Home / Recensioni / Dolor y gloria: recensione del nuovo film di Pedro Almodóvar
Dolor y gloria: recensione

Dolor y gloria: recensione del nuovo film di Pedro Almodóvar

Dolor y gloria è il nuovo film di Pedro Almodóvar, in concorso alla 72a edizione del Festival di Cannes, con Antonio Banderas e Penélope Cruz.

Dolor y gloria: sinossi

Salvador Mallo è un regista di grande successo che soffre di diversi problemi fisici e, a periodi alterni, di depressione. In occasione del restauro del suo primo film rincontra l’attore protagonista, con cui aveva tagliato i rapporti dalle riprese del film stesso. Questo episodio e l’incontro con una vecchia fiamma saranno per lui espedienti per riflettere sulla sua vita, sulla sua infanzia, sui rapporti con la madre e sulla sua produzione artistica.

Dolor y gloria: le nostre impressioni

Dolor y gloria: recensione

Torna l’amatissimo regista spagnolo, a tre anni dal suo ultimo lavoro, Julieta, un melodramma tutto al femminile presentato sempre alla kermesse francese. Torna a collaborare con due dei suoi attori feticci e prediletti, il bravissimo Antonio Banderas, che interpreta in Dolor y gloria il fittizio e artistico alterego di Almodóvar in modo toccante e raffinato, e la radiosa Penélope Cruz, che sa dominare lo schermo con un fascino tutto suo nell’interpretare la giovane madre del protagonista nei flashback. In un film che si mostra integralmente all’insegna della (auto)referenzialità e del citazionismo ricercato, il primo, lampante esempio di legame tra il film e la vita stessa di Almodóvar si può riconoscere nella scelta stessa del cast: è proprio assieme a Banderas che Almodóvar si fece conoscere a livello internazionale con l’elettrica commedia dolceamara del 1988 Donne sull’orlo di una crisi di nervi, film che consacrò anche il talento dell’allora giovanissimo attore. Allo stesso modo, Salvador Mallo, a trent’anni dall’uscita del film che lo portò al successo, si relaziona ancora con esso, con l’interprete protagonista di allora e con i lasciti artistici generati dal suo prodotto artistico, nel bene e nel male.

Dolor y gloria: recensione

Dolor y gloria si regge su una fitta e ponderatissima trama di riferimenti centripeti e centrifughi che si estendono dal vissuto personale di Almodóvar alle pietre miliari del cinema. Si tratta di un’operazione non estranea al celebre regista spagnolo, che ha costellato i suoi film di riferimenti alla cinematografia personale (Donne sull’orlo di una crisi di nervi era stato esplicitamente citato anche ne Gli abbracci spezzati) e non solo (il titolo del suo capolavoro Tutto su mia madreTodo sobre mi madre – è apertamente ispirato a Eva contro EvaAll about Eve -, classico intramontabile del 1950). Tuttavia, si percepisce in questo suo ultimo lavoro il valore profondamente personale di tali scelte dall’importanza strutturale e pervasiva che hanno all’interno del film. Molti, già prima della sua uscita in sala lo hanno definito come un suo personale 8 1/2, capolavoro felliniano esplicitamente citato in un poster che si affaccia in un’inquadratura. Il paragone ha una sua ragion d’essere, specialmente nella gestione dei ricordi e dell’elemento metacinematografico, anche se non si può dire lo stesso del fascino visionario e a tratti surreale che caratterizzava quel capolavoro del cinema italiano, per sempre impresso nella memoria dei suoi spettatori. “Dolor y gloria”, un titolo eloquente per un film che ha come intento quello di spiegare che il successo artistico comporta anche molta sofferenza, ma che è proprio attraverso di essa che si raggiungono, appunto, gloriosamente dei grandi risultati.

Le due colonne portanti di un film radicalmente intimista come questo reggono un maturo testamento artistico che cerca di racchiudere le sfaccettature della personalità di Almodóvar: lo spirito, l’eccentricità tecnica, la melanconia, le perversioni, le passioni, i ricordi, i vizi, l’ammirazione delle figure femminili e tanto, tanto altro ancora. Il tempio della memoria e della personalità artistica che il regista ha cercato di costruire abbaglia i nostri occhi con un’estetica e delle scenografie strabilianti. Ma a quello siamo ormai abituati da tempo: chi non vorrebbe vivere in una qualsiasi delle meravigliose case che accolgono i protagonisti dei suoi film?

Dolor y gloria: recensione

Tuttavia, l’operazione estremamente intimistica ed erudita che viene compiuta da Almodóvar non è tenuta insieme da quella verve, da quell’energia comica o drammatica che fa brillare ancora adesso i suoi lavori, anche quelli degli ultimi anni, ritenuti dai più i meno interessanti. Si tratta di un film molto posato, meditativo, introspettivo, pieno di riferimenti e rimandi che non tutti sono in grado di cogliere al volo o interpretarli all’interno del quadro complessivo dello stesso film per dar loro un significato. Si tratta di un film impegnativo, complesso, non facilmente fruibile e accessibile, anche se testimonia il raggiungimento di una maturità artistica solida e più che confermata. Meno estroso di altri suoi lavori, meno audace e provocatorio, Dolor y gloria sembra essere un’opera con cui Almodóvar cerca in tutti i modi di scavare dentro la sua personalità artistica e umana, anche se, come lo stesso film racconta, ripiegarsi su se stessi non è sempre la scelta migliore.

Dolor y gloria

valutazione globale - 7

7

Un film introspettivo, ma complesso e di difficile fruizione

User Rating: Be the first one !

Dolor y gloria: giudizio in sintesi

Dolor y gloria, l’ultimo lavoro di Pedro Almodóvar, è un film personale e intriso di riferimenti cinematografici alla sua opera e al cinema mondiale, che si muove tra il racconto del vissuto del protagonista-alterego finzionale del regista stesso e l’elemento metacinematografico. Manca tuttavia di quella verve distintiva dei film che animano il cinema del regista spagnolo, il quale ha adottato un approccio più posato e meditativo, risultando a tratti un po’ difficile da apprezzare e capire a fondo.

Per ogni notizia e aggiornamento sul mondo dello spettacolo, cinema, tv e libri, vi consigliamo di seguire la nostra pagina Facebook

About Bianca Friedman

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.