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Skam Italia 4

Skam Italia 4: la recensione della quarta stagione

La recensione della quarta stagione di Skam Italia che vede al centro degli episodi il personaggio di Sana (Beatrice Bruschi).

Skam Italia 4: trama

Sana è una ragazza italiana di seconda generazione, musulmana praticante. L’equilibrio costruito nel tempo tra i suoi valori e quelli della società italiana, della quale si sente orgogliosamente parte, rischia di vacillare per un incontro inaspettato: quello con un amico del fratello con il quale nasce un’intesa improvvisa.

Le nostre impressioni

Skam Italia, riassunto delle puntate precedenti. In principio fu Giovanni, poi Martino, a cui seguì Eleonora. Altra stagione, altro personaggio. Nel nuovo ciclo di episodi della serie sviluppata da Ludovico Bessegato, disponibile sia su Netflix che su TimVision, entriamo nella vita di Sana, la ragazza di origine musulmana, italiana di seconda generazione. Di Sana si sa poco, se non che ha un carattere per certi versi spigoloso e chiuso. Appare anche un po’ antipatica, a dir la verità. Ma sotto quell’apparente corazza che si è costruita si nascondono invece una bella dose di insicurezze e fragilità, pronte a emergere quando la sua vita da seguace della dottrina islamica comincia ad intersecarsi, per non dire scontrarsi con lo stile di vita occidentale portato avanti con estrema naturalezza dalle sue amiche e compagne di scuola. E se a tutto questo si aggiunge anche un primo, reale interesse amoroso per un ragazzo anch’esso musulmano ma non praticante, beh, allora le cose si fanno ancora più difficili.

Skam Italia 4

C’è una scena in Skam Italia 4 che la dice lunga su quelli che fin dall’inizio sono gli intenti della serie. In uno dei primi episodi di questa stagione vediamo Sana rientrare in casa e trovare, nel salotto, il fratello intento a scherzare e a ridere con alcuni suoi amici (tra di essi c’è anche Malik, il ragazzo che le piace). Sana, ancora non vista dagli altri, entra in camera sua e dall’armadio tira fuori una scatola piena di veli colorati. Inizia a provarne un po’ fino a che non trova quello che le sta meglio. Indossare quel velo per Sana è una libera scelta, un gesto spontaneo. Dietro non si nasconde alcun tipo di costrizione od obbligo da parte della famiglia (il padre vorrebbe addirittura che lei non lo indossasse quando va a scuola, ma Sana lo porta ugualmente). Sana fa parte di una famiglia islamica progressista e l’ironia della sorte vuole che i nuovi episodi di Skam incentrati sul suo personaggio siano arrivati a pochi giorni di distanza dalla liberazione di Aisha Romano, tornata in Italia dopo lunghi mesi di prigionia, periodo durante il quale ha deciso di convertirsi all’Islam.

Skam si è sempre fatta portatrice di un messaggio ben preciso: prima di giudicare una persona bisogna conoscerla. Bisogna entrare nella sua vita con rispetto e discrezione, capire i motivi del perché agisce in un determinato modo. Le apparenze ingannano e quasi sempre portano a farsi un’idea completamente sbagliata su qualcuno. Prendete ad esempio il personaggio di Edoardo, per due anni apparso come lo sborone maschilista della scuola. Sono bastati pochi episodi della terza stagione per capire che l’idea che c’eravamo fatti di lui era completamente sballata. Succede così anche per Sana, in quella che per Skam rappresenta a tutti gli effetti la stagione della maturità anche per via di un macrotema, la fede, trattato come al solito in maniera eccellente. Più entriamo nella vita di Sana, più comprendiamo i suoi gesti, più ne viene fuori un ritratto di assoluta normalità. Nella sua vita in famiglia, nelle sue relazioni con gli amici e anche nell’aspetto sentimentale, con tutte le problematiche legate al caso: Malik è sì musulmano, ma non praticante. E già questo, nella percezione di molti, può apparire strano quando invece è, appunto, l’assoluta normalità.

Ecco, la normalità. Non ci sono altre serie in Italia capaci di raccontare la normalità come la racconta Skam. Bessegato ha sempre evitato di “alzare il volume”, di esasperare certe situazioni, di sconfinare in toni sensazionalistici. Anzi, tutto quello che vediamo e abbiamo visto nelle passate stagioni è quanto di più vicino alla realtà sia mai stato raccontato sul piccolo schermo. C’è una scena a metà stagione che fa venire la pelle d’oca. Che emoziona e al tempo stesso diverte. Che fa venire voglia di essere lì, insieme ai quei ragazzi pieni di vita, con tutti i loro problemi e i loro difetti, ma anche con quella spensieratezza e quell’innocenza che contraddistingue chi ha ancora tutta un’esistenza davanti da vivere. E’ la scena del nascondino, dove Nicolò, obbligato alla conta, viene poi rinchiuso dal resto del gruppo nella stanza dove si trova il suo compagno Martino, con il quale non si parla più per una banale incomprensione. Il tutto sulle note di Sleepwalker di Julie Byrne.

Skam Italia 4

Forse Skam Italia finisce qua. Forse no. L’ultimo struggente ed emozionante episodio non fa presagire un prosieguo. I ragazzi che abbiamo imparato a conoscere in questi anni sono pronti a spiccare il salto definitivo verso la maturità (non solo scolastica) e non è un soffitto qualunque ad impedirgli di farlo. Perché quel soffitto, ognuno con le sue potenzialità, sono pronti a sfondarlo una volta per tutte.

Skam Italia 4

Valutazione globale - 9

9

Commovente nella sua normalità

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Giudizio in sintesi

La quarta stagione di Skam Italia è incentrata sulla vita di Sana, in costante equilibrio tra la vita di musulmana praticante e quella di italiana di seconda generazione. Difficle per una ragazza di 17 anni coinciliare le due cose. Sarà l’amore, l’interesse sentimentale che Sana comincia a maturare per Malik, l’amico del fratello, a far sì che trovi una sorta di conciliazione tra due stili di vita così diversi ma che sono portati ad intersecarsi tutti i giorni. Con il punto di vista di Sana, Skam Italia raggiunge alla sua quarta (e probabilmente ultima) stagione la piena maturità affrontando una tematica, quella della relegione, in maniera eccellente. Lodi a Ludovico Bessegato per aver fatto di Skam Italia il miglior teen drama italiano.

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About Daniele Marseglia

Ricordo come se fosse oggi la prima volta che misi piede in una sala cinematografica. Era il 1993, film: Jurrasic Park. Da quel momento non ne sono più uscito. Il cinema è la mia droga.

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