- scheda
- recensione
DATA DI USCITA: N.D.
GENERE: Thriller
PAESE: Polonia
REGIA: Agnieszka Holland
CAST: Jakub Gierszał, Katarzyna Herman, Andrzej Grabowski
SINOSSI:
Il film si svolge nella valle di Klodzco, una parte estrema del sud-est della Polonia, un luogo in cui dominano le foreste incontaminate con una grande varietà di fauna, caratteristica che rende la zona un paradiso dei cacciatori. La protagonista vive qui, insieme ai suoi due cani, cercando di combattere contro la crudeltà dei cacciatori. Improvvisamente però quella valle tranquilla viene scossa da una serie di omicidi misteriosi…
Probabilmente Pokot (Spoor in inglese, tratto dal romanzo di Olga Tokarczuk) è il film in concorso più bello visto finora alla Berlinale nella sezione Competition. Finalmente qualcosa che tiene alta l’attenzione, sia attraverso la narrazione avvincente, sia a livello di riprese, sia con la colonna sonora, perché anche quella gioca una parte importante.
Spoor: una crime story nelle fredde foreste della Polonia.

La natura selvaggia di Spoor
Fin dalle prime riprese aeree ed in carrellata per seguire il veloce 4×4 che sfreccia in mezzo ai campi veniamo immersi dalla maestosità della natura selvaggia delle foreste del centro Europa che si stendono a perdita d’occhio. E’ un luogo che dovrebbe essere libero dalla corruzione del genere umano, ma purtroppo non è così: la violenza umana riesce ad abitare anche questi luoghi impervi.
Il rapporto alla natura di quei luoghi è fortemente polarizzato, senza vie di mezzo: da una parte Janina Duszejko e pochi suoi compari della zona, dall’altra i cacciatori e le autorità. In quest’ottica, il nostro piccolo gruppo di eroi appare come un gruppo di ribelli, che con le poche armi a disposizione cercano di sopravvivere in un sistema ingiusto e violento.
Il dramma del diritto animale

“Voglio riportare la morte di un cinghiale selvatico!”, la voce di Janina Duszejko tuona nell’ufficio di polizia, “è morto agonizzando…” e non è nemmeno la stagione di caccia. Lo sappiamo perché il film è scandito per capitoli che non solo portano il nome delle stagioni ma che ricordano anche gli animali che è possibile cacciare in quei giorni. La protagonista, più che sensibile a riguardo, conosce bene i regolamenti aberranti che vengono violati impuniti in modo ancor più abominevole. Si ribella, si dispera ma nessuno comprende perché si agiti tanto. “Gli animali non hanno anima, preghi per lei, non per i suoi cani”: il prete non è da meno quanto a poca considerazione del creato tutto. Ed il dramma animale viene raccontato nella sua completezza: l’entomologo che la protagonista incontra nei boschi le fa notare l’esistenza di un mondo, un universo altrettanto importante e a rischio tanto quanto quello dei mammiferi del bosco. Spoor fa sorridere, commuove, impressiona perché è l’ombra della mano insanguinata dell’uomo ad aver causato tutto quanto, facendo pagare le conseguenze sempre ai più innocenti e non solo gli animali. Se l’uomo ha dato origine a tutto questo, chi può fermarlo? Forse gli animali stessi o l’animalità che è in noi?
La storia di Spoor non ha particolari twist narrativi, ma è raccontata con una regia molto abile, capace di rendere giustizia a quei luoghi meravigliosi popolato da creature innocenti. Perché anche loro compaiono sul grande schermo, loro che sono i protagonisti del film, privi di parola, ma non privi di linguaggio. In ultima istanza credo che sia grazie al montaggio attento e alla scelta di una colonna sonora adeguata che viene tenuta alta l’attenzione del pubblico, senza cui il suo occhio si perderebbe soltanto a contemplare quella distesa di alberi e campi ed i suoi abitanti.
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Spoor
Valutazione globale
avvincente e ben fatto
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