Home / Recensioni / Legion: recensione del pilot della nuova serie Marvel con Dan Stevens
Legion

Legion: recensione del pilot della nuova serie Marvel con Dan Stevens

Legion è arrivata sulla televisiona americana carica di molta aspettativa per chi ci ricordava che questo era un personaggio pieno di enormi potenzialità, un po’ meno per l’affollamento di serie tv di stampo marcatamente supereroistico, che hanno invaso la televisione (e il cinema) negli ultimi anni. C’erano due dettagli però che dovevano far propendere per il maggior hype: la presenza come creatore (e regista del primo episodio) di Noah Hawley, il creatore di Fargo (la serie), e l’ambientazione nel mondo degli X-Men, che quando non viene buttato in vacca da filmoni buoni solo per i gadget, è uno dei rami del mondo supereroi maggiormente gravido di significati e simbolismi.

Il pilot di Legion e la sua bellezza

Con tutte le tante o poche aspettative che ci potevano essere, il primo pregio del pilot di Legion è sorprenderci e spiazzarci completamente. LegionPerché il pilot di questa nuova serie è tutto quello che non ti aspetti, è una costruzione che si contorce su se stessa, un continuo saltare tra diversi momenti nel tempo, un caleidoscopio di immagini, colori e voci, una frenesia narrativa che rispecchia la schizofrenia (apparente) del protagonista, un susseguirsi di movimenti di camera e tagli d’inquadratura che lasciano lo spettatore assuefatto e soddisfatto.

Niente. Non mi aspettavo assolutamente niente di questo, un primo episodio che è un viaggio delirante all’interno della mente del protagonista, alla ricerca della giusta sequenza di eventi, nel tentativo di dare, tutti insieme noi e lui, un senso a quello che stiamo vedendo.

LegionIl quadro che ne risulta è un insieme di vari stili, ci si può vedere Nolan e ci sono scene che chiaramente rimandano ad una pratica “Kubrikiana”, basti vedere la scena “rossa” dell’atrio deserta che ricorda il vano che ospitava il supercomputer HAL 9000, ambientata tra l’altro in un ospedale pischiatrico che si si chiama Clockwork (come l’originale del famoso Arancia Meccanica).  Ho ritrovato anche la follia di Terry Gilliam, fusa in una destrutturazione post moderna coi colori di Utopia, e tutto alla fine torna all’universo canonico degli X-Men nelle ultime scene.

Legion, questo l’esordio, ma ora?

Può andare avanti così Legion? Non credo, sinceramente, ma aspetto di vedere se Hawley riuscirà a stupirmi ancora. La prima impressione è che ora che è stata fatta maggiore chiarezza e siamo usciti dallo stato di confusione iniziale, il percorso della serie tenda a seguire maggiormente un canovaccio da telefilm supereroistico, seppur declinato nella versione degli X-Men, quindi con tutte le tematiche generali dell’accettazione del diverso e del significato intimo della natura umana, ma che fondamentalmente non possa reggere un ritmo come quello del pilot per tutti e otto gli episodi.

LegionRimane, qualunque sia la strada che andrà ad intraprendere, un gran pilot, coraggioso e sperimentale, gestito dalla bravura di un “artigiano” del cinema che sa ricreare degli stili con molta classe (lo aveva fatto con lo stile coeniano in Fargo) e ora ha dimostrato di saperli anche miscelare bene, aggiungendoci un tocco molto personale. Molte scene rimarranno iconiche o decisamente inaspettate e quindi belle anche per questo motivo (il mini frammento musical bhollywoodiano è un capolavoro).

Grazie allo script, ma non solo, spiccano anche le interpretazioni dei protagonisti. Se abbiamo un lead come Dan Stevens che, finalmente, riesce a far vedere tutta la sua bravura nell’interpretare un personaggio che, almeno in questo episodio, era difficilissimo, anche alcuni personaggi di supporto sono notevoli: Rachel Keller, ma soprattutto, pur nei pochi momenti concessi, Aubrey Plaza, sono delle compagne di avventura brillanti specialmente considerando che, in un episodio simile, decisamente Stevens-centrico, riuscire a ritagliarsi uno spazio sullo schermo, diventa un’opera ardua.

LegionE nonostante il mio cuore si intenerisca molto raramente, le scene di “amore sfiorato” come quando Stevens e la Keller camminano tenendosi per il tramite di una stoffa o quando sono sdraiati senza potersi toccare, sono rese con una grazia e uno stile molto “soffice”.

Per ogni notizia e aggiornamento sul mondo dello spettacolo, cinema, tv e libri, vi consigliamo di seguire la nostra pagina Facebook

Legion

Valutazione globale

Sorprendente e spiazzante

User Rating: 3.63 ( 3 votes)

About Andrea Sartor

Cresciuto a pane (ok, anche qualche merendina tipo girella o tegolino... you know what I mean... ) e telefilm stupidi degli anni 80 e 90, il mondo gli cambia con Milch, Weiner, Gilligan, Moffat, Sorkin, Simon e Winter. Ha pianto davanti agli uffici dell'HBO. Sogno nel cassetto: pilotare un Viper biposto con Kara Starbuck Thrace e uscire con Number Six (una a caso, naturalmente). Nutre un profondo rispetto per i ragazzi e le ragazze che lavorano duramente per preparare gli impagabili sottotitoli. Grazie ragazzi, siete splendidi

2 comments

  1. Daniele Marseglia

    Davvero notevole come pilot. Concordo con la tua recensione. Aggiungo soltanto, nel gioco di citazioni cinematografiche, l’omaggio a The Tree of Life di Terrence Malick nella scena di Dan bambino.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.