Dopo aver ottenuto il Prix de la mise en scène a Cannes, Cold War (Zimna wojna), il dramma romantico polacco del talentuoso Paweł Pawlikowski è finalmente nelle sale italiane. Cold War compare nella shortlist agli Academy Award per la categoria del miglior film in lingua straniera.
Cold War: la sinossi

Cold War: le nostre impressioni
Un amore impossibile in piena Guerra Fredda. Un dramma in bianco e nero che dipinge la relazione tossica e carnale tra allieva e maestro — beninteso, a suon di canzoni. Nell’arco di quindici anni, i due amanti si lasceranno per poi ritrovarsi passando dalla Polonia stalinista, a Berlino-est, da una Parigi bohémienne (forse troppo idealizzata?) alla Yugoslavia comunista. La loro relazione sarà dolorosa, potente ma priva di fronzoli. Il loro amore intenso e al contempo fugace rifletterà i tempi morti e mortiferi di un’Europa disunita e senza colori.

Cold War tocca corde ben più profonde, evocando nello spettatore un senso di malinconia e d’irrequietezza che sfocia in un’amara rassegnazione, prossima all’immobilismo. In Cold War ritroviamo infatti la capacità di tradurre sul grande schermo un sentimento che per lungo tempo è stato materia prettamente letteraria: lo spleen. Trasposta sullo sfondo degli anni della Guerra Fredda, questa restituzione anacronistica è resa ancora più convincente da un equilibrio narrativo magistrale e dall’estetismo perfetto della pellicola. In altri termini, dalla camera che ama studiare i volti, i corpi e i dettagli dei protagonisti — attribuendo vitalità e sensualità al gioco della seduzione —, così come dalla saggia e virtuosissima scelta dell’uso del bianco e nero.
Il ritratto malinconico di questa relazione amorosa è una raccolta di frammenti, di ellissi temporali e delle disunioni dei due antieroi. Quest’ultimi, al contempo vittime e carnefici, sono incapaci di opporsi al fato che li vuole divisi e costantemente infelici. La frattura così come la disgiunzione e l’incompletezza costituiscono il tema principale del film: l’abilità di Pawlikowski sta nel saperlo declinare armoniosamente tra la piccola e Grande Storia. La ricostruzione dell’Europa ai tempi della Guerra Fredda è infatti abbastanza convincente e dettagliata, specialmente per quanto riguarda la riproduzione del regime sovietico. D’altronde, come ha affermato il regista, la musica è l’indicatore dei costumi di un paese, e i canti patriottici polacchi messi in scena in Cold War descrivono fin troppo bene l’atmosfera totalitarista che soffocava il paese. Forse, l’opposizione tra oriente e occidente è leggermente calcata nella riproduzione di uno stile di vita eccessivamente libertino e debosciato della Parigi anni ’50.

Cold War
valutazione globale - 8
8
Un gioiello del cinema polacco, spiazzante per la sua semplicità
Un giudizio in sintesi

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