Il 13 dicembre è uscito nelle sale Macchine mortali, trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo del 2001 scritto dall’autore britannico Philip Reeve, diretto da Christian Rivers, prodotto da Peter Jackson.
Macchine Mortali: la trama

Macchine mortali: le nostre impressioni
Macchine Mortali è un film che nel complesso rispetta la trama originale, che viene trasposta fedelmente e con passaggi globalmente chiari. Tuttavia, manca di carica emotiva, limitandosi a riportare con lucida freddezza la realtà steampunk di una Londra su cingolati che si muove in un mondo desolato, privo di ironia e sentimento, alla pari della sceneggiatura che non brilla.

L’ambientazione steampunk, un elemento che può rappresentare un punto di forza, è in Macchine mortali fin troppo ripulita, quasi “rileccata” senza quel tocco di disumano e umano allo stesso tempo, troppo poco sporca e oscura (il paragone con un esempio degno come Altered Carbon, emblema steampunk targato Netflix non può che saltar fuori naturalmente). Allo stesso tempo però lo steampunk è accostato a un ritorno al vecchio istinto colonizzatore britannico, che in questo mondo post-apocalittico si traduce con una massima di predazione: solo chi riesce a “fagocitare” più città sopravvive. Questa desolazione, questo metallo così curato, temuto e allo stesso tempo accudito come un bambino sembra troppo “pulito”, poco credibile. Va comunque riconosciuta la cura del dettaglio versata in Macchine mortali, forse più adatta a una produzione più perbene e meno futuristica.
Insieme a questa mancanza di credibilità nella scenografia, c’è da segnalare una sceneggiatura che di per sé non ha niente che non funzioni a livello tecnico, ma che manca di carica umana e che non è in grado di caratterizzare i personaggi, la cui storia è più complessa di quello che viene fatto vedere in Macchine mortali. Basti pensare a Tom, la cui storia viene riassunta in due battute a malapena, “volevo fare l’aviatore ma poi sono morti i miei genitori”, “i miei genitori sono morti nel grande disastro del crollo del livello quattro”, quando in realtà ci sarebbe molto più da approfondire. Lo stesso capita a un altro grande personaggio, forse il migliore tra tutti quelli di Macchine mortali, colui che risulta più mano sebbene sia un cyborg, Shrike. La sua storia, ricca di dettagli interessanti, non riceve il giusto spazio, risultando solo come un ulteriore carico al filone action di Macchine mortali. Tutto viene messo da parte da un’eccessiva dose di azione, a discapito dell’originalità, e il tentativo di rassomigliare a un classico come Star Wars non funziona a causa della completa mancanza di ironia o momenti di evasione nella narrazione.

Macchine Mortali
valutazione globale - 5.5
5.5
Uno steampunk eccessivamente patinato
Macchine mortali: un giudizio in sintesi

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