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Trust: la recensione del pilot della nuova serie diretta da Danny Boyle

Come spesso accade con le produzioni hollywodiane, viene preso un tema, un evento di cronaca rivisitato, o un personaggio che viene sviscerato e presentato sotto varie forme. Questo è il trattamento a cui è stato sottoposto uno degli eventi di cronaca più famoso del secolo scorso, ovvero il rapimento di John Paul Getty III, nipote del magnate del petrolio John Paul Getty. Nel giro di pochi mesi, abbiamo potuto vedere una trasposizione cinematografica ad opera di Ridley Scott, intitolata Tutti i soldi del mondo, ed ora è approdata sulla schermi la versione seriale, dal titolo Trust, ad opera del canale FX. Trust offre, perlomeno col primo episodio, risvolti della storia e dei personaggi che il film, per quanto ben lavorato, non aveva illustrato o approfondito. Ciò è stato possibile grazie al sapiente lavoro di una coppia già ben collaudata (prova ne è il film vincitore agli Oscar The Millionaire), ovvero quella formata dallo sceneggiatore Simon Beaufoy e dal regista convertitosi qui per la tv Danny Boyle.

Trust, il pilot: sinossi

L’episodio si apre con il suicidio di uno dei rampolli Getty, George, forse ultima speranza di successione per l’anziano e ricchissimo John Paul Getty.

trustAl funerale si ritrovano i fratelli del defunto, tutti pronti nella speranza di cogliere delle briciole dall’anziano magnate. In particolare John Paul II, ex tossicodipendente, ha grandi mire, puntando al posto di amministratore lasciato vacante dal fratello.

A rovinare i suoi sogni di gloria troviamo il figlio, John Paul III, scapestrato hippie dai riccioli d’oro che è arrivato nell’austera dimora inglese del nonno in cerca di denaro per saldare dei debiti. Qui il ragazzo si avvicina al mondo del nonno, fatto di soldi, donne che usa a suo piacimento e pura opulenza. Ma potrà mai un uomo, che ha così tanto, fare un passo per il sangue del suo sangue?

Trust, il pilot: le nostre impressioni

Il paragone con l’equivalente cinematografico di Trust, Tutti i soldi del mondo, è inevitabile, ma ciò non fa sì che uno prevalga sull’altro: sebbene la storia sia la stessa, la serie e il film offrono due affreschi apprezzabili delle stesse vicende, diversi ma fruibili in modi differenti.

trustNel film, il focus vede come soggetti la madre del ragazzo rapito, interpretata da Michelle Williams, e Fletcher Chace, Matt Wahlberg nella versione cinematografica, ed ovviamente l’austera e criptica figura del primo Paul Getty, in due ore ben gestite di narrazione dai toni thriller. Nel caso di Trust, l’impressione che si ha è che Danny Boyle si sia voluto prendere “Tutto il tempo del mondo”, sviscerando ogni dettaglio, un poco alla volta, creando un senso di piacevole impazienza.

In Trust, l’occhio di bue è puntato proprio su colui che effettivamente dovrebbe ed è il protagonista delle terribili vicende narrate, ovvero John Paul Getty III, interpretato da un longilineo ragazzo dal viso gentile, Harris Dickinson: a lui va riconosciuto un grande merito, poiché è stato capace di riportare con cura la spensieratezza e la gioia di vivere di un ragazzo che per tutta la vita, come viene detto da egli stesso nel pilot, ha sempre cercato di scappare via lontano dal cognome che porta. Insomma, Dickinson ha portato una ventata di aria fresca sullo schermo, alleggerendo uno sfondo a tratti greve, dovuto alla presenza del nonno.

trustIn questo senso, il personaggio di John Paul primo, interpretato da un uomo che è una garanzia, ovvero Donald Sutherland, in Trust viene approfondito e analizzato. A differenza del film, che non poteva permettersi troppe diversioni né approfondimenti per necessità di montaggio e durata, nella serie viene sviscerato nelle sue ossessioni e deliri di onnipotenza, basti pensare al trattamento che riserva alle “donne di Casa Getty”, un gruppo di signore che compongono il suo harem personale, che non fanno altro che contendersi pateticamente le attenzioni del vecchio.

Il vecchio Paul,per quanto ricco materialmente, non è nient’altro che un animo arido e miserevole, capace solo di sfruttare ogni situazione per il suo tornaconto. In questo senso, Sutherland ha mostrato il suo talento nel rendere al meglio un personaggio così riccamente sfaccettato, un Giano bifronte che difficilmente può essere capito.

Trust, il pilot: un giudizio in sintesi

Prodotto che non sfrutta niente di nuovo a livello tematico-narrativo, il pilot di Trust ci offre un’altra versione della storia della famiglia Getty e delle vicende che la portarono al centro della cronaca negli anni Settanta.

trustBoyle e Beaufoy sono stati in grado di portare sul piccolo schermo la storia di un ragazzo che, in questo caso, non viene usato come scusa per raccontare la figura dell’avido nonno, anzi, ne è proprio il fulcro, ed è intorno alla sua scapestrata gentilezza che si costruisce la storia. Con un inizio del genere, Trust sembra avere tutte le carte in regola per svilupparsi al meglio, avendo creato delle ottime aspettative nel pubblico.

Una storia, seppur nota, ben raccontata, un team alla regia e alla sceneggiatura ben congegnato, così come lo è il cast, rendono Trust uno show che di certo continueremo a guardare.

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About Ilaria Coppini

25, ormai laureata in Letterature e Filologie Euroamericane, titolo conseguito solo per guardare film e serie TV in lingua originale (sulle battute ci sto ancora lavorando). Almeno un'ora al giorno per vedere un episodio la trovo sempre, e Netflix è ormai il mio migliore amico. Datemi del cibo e una connessione veloce e scatenerete la binge-watcher che è in me.

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