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la forma dell'acqua

La forma dell’acqua – The Shape of Water: la recensione del film di del Toro

Finalmente La forma dell’acqua – The Shape of Water è arrivato nelle sale italiane, dopo essersi aggiudicato una lunga serie di riconoscimenti in tutto il mondo, tra cui il Leone d’oro a Venezia, due Golden Globe e ben 13 nomination agli Oscar, tra cui miglior regia, miglior film e miglior attrice protagonista.

La forma dell’acqua: la sinossi

La forma dell’acqua racconta la storia di Elisa, una umile inserviente muta in un laboratorio la forma dell'acquagovernativo americano di sperimentazione scientifica. Siamo nei tesissimi anni della Guerra Fredda e della corsa allo spazio, quando nel laboratorio dove lavora Elisa viene portata una misteriosa creatura acquatica antropomorfa catturata in Amazzonia. Il motivo per cui essa viene tenuta in prigionia nel massimo della segretezza non è chiaro, ma nonostante il divieto ad accedere al laboratorio, Elisa instaura un rapporto di grande empatia con quella creatura, ormai entrata a far parte della sua abitudinaria, umile vita.

La forma dell’acqua: le nostre impressioni

Guillermo del Toro con La forma dell’acqua ha creato una romantica favola senza rinunciare, come suo solito, agli agganci con il corso reale della storia. Già con Il labirinto del fauno avevamo visto come il regista di origini messicane sia in grado di coniugare armonicamente elementi fantasy e soprannaturali con periodi storici particolarmente controversi. La differenza è che la crudezza con la forma dell'acquacui aveva parlato della guerra civile spagnola lascia più spazio in questo film al romanticismo. La forma dell’acqua è tuttavia molto più esplicitamente strutturato come una favola: i ruoli dei personaggi sono piuttosto definiti all’interno della storia, le relazioni tra di loro sono ben distinte e prive di sviluppi particolarmente originali, la narrazione procede con una certa linearità che comprende anche lo sviluppo di una storia d’amore contrastata da un antagonista. Eppure, nonostante questa struttura piuttosto classica a monte del film, La forma dell’acqua rimane un film estremamente scorrevole, piacevole e con interessanti spunti di riflessione.

Sono le emozioni silenziose, il non verbalizzabile, la tacita empatia ad essere i veri protagonisti del film di del Toro. Non a caso entrambi i protagonisti sono privati della capacità di comunicare verbalmente, uno per la sua non conoscenza del linguaggio umano, l’altra a causa del suo mutismo; entrambi sono emarginati sociali, figure cui la società non darebbe modi per esprimersi efficacemente, un prigioniero e una inserviente come tante altre. A parlare per loro sono gli sguardi, il linguaggio del corpo, la bellissima colonna sonora di Alexandre Desplat, gli spezzoni di film in bianco e nero che passano saltuariamente sul piccolo schermo. Per questo il film, per quanto non spicchi per una grande originalità strutturale, coinvolge emotivamente: non è solo grazie alla voce over che introduce e conclude la narrazione, ma soprattutto per la natura non verbale delle emozioni rappresentate. L’intesa tra i due protagonisti si evolve in un gioco di sintonie, di intesa, di dolcezza, di empatia. Non servono le parole per capire cosa provino l’una dell’altro, d’altra parte sott’acqua le parole non si sentono…

la forma dell'acquaCome il regista stesso ha precisato, si tratta di un film per coloro che sono invisibili, per quegli individui che nel mondo non hanno spazio e modo per esprimersi, quelli su cui la società esercita forme di violenza facendoli annegare – per rimanere nella metafora acquatica – nell’oceano delle sue macrodinamiche politiche, in un silenzio imposto. Questa è la realtà ingiusta e crudele che conosciamo noi e che del Toro nei suoi film fa entrare in contrasto con il mondo fantastico: la relazione con il mondo soprannaturale è l’unica via di scampo, l’unico modo per ottenere un riscatto altrimenti irraggiungibile. Sarà davvero così? Saranno le favole a salvarci? Non lo possiamo sapere con certezza, ma di sicuro intrattenendoci regalano non poco sollievo, come fa questo film.

Perfettamente in linea con l’idea di rendere protagoniste le emozioni silenziose è il fatto che il film sia visivamente ricco e impeccabile e che la sua estetica sia valorizzata da una fotografia che sfrutta l’uso ponderato e armonico degli effetti speciali, sia prostetici sia digitali. Le immagini sono nitide, le inquadrature ricolme di dettagli definiti dalle variazioni verdastre e ambrate tipiche del cinema di del Toro. La cura di tutti questi aspetti tecnici risalta anche il talento degli attori, perfettamente calati nelle loro parti e costruiti con grande attenzione. Prima su tutti la Hawkins plasma un personaggio delicato, fine e coraggioso, contando unicamente sulla mimica facciale e sulla prossemica: un lavoro interessante che brilla per la sua raffinatezza. Michael Shannon invece, nelle vesti del villain della storia, con la sua recitazione molto contenuta e minimale costruisce un personaggio sfaccettato, che non cade mai nel caricaturale, ma che risulta ugualmente freddo e spietato.

La forma dell'acqua

valutazione globale - 7.5

7.5

una favola romantica

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La forma dell’acqua: un giudizio in sintesi

la forma dell'acquaLa forma dell’acqua è un film che intrattiene molto piacevolmente, raccontando una storia d’amore romantica tanto quanto insolita. Le grandi qualità estetiche e tecniche non fanno rendere visivamente appagante il film, oltre a risaltare l’interpretazione degli attori e ad arricchire una storia emotivamente coinvolgente. Coniuga le qualità del film da festival con la fruibilità di un film concepito per un pubblico più ampio. Da vedere.

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