Mute, nuovo film sci-fi dalle sfumature cyberpunk, ormai tanto care alle produzioni Netflix più recenti (come ad esempio Altered Carbon), segna il ritorno alla regia di Duncan Jones. Dopo il grande successo ottenuto col film di debutto Moon (2009), in cui appare Sam Rockwell, il giovane regista sembrava promettere bene nel panorama del cinema sci-fi. I suoi lavori successivi, Source Code e il criticatissimo Warcraft, hanno portato solo critiche aspramente difficili da digerire per Jones, che nonostante tutto si è rimesso dietro la macchina per lavorare su questo nuovo progetto Netflix. Seguendo quello che sembra essere un richiamo “ancestrale”, Duncan riprende idealmente le fila di Moon, se non che in Mute se ne ritrova solo l’ambientazione, in un prodotto con spunti positivi ma uno scheletro fragile e un Alexander Skarsgård intenso.
Mute: la sinossi

Mute: le nostre impressioni


I titoli di coda, inoltre, rivelano una grande sorpresa: Duncan Jones dedica Mute ai genitori defunti, Mary Angela Barnett e David Robert Jones, aka David Bowie. Il film sembra quindi assumere una sfumatura diversa, che fa venir voglia di rivedere Mute con occhi nuovi, ponendoci alcune domande “Cosa significa essere genitori? Cosa implica volere bene a qualcuno? Cosa saremmo disposti a fare per chi amiamo?”. Su questa nota malinconica si chiude Mute, che ha il valore di insegnarci che, in un modo così caotico, un silenzio vale più di mille parole.
Mute
Valutazione globale - 6.5
6.5
Quando il silenzio vale più di mille parole
Mute: un giudizio in sintesi

Per ogni notizia e aggiornamento sul mondo dello spettacolo, cinema, tv e libri, vi consigliamo di seguire la nostra pagina Facebook
Intrattenimento.eu News e recensioni di cinema e serie tv