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Legion: l’intervista al creatore Noah Hawley su come ha realizzato la serie

David Heller (Dan Stevens) è il protagonista di Legion, la serie TV ambientata nell’universo narrativo degli X-Men che segna la prima collaborazione tra FX e Marvel TV. La serie prende spunto dal personaggio della Marvel Comics con lo stesso nome e un carattere piuttosto tenebroso, che è, all’inizio della stagione, ricoverato in un ospedale per schizofrenia.

Ma cosa succede se la sua malattia mentale non è ciò che sembra, ed è invece la manifestazione dei suoi incredibili poteri telepatici? Questo tipo di storia è molto comune all’interno dell’universo degli X-Men, ma qui viene applicato per una figura con capacità pericolosamente potenti e una capacità molto limitata di controllo. Tutto questo viene gestito dal creatore della serie Noah Hawley, la mente dietro a Fargo (la serie). Molto similarmente a quella serie antologica, Legion viene fornito con un proprio aspetto grafico innegabilmente distinto.

L’intervista su Legion a Noah Hawley

“Cercare di fare qualcosa di inaspettato e imprevedibile per me è sempre importante, non perché voglio confondere la gente, ma perché penso che ci sia gioia nel guardare una storia in cui non si sa che cosa sta per accadere. In Fargo, siamo in grado di giocare con questo perché quelle storie sono costruite con un gran numero di pezzi in movimento in rotta di collisione, e non si può davvero dire quali stanno per entrare in collisione con quali e quando. C’è un certo elemento di casualità. In questo modo, ho voluto raccontare una storia che fosse sorprendente, ma che si percepisse come inevitabile alla fine.”

“Ecco, una delle cose che ho sempre apprezzato di questo genere e di generi simile, come la fantascienza e il fantasy, ossia che ci sia un senso di meraviglia che da spazio alla creatività e alla pura immaginazione. Guardi le cose come The Twilight Zone o Doctor Who o il Dottor Strange. Questi sono show guidati dall’idea di sviluppo. Ho amato molto questa idea. Non volevo fare qualcosa di serio circa l’inevitabile battaglia tra il bene e il male.”

“La cosa che mi è piaciuta del personaggio di David Haller e di quello che sta esplorando è il concetto che deriva dalla domanda ‘cosa succede se qualcuno a cui è stata diagnosticata una malattia mentale non fosse veramente malato di mente?’. C’è questa sconnessione intrinseca tra percezione e realtà. ero eccitato di fare qualcosa di soggettivo, qualcosa in cui il pubblico … Il modo migliore per capire David non poteva essere che l’essere David e capire come vede le cose e il fatto che non sappia se sono reali o meno. Questo è anche il viaggio dello spettatore.”

Il viaggio e i dolori di Legion

Anche se il cammino di Legion vede David scoprire lentamente i suoi doni e comprendere la vera portata della sua realtà, Hawley dice che questo non nega il dolore e la sofferenza che David ha sopportato per tutta la vita. Indica una sequenza iniziale dall’episodio pilota, un montaggio 3 minuti e mezzo che mostra la progressione di David dall’infanzia all’età adulta.

“Potete vedere come era una volta un bambino con nient’altro che promesse. Poi c’è un momento in cui per alcuni bambini, la malattia comincia a manifestarsi. Nel suo caso, quando i suoi poteri sono apparsi, lui ha cominciato a a staccarsi dal mondo in generale, ed il tutto è diventato una storia negativa per lui portandolo a finire in un istituto. C’è qualcosa di tragico a riguardo. Non volevo usare una situazione così seria e grave solamente come una sorta di colore di sfondo per una storia del genere; ho pensato che quello che avrebbe fatto funzionare questo show come uno show drammatico sarebbe stato il fatto che è uno show serio che si occupa di cose serie ma, allo stesso tempo, mantiene le caratteristiche di uno show più giocoso”.

A tale proposito, la serie gioca moltissimo con le caratteristiche convenzionali del genere supereroistico. In Legion ci sono mutanti con poteri affascinanti come la capacità di viaggiare attraverso i ricordi di un’altra persona, per non parlare della manifestazione visiva del potenziale distruttivo di David.

“Ho sempre la sensazione che ciò che funziona meglio in questi generi è se c’è un rapporto tematico o metaforico di fondo con i diversi poteri. In altre parole, se si guarda a un personaggio del mondo degli X-Men, questi personaggi sono spesso degli emarginati sociali che sono sempre stati trattati come ‘diversi’ e il loro comportamento è sempre stato stigmatizzato. Finiscono con una visione molto distorta negativa di se stessi, perché questo è come il mondo li vede. Alla fine questi personaggi, devono arrivare a  prendere il controllo della propria identità e ridefinire se stessi e capire che quelle cose che erano state loro descritte come i loro punti deboli sono in realtà i loro punti di forza e ciò che li rende speciali”.

(continua a pagina 2)

About Andrea Sartor

Cresciuto a pane (ok, anche qualche merendina tipo girella o tegolino... you know what I mean... ) e telefilm stupidi degli anni 80 e 90, il mondo gli cambia con Milch, Weiner, Gilligan, Moffat, Sorkin, Simon e Winter. Ha pianto davanti agli uffici dell'HBO. Sogno nel cassetto: pilotare un Viper biposto con Kara Starbuck Thrace e uscire con Number Six (una a caso, naturalmente). Nutre un profondo rispetto per i ragazzi e le ragazze che lavorano duramente per preparare gli impagabili sottotitoli. Grazie ragazzi, siete splendidi

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