The Crown è un nuovo e scintillante successo di Netflix. Non che ci siano già dati, peraltro difficili da avere dalla piattaforma streaming, ma sicuramente qui stiamo parlando di qualità e pregio, e la serie sulla vita della Regina Elisabetta II ne ha da vendere di entrambi.
Lo show chiaramente è di genere, un period drama molto orientato verso la sfera intima delle persone protagoniste, nonostante tratti anche avvenimenti importanti della storia britannica e lo fa con accuratezza e precisione.
The Crown, la storia di un cambiamento

Perché il messaggio, per altro condivisibile, di The Crown è che un individuo, chiamato a ricoprire un ruolo che è anche un simbolo, cessa di essere come persona e deve diventare qualcosa di più, deve essere il ruolo che incarna. Spesso nella serie si ripete “non vogliono vedere te, vogliono vedere la corona” o “non sei tu che agisci, ma è la corona”, fino a riferimenti altisonanti che spesso escono da personaggi più disparati, con richiami al valore eterno o spirituale di questo delicato ruolo.

La resa di Claire Foy è perfetta nel trasmettere tali sentimenti e situazioni, rappresentando la semplicità ma anche la rigidità di Elisabetta II, la sua quasi inesperienza e impreparazione, tanto quanto i suoi slanci, dettati principalmente dalla Ragion di Stato, dalla sua educazione all’annullamento personale, che vanno a volte a scontrarsi con un mondo in cambiamento ben più che rapido.
The Crown, due generazioni di bravi interpreti

Perché se è brava la Foy, non possiamo che fare un grande plauso anche a Vanessa Kirby, che rende alla perfezione la fragile, viziata e irresponsabile Principessa Margaret, personaggio sopra le righe, come lo zio fu Re che abdicò, ma ne sottolinea le debolezze e lo spirito più libero, etereo e fallibile, in confronto con la sorella, pragmatica e risoluta e che si fortifica via via nel corso della stagione. La Kirby riesce a dare quelle sfumature al personaggio che la fanno compatire e comprendere, mettendone in risalto con naturalezza pregi e difetti.

E di difetti ne ha anche il personaggio di Matt Smith, il consorte Filippo, chiuso nella sua incapacità di vivere nell’ombra di sua moglie, atterrato dal suo orgoglio, improvvido e indisciplinato, incapace di comprendere la realtà intorno a se. Smith forse rende Filippo migliore di quanto sia in realtà, aggiungendo il suo fascino ad un personaggio di secondo piano, però è sufficiente la sua mimica, ancor prima della battuta, a far “sentire” il personaggio allo spettatore.
The Crown, la morale
Alla fine, The Crown, non è solo una storia di maturazione e trasformazione, ma è anche una descrizione dell’animo umano e delle sue debolezze e fragilità, della difficoltà di gestione dei propri ruoli, dell’inadeguatezza di ogni uomo alla grandezza, ma non solo, e della consapevolezza che la Storia, come ogni cosa nella vita, si scrive solamente superando i propri limiti .
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The Crown - Stagione 1
Sceneggiatura
Regia e fotografia
Recitazione
Precisione e passione
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