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Mary Shelley: recensione del film sulla creatrice di Frankenstein

Mary Shelley vede il ritorno della protagonista di The Neon Demon in un biopic su una delle più eclettiche scrittrici del diciannovesimo secolo, ricordata da tutti per Frankenstein, anche se spesso e volentieri di quel libro pochi sanno bene quali sia il vero tema.

Mary Shelley: sinossi

mery shelleyMary Shelly è la biografia, abbastanza fedele, anche se a tratti romanzata, della giovinezza della grande scrittrice, partendo dai primi incontri col suo futuro marito Percy Shelly (Douglas Booth), fino alla pubblicazione della prima edizione di Frankenstein. Tra campagne scozzesi, una Londra della prima rivoluzione industriale e soprattutto Ginevra nella tenuta di Lord Byron.

Mary Shelley: le nostre impressioni

Mary Shelly nella prima parte si concentra maggiormente sulla sua vena teen movie, cercando di andare a riprendere, anche se possiamo dire fuori tempo massimo, il filone dei film per adolescenti con un’atmosfera pesantemente gotica e maledetta, genere che ha avuto grandissime fortune al botteghino, ma che ormai sembra aver dato il “meglio” (commercialmente parlando) di sé, tanto da lasciare ancora non troppi cultori sulla piazza. Sembra più un’occasione persa che altro.

mery shelley

Tutto questo potremmo anche generalmente definirlo un’occasione persa, anche se il giudizio potrebbe sembrare troppo tranchant, ma l’impressione è acuita dal fatto che la Shelly sia stata una scrittrice a cui il mondo letterario prima e quello cinematografico poi, devono moltissimo e non solamente per la trasposizione diretta, molto spesso poco fedele, del suo lavoro più famoso, ma anche per come le tematiche di Frankenstein abbiano portato avanti nella scrittura moderna alcuni concetti che alla lunga portano diretti anche a scrittori come Dick e a film come Blade Runner, per citare degli esempi non sempre immediati.

Vediamo in questa prima parte, i protagonisti impegnati nel gestire rapporti difficili coi genitori e cotte, condite da dichiarazioni d’amore poetiche, fughe tra cimiteri e sotto torrenziali piogge scozzesi, sguardi in tralice e sorrisi maliziosi. Certo, Shelly era un poeta, quindi la poesia non è che arrivi dal nulla, ma, onestamente, sembrava un po’, come dicevamo sopra, troppo Twilight, con la bella molto bella e il bello molto ombroso e affascinante.

Nella seconda parte, invece, lo stile narrativo cambia e si passa a qualcosa che assomiglia più a La Duchessa (il film con Keira Knightley), e qui si dà maggiore importanza a tutti quegli episodi che hanno reso la Shelly la donna che è stata e che hanno contribuito alla nascita del suo più grande capolavoro, cercando anche, opera meritevole, di dare anche un senso molto più vicino all’originale alla creazione, e non limitandosi alla parte horror della storia. Questa parte è quindi molto più interessante anche se la Fanning, per altro moderatamente brava in questo film, non riesce sempre a trasmettere la forza caratteriale e la passione della Shelly, limitandosi per la maggior parte del tempo a fare uscire invece il suo carattere più danneggiato. Certo, a tratti sembra arrivarci, ma la caratterizzazione a mio giudizio è insufficiente.

Mary Shelley

valutazione globale - 6.5

6.5

Un po' troppo teen all'inizio, migliora in crescendo

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Mary Shelley: un giudizio in sintesi

mery shelleyMary Shelly è un film curioso, che serve un po’ ad approfondire la vita di questa tormentata autrice e di conoscere un po’ meglio la sua opera principale, ma la prima parte troppo schiacciata sul coming of age, rende la pellicola più farraginosa per chi invece apprezza maggiormente la seconda parte e per il tratto conclusivo, invece, rischia di valere il contrario.

Il giudizio sulla parte tecnica è assolutamente speculare a quello sui contenuti, troppo da teen drama all’inizio e con un miglioramento nella seconda parte. Moderatamente convincente la Fanning, ma non incanta di sicuro.

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About Andrea Sartor

Cresciuto a pane (ok, anche qualche merendina tipo girella o tegolino... you know what I mean... ) e telefilm stupidi degli anni 80 e 90, il mondo gli cambia con Milch, Weiner, Gilligan, Moffat, Sorkin, Simon e Winter. Ha pianto davanti agli uffici dell'HBO. Sogno nel cassetto: pilotare un Viper biposto con Kara Starbuck Thrace e uscire con Number Six (una a caso, naturalmente). Nutre un profondo rispetto per i ragazzi e le ragazze che lavorano duramente per preparare gli impagabili sottotitoli. Grazie ragazzi, siete splendidi

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