Suburra – La serie: sinossi
La storia di Suburra – La serie si svolge nel 2008 e racconta la storia della città nella città di Roma, quella che i giornalisti qualche anno fa avevano chiamato la Terra di Mezzo, di tutte le commistioni tra criminalità, politica, centri di potere secolari e religiosi, sacche di società civile che dipendono da queste commistioni e lo fa raccontando la storia dal punto di vista di tre ragazzi che provengono da mondi differenti ma che si uniscono con lo scopo comune di fare soldi, così andando a scatenare, più o meno involontariamente, una serie di eventi che prevedibilmente andrà completamente fuori controllo.
Suburra – La serie: i pro
Suburra – La serie è la più grande fregatura seriale in cui ci possa imbattere. Spiego meglio. Dopo i primi due episodi, su cui torneremo più avanti, si avrebbe voglia di finirla lì, di lanciare il telecomando contro il televisore quasi come se ci sentissimo presi in giro da quanto visto. Invece, già dal terzo episodio la serie svolta completamente in un crescendo rossiniano che ha il suo apice nella seconda metà di stagione.


C’è un’altra cosa per cui la prima stagione di Suburra verrà ricordata positivamente, ovvero il personaggio di Livia Adami, sorella di Aureliano, interpretata magistralmente dalla semi sconosciuta Barbara Chicchiarelli, al suo primo ruolo davanti alla telecamere. Divisa tra gli affari che gestisce con il padre e l’affetto che ripone nel fratello ribelle, Livia è una donna criminale fredda e spietata. Ogni volta che entra in scena la sua presenza è dirompente riuscendo ad equilibrare alla perfezione la lucidità con cui passa dall’essere una sorella comprensiva e gelosa alla spietatezza nel premere un grilletto. Solo applausi per lei, così come per un sempre più bravo Alessandro Borghi.
Suburra – La serie: i contro
Ma veniamo alle note dolenti che, ahimè, si presentano fin dai primi minuti davanti ai nostri occhi. Un inizio peggiore di questo era difficile da immaginare per Suburra. I primi due episodi sono confusionari, ci presentano i tanti protagonisti della serie in modo sciatto e frettoloso. Sembra di trovarsi di fronte ad una delle peggiori fiction televisive italiane, tanto da rimanere allibiti dalla serie di cliché propinati uno dietro l’altro. E’ come se gli sceneggiatori dei primi due episodi non fossero gli stessi dei restanti otto, quando invece è così. Addossare tutte le colpe al solo Michele Placido, che ha diretto le prime due ore, forse è un po’ troppo eccessivo ma possiamo affermare senza problemi che il regista di Romanzo Criminale probabilmente non si è trovato molto a suo agio con il formato della serie televisiva. Il livello tecnico dei primi due episodi è davvero molto, ma molto scarso.

Giusto due parole anche sull’appena citato Samurai, il crocevia umano, l’uomo che non dorme mai, dove prima o poi tutti si imbattono quando c’è di mezzo un affare losco da sistemare. Se nel film di Sollima era impersonato da Claudia Amendola, nella serie ha il volto dell’attore Francesco Acquaroli che, a mio parere, non riesce ad eguagliare la performance di Amendola. Corretto, invece, il lavoro svolto in sottrazione da Acquaroli per un personaggio che agisce sempre in disparte ma che al contempo è il protagonista della scena.
Suburra - La serie
Valutazione globale - 7.5
7.5
Una fregatura...con risvolti positivi
Suburra – La serie: le conclusioni
Suburra, dopo un preoccupante inizio, riesce ad appassionare guadagnando tutto sommato un giudizio più che positivo. Si fosse concentrata solo sulle vicende di Spadino, Amedeo e Lele sarebbe stata davvero un’ottima serie mentre con gli evidenti difetti che si porta dietro, sottolineati nella recensione, non raggiunge l’epicità di un Gomorra, il paragone più affine per Suburra, ma svolge comunque un buon lavoro. La chiusura dell’ultimo episodio lascia aperto il campo ad un’ipotetica seconda stagione (non ancora annunciata, ma quasi certa) dove si dovrà giocoforza fare tesoro degli errori commessi per non ritrovarsi in quei vicoli ciechi dove più volte Suburra è andata ad infilarsi.
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