Home / Recensioni / The silent man – la recensione del film di Peter Landesman con Liam Neeson
The silente man

The silent man – la recensione del film di Peter Landesman con Liam Neeson

The silent man è il film di Peter Landesman basato sulla vera storia di Mark Felt, alias Gola profonda, informatore dell’FBI che con le sue rivelazioni fece scoppiare lo scandalo Watergate. Il film è stato presentato al Toronto International Film Festival nel 2017.

The silent man: sinossi

The silent manMark Felt (Liam Neeson) è il vicedirettore dell’FBI: guida la sua squadra con fermezza, ma interrogandosi anche sulla liceità di alcuni atti da lui stesso autorizzati. Nel 1972 scompare J. Edgar Hoover, storico direttore dell’FBI, e sebbene molti credano che sarà proprio Felt il suo successore, l’incarico viene conferito a Patrick Gray (Marton Csokas), protégé del presidente Nixon. Nel frattempo lo scandalo Watergate scuote l’America ed il mondo, aprendo una lotta intestina all’interno dell’FBI: Felt è intento a scoprire la verità, mentre Gray ed i suoi accoliti – per via delle ingerenze della Casa Bianca – cercano di chiudere le indagini nel più breve tempo possibile ed insabbiare il caso. Votato alla verità, e desideroso di preservare l’onore e l’indipendenza dell’FBI, Felt inizierà ad informare clandestinamente la stampa, squarciando il velo di Maya dell’informazione politicizzata.

The silent man: le nostre impressioni

The silent manLa pellicola di Landesman ricorre a tutti gli stilemi del genere biografico, storico e drammatico: una vicenda politica incandescente; un protagonista-eroe decisamente votato alla verità, amante del proprio paese e dei suoi valori tanto da sacrificare la sua stessa vita privata in nome di essi; un clima spionistico claustrofobico. Nulla da eccepire sugli aspetti formali, impeccabili ma a volte ai limiti del manierismo. A discolpa del regista, va riconosciuta l’evidente difficoltà di portare sul grande schermo storie basate su eventi realmente accaduti tanto sfaccettati e, comunque, confinati negli angusti uffici governativi di ogni luogo ed epoca.

Scrittore e giornalista, Landesman si dimostra a suo agio nel trattare la materia oggetto della pellicola, ma il suo The silent man resta una mera e pedissequa trasposizione cinematografica, una narrazione asciutta ed essenziale, che non decolla mai e non coinvolge mai visceralmente lo spettatore. Più che di un film, si tratta di un compendio storico visuale. Col conseguente rischio di appesantire la fruizione con una sfilza di nomi e relative cariche istituzionali che lo spettatore medio – qual è chi scrive – fatica a seguire e collocare nella fabula.

The silent manLa resa cinematografica è senza infamia e senza lode. In un film che relega nel quasi totale anonimato gran parte dei suoi interpreti, Liam Neeson e l’enigmatico Marton Csokas, nei panni rispettivamente di Mark Felt (il famoso Gola Profonda che fece scoppiare lo scandalo Watergate) e del suo rivale Patrick Gray, sono gli unici assi portanti dell’intera trama, che trae linfa vitale dall’avvincente lotta interna che si scatena silenziosa negli uffici dell’FBI. La bomba del Watergate esplode quasi inosservata, funge da mera chiave d’accesso ad altri e più ampi misteri. Rimane solo il persistente contrasto tra le due anime dell’intelligence a dare una nota di colore ad una trama che si trascina stancamente verso la fine. A nulla serve il prevedibile intreccio narrativo che lega la vicenda di Gola profonda al destino della figlia scomparsa nel nulla, e che poi si scoprirà esser finita in una comunità hippie: il lieto fine è scontato, e questa trama secondaria non conferisce alcun valore aggiunto alla pellicola.

The silent man non brilla nemmeno dal punto di vista tecnico. Inquadrature viste e riviste, a sottolineare talvolta goffamente quel clima ossessivo nel quale tutti mentono e tutti sono alla spasmodica ricerca della talpa che passa le informazioni alla stampa. Un montaggio a volte troppo frenetico, che non enfatizza la suspense ma che anzi, alla lunga, disturba lo spettatore. Infine, una fotografia che non mostra mai uno spunto vagamente interessante.

The silent man

valutazione globale - 4.5

4.5

Fedele ma piatta ricostruzione storica

User Rating: 3.25 ( 1 votes)

The silent man: un giudizio in sintesi

The silent manThe silent man narra le vicende che si scatenarono all’indomani dello scandalo Watergate, concentrandosi sulla figura di Mark Felt, alias Gola Profonda. Il film, che non brilla dal punto di vista tecnico, è più adatto ad un pubblico altamente specializzato sul tema: lo spettatore medio è subissato di nomi e funzioni istituzionali, di sotterfugi sottili ma fin troppo complesse che, alla lunga, appesantiscono la narrazione. Liam Neeson non brilla, eppure rimane l’unica, flebile speranza per un film al quale manca l’anima.

Per ogni notizia e aggiornamento sul mondo dello spettacolo, cinema, tv e libri, vi consigliamo di seguire la nostra pagina Facebook

About Vito Piazza

Tutto inizia con Jurassic Park, e il sogno di un bambino di voler "fare i film", senza sapere nemmeno cosa significasse. Col tempo la passione diventa patologica, colpa prevalentemente di Kubrick, Lynch, Haneke, Von Trier e decine di altri. E con la consapevolezza incrollabile che, come diceva il maestro: "Se può essere scritto, o pensato, può essere filmato".

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.