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Taboo: recensione del pilot della serie di Steven Knight con Tom Hardy

Arriva Taboo, nuova mini serie creata e scritta da quel Steven Knight che abbiamo imparato ad amare con Peaky Blinders, in collaborazione con Tom Hardy (Inception, The Revenant) ed il padre di quest’ultimo “Chips” Hardy e dall’episodio pilota sembra una serie sicuramente con potenziale e un ottimo livello di recitazione (completano il cast attori come Jonathan Pryce, Oona Chaplin, Franka Potente, Richard Dixon).

Taboo non assicura decisamente una visione scanzonata e si infila nel solco, per certi versanti, dello stesso lavoro di Knight, tanto che i paralleli con Peaky Blinders alcune volte vengono proprio spontanei. Rispetto allo show che vede come protagonista Cillian Murphy, qui manca proprio la parte meno incazzosa, più leggera, tanto che il primo episodio, in modo molto colloquiale, potremmo sintetizzare con l’espressione gergale “mai ‘na gioia”

La cupezza di Taboo

Perché alla fine della visione di questa puntata introduttiva, se andiamo a ritroso a pensare ad un personaggio che non sia cattivo o meschino, ad uno che non apostrofi chiunque gli passi a tiro con male parole, a situazioni che siano scevre da qualsivoglia violenza, degradazione, macchinazione, decisamente non troviamo niente. tabooSono tutti arrabbiati, tutti complottano e tramano, l’omicidio non è decisamente l’ultima ratio, ma ha scalato nel cuore delle persone molto velocemente ogni classifica, sempre che qualcuno abbia un cuore in questa serie.

L’ambientazione in una Londra che vive gli albori della rivoluzione industriale, esausta vincitrice delle guerre napoleoniche, arrabbiata per la perdita inevitabile della colonia americana, sporca e misera a causa della rapida urbanizzazione, è già usata ma resta affascinante e viene brillantemente delineata, anche se a larghi tratti, in questa apertura, ma contribuisce ancor più ad appesantire la cappa di aria marcia, sporca del carbone londinese.

Taboo e il suo cuore di tenebra

Tutta la cupezza di prima introduce un altro padre putativo di questa serie. Dopo Peaky Blinders, Taboo porta nel “cuore” anche Joseph Conrad e il suo racconto breve Heart of Darkness che tanto ha dato alla storia letteraria e cinematografica mondiale. tabooI temi, in effetti, sono molto più di una eco della narrazione divenuta un classico della letteratura del XX secolo: ci sono le crude e violente esplorazioni e razzie coloniali della Compagnia delle Indie, compaiono spettri che sono molto più che metaforici delle atrocità compiute anche dallo stesso protagonista in quella che viene da lui stesso percepita come una vita precedente, c’è l’avidità, motore instancabile dello sviluppo umano, c’è la pazzia, caratteristica distintiva dell’iconico Kurtz, che qui è distribuita a piene mani, anche se il personaggio di Tom Hardy sembra arrampicarsi sulle scoscese rocce della follia più degli altri.

 L’episodio, alla fin fine, comunque scorre, ed è una visione che mi sento di consigliare, pur riservandomi di vedere se in qualche modo questa cappa di pesantezza emotiva si dissolverà in qualche momento di questi otto episodi, ma ne dubito.

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Taboo - pilot

Valutazione globale

Mai 'na gioia

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About Andrea Sartor

Cresciuto a pane (ok, anche qualche merendina tipo girella o tegolino... you know what I mean... ) e telefilm stupidi degli anni 80 e 90, il mondo gli cambia con Milch, Weiner, Gilligan, Moffat, Sorkin, Simon e Winter. Ha pianto davanti agli uffici dell'HBO. Sogno nel cassetto: pilotare un Viper biposto con Kara Starbuck Thrace e uscire con Number Six (una a caso, naturalmente). Nutre un profondo rispetto per i ragazzi e le ragazze che lavorano duramente per preparare gli impagabili sottotitoli. Grazie ragazzi, siete splendidi

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