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Spike Lee e la necessità di ognuno di raccontare la propria storia

Tenutosi il mese scorso nella cornice del Castro Theater di San Francisco, il SFFILM ha reso omaggio al prolifico regista Spike Lee, con una pagina interamente dedicata al suo film più recente, BlacKkKlansman, seguito da un’intervista a Lee moderata da David Thomson. Durante l’intervista, della durata di circa 45 minuti, Lee ha parlato dei film che più lo hanno ispirato in giovane età, compresi quelli di James Bond e le esperienze legate alla carriera di Sidney Poitier. Quando a Lee è stato chiesto quali fossero i suoi preferiti durante la crescita, il regista ha risposto senza esitazioni“James Bond! Sean Connery!,” ha detto. “‘Dr. No,’ ‘Thunderball,’ ‘From Russia With Love‘”.

Spike Lee: un’infanzia fra James Bond e Sidney Poitier

spike leeTuttavia, già da bambino, il regista di Do the Right Thing era già cosciente che la sua gente, la comunità di cui era parte non erano rappresentate sul grande schermo. “In qualsiasi film era impossibile vedere la bellezza che vedevo io nella mia comunità, quella che potevo osservare anche solo affacciandomi alla finestra. Non ce n’era traccia. Ricordo che al tempo, nelle rare occasioni in cui appariva un attore di colore in una pubblicità, tutti iniziavamo ad urlare ‘Svelti, svelti! C’è un uomo di colore!'”, ha dichiarato Spike Lee.

Lee ha poi aggiunto: “In seguito, arrivò la cosiddetta era dello sfruttamento della figura dell’uomo di colore. Ricordo chiaramente Sidney Poitier in Lilies of the Field: Poitier sta guidando in mezzo al niente e si ritrova per caso vicino ad un convento. Pur essendo un bambino, ricordo di aver pensato ‘Sidney, vai via vai via! Diranno che sei stato tu a stuprare una delle suore!’… Beh, detto fatto”.

Gli stereotipi cinematografici e la rappresentazione delle minoranze sullo schermo

Spike Lee ha inoltre ricordato due altri film da lui molto amati, ovvero Gone With the Wind e The Birth of a Nation, visto durante i suoi anni alla NYU come studente di cinema, rimanendo scioccato e alienato dalla rappresentazione fatta delle minoranze. “Ci avevano dipinto D.W. Griffith come il padre del cinema, e parlato delle cose innovative che aveva portato nel mondo del cinema”, ha dichiarato Lee, “Ma tuttavia non ci venne insegnato niente riguardo l’impatto politico e sociale che un film poteva avere sulla nostra società. In terza o quarta elementare, quando rilasciarono nuovamente Gone With the Wind, facemmo una gita per vederlo, ed io e altri studenti di colore non ci sentimmo affatto a nostro agio. Tutte quelle immagini stereotipate… Non ci furono discussioni circa il modo in cui potevamo esserci sentiti”.

Il potere del medium cinematografico

Lee ha poi indicato i 3 tipi di prodotti cinematografici e le esperienze correlate che lo hanno ispirato sin dall’infanzia, prima della decisione di diventare un filmmaker, e ha spiegato come questi lo influenzino tuttora. “Hollywood, in un certo senso, ha disumanizzato le persone. Ma, diversamente a molte altre forme d’arte, prevede un dispendio di denaro molto più alto. Rimane comunque un mezzo d’espressione molto, molto potente. La prima volta che l’ho capito ero andato a vedere un film di Bruce Lee, non ricordo quale fosse fra Enter the Dragon o Five Fingers of Death… Poco dopo l’uscita del film, c’erano centinaia di ragazzini per il quartiere che si divertivano ad imitarne le mosse, picchiandosi con i nunchako, lanciano calci volanti, solo perché avevano visto il film di Bruce Lee”, ha concluso Lee.

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Fonte: IndieWire

About Ilaria Coppini

25, ormai laureata in Letterature e Filologie Euroamericane, titolo conseguito solo per guardare film e serie TV in lingua originale (sulle battute ci sto ancora lavorando). Almeno un'ora al giorno per vedere un episodio la trovo sempre, e Netflix è ormai il mio migliore amico. Datemi del cibo e una connessione veloce e scatenerete la binge-watcher che è in me.

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