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Suspiria 4K di Dario Argento: scheda, trailer e recensione

  • Trailer e Scheda 
  • Recensione

Genere: horror

Regia: Dario Argento

Cast: Jessica Harper, Stefania Casini, Joan Bennett, Alida Valli, Flavio Bucci, Miguel Bosé, Udo Kier, Renato Scarpa, Margherita Horowitz, Barbara Magnolf

Sinossi: Suzy Banner, giovane americana, arriva in Germania per iscriversi alla celebre Accademia di danza di Friburgo ma la sera del suo arrivo, sotto una pioggia torrenziale, vede un’altra ragazza a che fugge. Poi suona al campanello ma non la fanno entrare. Qualcosa di strano è in corso. Il  film di Dario Argento è il primo capitolo della trilogia delle tre madri a cui hanno fatto seguito Inferno (1980) e La terza madre (2007).

Al cinema solo il 30, 31 gennaio e 1° febbraio

 

Recensione di Dino Ranieri Scandariato

Buon compleanno, Suspiria! Il visionario capolavoro di Dario Argento compie quarant’anni e per l’occasione è tornato al cinema in un’edizione rimasterizzata in 4K a partire dal negativo originale. A fargli questo regalo è stato un laboratorio di restauro cinematografico tedesco, il TLEFilms Film Restoration &Preservation Services, sotto il patrocinio della Videa. E come in ogni compleanno che si rispetti è d’uso accompagnare ai regali gli elogi del festeggiato, anche noi non mancheremo di far lo stesso per un film che, esordendo tra i sospiri della critica italiana, ha poi segnato in modo indelebile la storia del cinema horror nostrano e mondiale.

Il mondo magico di Suspiria

Fin dall’incipit del film Susy Banner (Jessica Harper), una ragazza americana appena sbarcata in Germania per perfezionare i suoi studi di balletto all’Accademia di Friburgo, si trova catapultata in un mondo ostile: dalle porte automatiche dell’aeroporto, confine con l’ignoto, filtrano con montaggio magistrale le note del tema musicale dei Goblin. Fuori infuria la tempesta. Portata in taxi alla scuola di danza (il palazzo friburghese di Erasmo da Rotterdam, dove, come una targa ricorda, egli scrisse il suo Elogio della follia), Susy vede una ragazza scappare dall’ingresso dopo aver pronunciato delle strane parole. Tutto, in effetti, sembra suggerire allo spettatore l’ingresso nel regno dell’irrazionalità.

Cromatismi baviani, scenografie escheriane

Il carattere anormale, alogico, di questo mondo magico è ulteriormente accentuato da un utilizzo inedito, sperimentale, di fotografia e scenografia. Suspiria, infatti, è stato girato con una particolare tecnica, il “Technicolor Dye Transfer”, che consentì al regista e al direttore della fotografia Luciano Tovoli di saturare i colori e puntare ad una suggestiva monocromia che oscilla tra tinte calde (in primis il rosso) e fredde (il verde, il violetto, il blu). In tal modo l’alterazione cromatica, prendendo il sopravvento sugli equilibri armonici della visione diurna, diventa ulteriore elemento perturbante: lo spettro visivo del film si fa davvero spettrale.

Questa tecnica ricomparirà anche nel successivo film di Argento: Inferno (1980), un horror anomalo, forse anche troppo snobbato, che costituisce con Suspiria un affascinante dittico gotico-metafisico. In questi due film lo sperimentalismo cromatico di Argento eredita ed esaspera la lezione di Mario Bava, il padre del nostro cinema dell’orrore: possiamo dire che i prodromi del dittico argentiano sono tutti già nell’ultimo episodio del baviano I tre volti della paura (1963).

Per quanto riguarda le scenografie, agli stilemi gotici tradizionali (incarnati dal palazzo di Erasmo da Rotterdam) si associa in modo labirintico, paradossastico, il surrealismo di Escher: le decorazioni della camera in cui avvengono i primi omicidi o quelle della sala che porta al rifugio segreto delle streghe sono desunte da celebri xilografie dell’artista olandese. E ancora troviamo le architetture neogreche, arcaizzanti, della Königsplatz di Monaco di Baviera, location di una delle più riuscite morti soprannaturali del film.

La colonna sonora

Ma Suspiria è anche l’horror in cui si scatena il progressive dei Goblin. La nota melodia del tema richiama, stravolgendola, la rassicurante nenia dei carillon e l’incombere delle streghe è puntualmente annunciato da ritmi tribali che, come in un rito antropofagico, prefigurano il sacrificio umano. In tal senso, in Suspiria la musica si fa entità sovrannaturale che media tra la potenza demoniaca e l’innocenza infantile della protagonista. Un uso della colonna sonora che, ulteriormente perfezionato in Inferno grazie alle tastiere di Keith Emerson, risulta più efficace del pesante (e intrusivo) commento musicale di Profondo Rosso.

La discesa alle Madri

Spinta da una concatenazione di omicidi dalle dinamiche ricercate, Susy Banner scenderà progressivamente verso il cuore della tenebra, scoprendo infine la sede di una setta di streghe nei recessi dell’Accademia di danza. Significativo che al movimento verso il basso perseguito dalla protagonista corrisponda la presenza massiccia di inquadrature dall’alto (scena della piscina o dell’aggressione nella Königsplatz). Un chiaro segnale dell’agguato soprannaturale che attende i personaggi del film.

Si arriverà così al faccia a faccia tra la ragazzina americana e l’esotica sibilla pluricentenaria (Helena Markos, non a caso una greca! Nell’antichità le streghe del nord della Grecia erano assai note per l’efferatezza dei loro riti: si pensi, ad esempio, alla strega Eritto della Pharsalia di Lucano). Una discesa alle Madri che, ispirata dalla lettura del libro di sogni Suspiria de profundis dell’oppiomane Thomas de Quincey, sarà riproposta, con una maggiore licenza poetica, nel finale metafisico di Inferno.

Dall’illuminismo del thriller alla metafisica dell’horror

Nella carriera di Dario Argento Suspiria segna il passaggio dalla rivitalizzazione del giallo-thriller (la cosiddetta “Trilogia degli animali” e Profondo Rosso) all’esplosione dell’estetica gotico-surrealista che troverà la piena fioritura in Inferno. All’esasperazione degli stilemi horror si accompagna, soprattutto in Inferno, un’operazione di disgregazione dei nessi logici del plot, una programmatica abiura di quel razionalismo che sta alla base delle strutture “a inchiesta” del giallo tradizionale e che continua a operare, anche se vacillando, nei primi thriller argentiani.

Il nostro autore sacrifica alla resa sinestetica del perturbante gli schemi narrativi basati sul mero principio di causalità, dimostrando in tal modo di saper sfruttare le potenzialità psicologiche del genere in cui opera. Un genere che, per definizione, ha a che fare col sonno della ragione e la sua mostruosa figliolanza.

Viste da questa prospettiva, le solite critiche alle lacune della struttura narrativa del film lasciano il tempo che trovano. Argento ha il coraggio di bypassare la logica in virtù dell’estetica. Del resto, come ebbe a dire Federico Fellini su Gli uccelli di Hitchcock, l’horror può venire meglio apprezzato non come una narrazione lineare, ma più come una specie di poema lirico i cui episodi sono come stanze che rafforzano un singolo tema a livello emotivo.

E allora Argento fa sul serio quando allo psichiatra cui si rivolge Susy mette in bocca una citazione dal Ramo d’oro di Frazer: <<La magia è quoddam ubique, quoddam semper, quoddam ab omnibus creditum est>> (“Una cosa che ovunque, sempre e da tutti è creduta”). Così anche noi spettatori dobbiamo continuare a credere nella magia del cinema, ma soprattutto continuare a pretendere dal cinema la magia.

Suspiria

valutazione generale

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About Daniele Marseglia

Ricordo come se fosse oggi la prima volta che misi piede in una sala cinematografica. Era il 1993, film: Jurrasic Park. Da quel momento non ne sono più uscito. Il cinema è la mia droga.

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