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Passengers

Passengers: recensione del film sci-fi con Jennifer Lawrence e Chris Pratt

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Occasione persa

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La sceneggiatura di Passengers, prima di approdare nelle mani di Morten Tyldum, è passata sotto agli occhi di Gabriele Muccino. C’era già anche un protagonista maschile (Keanu Reeves) per questo romance ambientato nello spazio più profondo. Il progetto poi naufragò e Passengers finì nella black list dei migliori script non tramutati ancora in film fin quando il regista di The Imitation Game gioca la sua carta ad Hollywood credendo in questa storia. A lui vengono affidati oltre 100 milioni di dollari e un duo che negli ultimi anni ha sempre fatto faville al box office: Jennifer Lawrence e Chris Pratt.

La trama di Passengers

PassengersUna gigantesca navicella spaziale trasporta 5.000 persone dalla Terra ad un nuovo Pianeta da colonizzare. Il viaggio sarà lungo 120 anni, ma non per tutti. Uno di loro, a causa di un guasto alla capsula, si sveglierà dal sonno criogenico con ben 90 anni di anticipo sulla tabella di marcia. Si ritroverà così completamente solo su un’astronave che ha qualsiasi tipo di comfort disponibile. La solitudine lo ucciderà anzitempo e dopo un anno dove l’unica conversazione che ha fatto è stata con un barman androide, deciderà di svegliare una ragazza che da qualche tempo lo tormentava.

Buona partenza ma…

Passengers parte bene. Il risveglio improvviso del meccanico che si ritrova completamente solo nello spazio come un novello Castaway è raccontato in maniera serrata e avvincente, sebbene le sue abilità nel conoscere i dispositivi dell’astronave per un generico meccanico cominciano ad instaurare più di un sospetto sulla buona tenuta della sceneggiatura.

Sospetti del tutto fondati perché da quando il personaggio di Jennifer Lawrence viene volutamente svegliato da Chris Pratt, disperato nel passare il resto della vita solo come un cane, avviene l’irreparabile. Tra loro due nasce l’inevitabile storia d’amore. Per forza, mi verrebbe da dire. È impossibile che due baldi giovani, belli, soli nello spazio non provino attrazione l’uno per l’altra. Da quel momento in poi è tutto una sequenza di scene mielose e sdolcinate con tanto di dialoghi melensi sulla loro vita di coppia all’interno dell’astronave. La preoccupazione per una morte certa, senza via di scampo, non interessa più a nessuno dei due fin quando la Lawrence scopre che è stato proprio Pratt a risvegliarla.

Un film pieno di difetti

PassengersNon si contano i buchi di sceneggiatura, i momenti nonsense, le apparizioni improvvise di personaggi che non fanno altro che aumentare il senso del ridicolo dell’intero film. Tyldum prova a costruire un film fatto di conflitti interni, sensi di colpa, inserendoci anche un accenno al sovraffollamento della Terra e alla sempre più crescente scarsità di risorse. Ma sono tutti tentativi vani, perché come il Titanic anche il film, insieme all’astronave, affonda inesorabilmente verso un abisso da dove è difficile, se non impossibile risalire.

Infatti, fino all’ultimo, coerente con se stesso, Passengers, tra resurrezioni e molteplici finali (con happy ending e non), sbanda completamente senza trovare una sua precisa identità. Non sci-fi, non thriller, neanche, a dirla tutta, un romance. Peccato, perché affidato ad un altro regista il film poteva essere completamente altro. Ci voleva più intimità, più decisione e meno spettacolarizzazione.

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About Daniele Marseglia

Ricordo come se fosse oggi la prima volta che misi piede in una sala cinematografica. Era il 1993, film: Jurrasic Park. Da quel momento non ne sono più uscito. Il cinema è la mia droga.

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