Dopo The Handmaid’s Tale, L’altra Grace, un nuovo racconto tratto da un romanzo di Margaret Atwood, con Sarah Gadon protagonista in grande spolvero, in una narrazione dura, difficile, ma pregna, come sempre, di significati.
L’altra Grace, sinossi

L’altra Grace, le nostre impressioni
L’altra Grace è un racconto, scritto da Margaret Atwood (The Handmaid’s Tale), che ha l’apparenza di un period drama, che ci porta a immergerci nell’America di metà 800, in una storia che sembra il racconto di un delitto feroce, ma in realtà nasconde e svela molti temi, tanto cari alla scrittrice, che comprendono la condizione femminile e le sue vessazioni, ma che arrivano anche a quella disperazione che è tipica dei popoli che fuggono dalla loro casa per arrivare ad un futuro migliore che quasi mai si concretizza.

Ma primariamente la donna: il senso profondo di questo, come di altri lavori della Atwood, è che ogni essere umano che nasca donna, nasce potenzialmente e spesso vive realmente come una vittima. Vittima degli uomini, vittima della società, vittima del pregiudizio. Man mano che andiamo avanti con la narrazione e man mano che si scopre quello che è successo o quello che presumiamo possa essere successo, diventa sempre più chiaro quanto tutto questo sia irrilevante. Quello che veramente conta è l’ineluttabilità di certe conclusioni per una vicenda, se il presupposto è quello di vivere nella condizione di vittima. Rafforza questo concetto il fatto che la narrazione del passato sia fatta sempre ed esclusivamente dal punto di vista di Grace e tramite la sua memoria, incredibilmente precisa quanto drammaticamente labile nei momenti fondamentali.

Ma Grace, come altri uomini e donne nel racconto, è anche un profugo, una persona che cerca una vita migliore, prima fuggendo dall’Irlanda al Canada e poi verso gli Stati Uniti, ma il futuro migliore non arriverà mai, se non in un finale forse troppo assolvente per lo spettatore, ribadendo anche in questo filone che quando uno nasce vittima, la miseria gli viene incollata addosso dalla società.
L’ultimo spunto molto interessante che viene analizzato in questa serie è quello psicologico: una donna ritenuta da (quasi) tutti malvagia forse è semplicemente malata o, come in alcuni momenti sembra, leggermente bipolare o schizoide. Anche questo passaggio serve a ribadire, usando una società meno evoluta della nostra come sterilizzazione del concetto, che spesso la realtà è molto più complessa rispetto a situazioni semplicistiche e rassicuranti che servono a far sentire il popolo maggiormente a suo agio.
L'altra Grace
Valutazione Globale - 8
8
Doloroso dramma femminile
L’altra Grace, un giudizio in sintesi
L’altra Grace è uno show con un ritmo compassato, che usa una narrazione fatta di ricordi raccontati durante sedute che potremmo definire psichiatriche e che quindi smorza l’azione per concentrarsi maggiormente sul messaggio e sui contenuti che vengono raccontati, quindi non è assolutamente uno spettacolo “di intrattenimento” ma una lunga riflessione. 
Gli attori sono veramente bravi, specialmente una Sarah Gadon, capace di passare attraverso diverse personalità e sfaccettature, dalla debolezza al gelo, così come la regia e il montaggio della serie sono estremamente curati e capaci di dettare un ritmo spezzettato ma avvolgente. Un’esperienza da fare.
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