italia sul drammatico tema della compravendita dei neonati. Riso cerca di mettere luce su questa oscenità che nel nostro paese fa registrare numeri sempre più alti, volendo evidenziare anche le tante difficoltà riscontrate dalle coppie ad adottare un bambino. Un’adozione impossibile se la coppia è formata da due persone dello stesso sesso.

Tutti nobili intenti quelli di Riso, non vi è alcun dubbio. Ma il mestiere di critico ci induce anche e soprattutto ad esprimere una critica, un’opinione, un’analisi del film al di là dei temi affrontati. Il film di Riso, presentato all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, inciampa a più riprese in quella che è la troppa ‘italianità’ della pellicola, ovvero i soliti problemi in cui s’imbatte un certo tipo di cinema d’autore del nostro paese. Con una storia del genere l’autore avrebbe dovuto lavorare più di sottrazione possibile, invece Riso non fa a meno di indugiare fin troppo sul dramma vissuto dalla Maria della Ramazzotti accentuando i suoi isterismi vari, come se il periodo che sta vivendo, a tutti chiaro fin da subito, non bastasse già di suo ad essere drammatico. Quello di Maria è un ruolo che manda la Ramazzotti in overacting, diventando col passare dei minuti sempre più fastidiosa. Idem Vincent, interpretato dal francese Patrick Bruel, troppo ingessato e mai convincente ad ogni sua apparizione.

Le ambientazioni fredde e cupe (prevalgono toni bianchi e grigi, come la casa dove vivono Vincent e Maria) vanno di pari passo con una sceneggiatura a sua volta glaciale, che non permette a chi sta assistendo al dramma di Maria di essere coinvolto appieno nella vicenda. Si rimane del tutto estranei e indifferenti a Una Famiglia proprio per il mancato coinvolgimento emotivo che Riso non riesce a compiere. Peccato, è un’altra occasione persa per il cinema italiano di affrontare l’attualità con il giusto sguardo artistico.

Una famiglia

Valutazione globale - 4

4

Insostenibile

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Una famiglia – curiosità sul film

Sebastiano Riso, che come abbiamo già detto ha ritrovato per la seconda volta Micaela Ramazzotti, ha speso delle belle parole per l’attrice compagna di Paolo Virzì: “Il cinema italiano è fortunato ad avere un’interprete come Micaela, che nello stesso tempo è sensuale ma con occhi profondi e narrativi, nel senso che raccontano quelle inquietanti consapevolezze che ogni vero artista si porta addosso.”

Una famigliaLa Ramazzotti, dal canto suo, afferma che con Riso c’è ormai un feeling consolidato: “Io e Sebastiano non ci siamo più persi di vista da quando sono finite le riprese del nostro primo film insieme. Con lui è stato subito un comprendersi reciproco. Mi sento totalmente accolta, capita, amata da lui, il suo entusiasmo verso di me mi commuove, mi riempie di orgoglio e nutre la mia autostima che solitamente, come quella di molti attori, è sotto terra. Invece quando mi sento guardata da Sebastiano, sul set, mi viene un coraggio che non credevo di possedere, una spudoratezza che in realtà è tutta sua, ma che diventa anche un po’ mia. Divento insomma caparbia e spericolata, un po’ come lui, che è uno dei registi più liberi, determinati e audaci coi quali abbia mai lavorato. Ed è un godimento, sul set, nel momento delle riprese, gasarsi e sentirsi intelligentissimi e bravissimi. Fa venire voglia di buttarsi, di rischiare l’osso del collo. Insomma quando giro con Sebastiano, grazie a lui, mi sento Meryl Streep”.

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About Daniele Marseglia

Ricordo come se fosse oggi la prima volta che misi piede in una sala cinematografica. Era il 1993, film: Jurrasic Park. Da quel momento non ne sono più uscito. Il cinema è la mia droga.

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