Legion è arrivata sulla televisiona americana carica di molta aspettativa per chi ci ricordava che questo era un personaggio pieno di enormi potenzialità, un po’ meno per l’affollamento di serie tv di stampo marcatamente supereroistico, che hanno invaso la televisione (e il cinema) negli ultimi anni. C’erano due dettagli però che dovevano far propendere per il maggior hype: la presenza come creatore (e regista del primo episodio) di Noah Hawley, il creatore di Fargo (la serie), e l’ambientazione nel mondo degli X-Men, che quando non viene buttato in vacca da filmoni buoni solo per i gadget, è uno dei rami del mondo supereroi maggiormente gravido di significati e simbolismi.
Il pilot di Legion e la sua bellezza
Con tutte le tante o poche aspettative che ci potevano essere, il primo pregio del pilot di Legion è sorprenderci e spiazzarci completamente. 
Niente. Non mi aspettavo assolutamente niente di questo, un primo episodio che è un viaggio delirante all’interno della mente del protagonista, alla ricerca della giusta sequenza di eventi, nel tentativo di dare, tutti insieme noi e lui, un senso a quello che stiamo vedendo.

Legion, questo l’esordio, ma ora?
Può andare avanti così Legion? Non credo, sinceramente, ma aspetto di vedere se Hawley riuscirà a stupirmi ancora. La prima impressione è che ora che è stata fatta maggiore chiarezza e siamo usciti dallo stato di confusione iniziale, il percorso della serie tenda a seguire maggiormente un canovaccio da telefilm supereroistico, seppur declinato nella versione degli X-Men, quindi con tutte le tematiche generali dell’accettazione del diverso e del significato intimo della natura umana, ma che fondamentalmente non possa reggere un ritmo come quello del pilot per tutti e otto gli episodi.

Grazie allo script, ma non solo, spiccano anche le interpretazioni dei protagonisti. Se abbiamo un lead come Dan Stevens che, finalmente, riesce a far vedere tutta la sua bravura nell’interpretare un personaggio che, almeno in questo episodio, era difficilissimo, anche alcuni personaggi di supporto sono notevoli: Rachel Keller, ma soprattutto, pur nei pochi momenti concessi, Aubrey Plaza, sono delle compagne di avventura brillanti specialmente considerando che, in un episodio simile, decisamente Stevens-centrico, riuscire a ritagliarsi uno spazio sullo schermo, diventa un’opera ardua.

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Legion
Valutazione globale
Sorprendente e spiazzante
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Davvero notevole come pilot. Concordo con la tua recensione. Aggiungo soltanto, nel gioco di citazioni cinematografiche, l’omaggio a The Tree of Life di Terrence Malick nella scena di Dan bambino.
Bravo, non avevo notato, era un po’ una cosa en passant, ma buon occhio 🙂