BlacKkKlansman è il nuovo film di Spike Lee, presentato al Festival di Cannes 2018, dove è stato premiato con il Grand Prix Speciale della Giuria. Il film è tratto da una singolare storia vera.
BlacKkKlansman: la sinossi

BlacKkKlansman: le nostre impressioni
Spike Lee torna a far tuonare la sua voce polemica ed impegnata sul grande schermo. Due anni fa ci aveva provato con Chi-Raq, un musical ispirato molto liberamente alla Lisistrata di Aristofane e riadattato con un approccio di denuncia sociale nella violenta Chicago dei giorni nostri, un film ingiustamente snobbato dalla distribuzione italiana. Ma con BlacKkKlansman Spike Lee torna a parlare forte e chiaro, come se i dati delle vittime della violenza cittadina proiettati a caratteri cubitali all’inizio di Chi-Raq non fossero stati sufficienti: “tratto da una fo***ta storia vera”, ecco come veniamo introdotti alla materia del suo nuovo lavoro.

E poi c’è il KKK. Niente di più spassoso che prendersi gioco di un’organizzazione fondata sull’odio delle due minoranze per eccellenza: i negri e gli ebrei. Ed è quello che fa Ron, spacciandosi al telefono come un aspirante membro dell’organizzazione. Qui entra in gioco la figura di Flip (Adam Driver), incaricato di prendere lui l’identità di Ron in presenza dei membri del KKK. Sia Ron sia Flip devono negare la propria identità per stabilire un contatto con il klan, proprio loro che sarebbero le due vittime perfette per i mirini dell’odio dell’organizzazione, un negro e un ebreo. Dai loro contatti con il KKK emerge un discorso terribilmente reale, come la storia stessa ha dimostrato nel corso dei secoli: il fatto che esista un insieme di categorie sociali perseguitate fa sì che queste ultime siano aproblematicamente interscambiabili. “Prima eliminiamo i negri e poi gli ebrei”, questa è la filosofia di Felix, uno dei membri più radicali del KKK della regione.

Nonostante la gravità delle tematiche e degli innumerevoli spunti di analisi sociale che vengono inevitabilmente offerti, così come i preziosi riferimenti alla storia del cinema (in primis The Birth of a Nation di David Griffith), il talento di Spike Lee permette di confezionare un film estremamente piacevole e divertente, in cui si concede non poche libertà estetiche prettamente postmoderne, come l’inserimento di locandine di film e personaggi dello spettacolo di quegli anni e non solo. Unica pecca della visione, come spesso accade con i film doppiati, è l’impossibilità di apprezzare il lavoro degli attori sulla voce e sulla lingua, che in BlacKkKlansman ha un ruolo non indifferente nello scambio di personalità e identità, così come anche nella sottolineata differenza tra lo slang delle persone di colore e l’inglese corrente.
BlacKkKlansman
valutazione globale - 8
8
ironico e importante
BlacKkKlansman: giudizio in sintesi

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