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Made in Italy: la recensione del film di Ligabue con Accorsi e la Smutniak

Dopo da Radiofreccia e Da Zero a Dieci, Luciano Ligabue torna dietro la macchina da presa con Made In Italy con Stefano Accorsi e Kasia Smutniak.

Made in Italy: la sinossi

Made in ItalyLa trama vede il protagonista Riccardo (Stefano Accorsi) lavorare in una salumeria della zona, fare bisboccia con alcuni amici, tra cui Carnevale, un pittore dedito a sperperare il patrimonio di famiglia, specialmente al gioco, e avere un rapporto travagliato con la moglie Sara, che gli ha dato un figlio ora adolescente. Riccardo decide di andare con i soliti amici della bisboccia a Roma per partecipare ad una manifestazione contro l’abolizione dell’ articolo 18. Da lì in poi le cose sembreranno migliorare per lui, anche se l’equilibrio è precario.

Made in Italy: le nostre impressioni

Made in Italy lascia un’impressione di superficialità. Pare che tenda ad accatastare situazioni eterogenee puntando sul loro lascito emotivo immediato, senza curarsi di sfilacciare il senso generale del film. L’idea del cinema che ha in testa Ligabue dev’essere affine a quella alla base del videoclip: sfoderare una scena forte, con un pianto, un ballo sfrenato e tentare di dare spessore con quello.

Made in Italy

Peccato pero’ che la dimensione del lungometraggio appiattisca inevitabilmente questa visione, anche perché i temi che il regista vorrebbe trattare mirano alto e avrebbero bisogno di un’elaborazione strutturata che qui pare mancare totalmente. Ligabue vorrebbe parlare della crisi lavorativa e sociale del nostro Paese, ma affida la tematica a qualche battuta (la storia del furiere), e a qualche sequenza estemporanea prima di cambiare registro e ritornare sulle sue care amicizie e bisbocce della provincia emiliano-romagnola, tematica che spesso ha anche cantato, senza però aggiungere ora niente di nuovo alla stanca ripetizione.

Lascia quindi il discorso a un livello vago e di facciata, sviluppando peraltro personaggi convenzionali: Accorsi è la quintessenza dell’impulsività (di mucciniana memoria?) e poco altro; la Smutniak piange quasi sempre ma non dà l’idea di trasmettere qualcosa che arrivi davvero e Carnevale, che vorrebbe essere un burroughs di provincia, artista maledetto e mantenuto dal capitale familiare, in realtà è poco più di una macchietta. Il tutto condito con dialoghi che non lasciano granché oppure infastidiscono cercando la simpatia a tutti i costi. Poco si salva in effetti in questo film.

Made in Italy

Nonostante tutto, a tratti si capisce che il Ligabue, che in Radiofreccia era riuscito a dare emozioni autentiche e a regalare anche squarci di cinema bello da vedere, non si è completamente affievolito. Come nel finale o in qualche inquadratura disseminata lungo il film, o ad esempio durante la sequenza del culmine della crisi lavorativa di Accorsi.

Troppo poco, però, per salvare un film che ha evidenti limiti di scrittura e di caratterizzazione dei personaggi e che non riesce neanche ad avvalersi della recitazione di attori di solito all’altezza della situazione come Accorsi e la Smutniak, perché fa interpretare loro personaggi troppo superficiali. Non male la colonna sonora di cui si ricordano alcuni brani dello stesso Ligabue, al di sopra della sua media, e alcuni spunti di folk più intimista, tra Nick Drake e l’America.

Made in Italy

Valutazione globale - 5

5

Troppo piatto e convenzionale

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Made in Italy: giudizio in sintesi

Ligabue vorrebbe unire la tematica sociale: la crisi del lavoro e quella sociale del nostro paese, con il ritratto delle amicizie e delle bisbocce della provincia emiliano-romagnola. Purtroppo l’operazione fallisce e la pellicola risulta troppo vaga e superficiale. Un certo interesse riscuotono le musiche, alcune dello stesso Ligabue.

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About Tommaso Perissi

Scopre la magia del cinema d'autore verso la fine degli anni 90 grazie ad una videoteca vicino alla stazione di santa maria novella che offre titoli ancora in vhs...poi frequenta saltuariamente vari cineforum in giro per la città

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