Paolo Virzì, dopo l’esperienza americana di Ella & John, torna in Italia con Notti magiche per raccontare il declino del cinema italiano in cerca di una nuova identità dopo il crepuscolo dei grandi maestri.
Notti magiche: sinossi

Notti magiche: le nostre impressioni

A cercare di dare una svolta positiva al cinema italiano arrivano in quel di Roma tre giovani di belle speranze con il loro carico di sogni, voglia di fare e progetti da sottoporre a chi il cinema lo mette in moto, dal produttore allo sceneggiatore. I tre ragazzi si ritrovano insieme in quanto finalisti dell’ambito Premio Solinas che premia ogni anno le migliori nuove sceneggiature. Antonino è un ragazzo che proviene dalla Sicilia, il classico secchione un po’ sfigatello; Luciano, invece, è il classico farfallone in arrivo da Piombino dove ha lasciato la sua ragazza con un figlio piccolo; Eugenia proviene da una famiglia molto ricca, è ipocondriaca e perde la testa per un attore francesce. I tre attori che interpreatano questi giovani, fin dalla loro descrizione abbastanza stereotipati, peggiorano la situazione andando il più delle volte in overacting, diventando ben presto delle macchiette difficli da sopportare per le oltre due ore di film.

Paolo Virzì dà il meglio di sé quando fa tornare il personaggio di Luciano nella sua Piombino. Solo in quel frangente si ritrovano i tratti caratteristici della nuova commedia all’italiana che il regista de La pazza gioia ha saputo riportare in auge dopo quegl’anni di appannaggio raccontati con grande sentimento ma con scarsa convinzione in Notti magiche.
Notti magiche
Valutazione globale - 5
5
Un film senza una precisa identità
Notti magiche: giudizio in sintesi

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