Santiago, Italia è il titolo dell’ultimo documentario scritto e diretto da Nanni Moretti. L’opera, che ha chiuso il Torino Film Festival di quest’anno, si concentra sul golpe militare cileno del 1973 ad opera del generale Pinochet, e si basa sulle memorie di chi visse in prima persona quei drammatici avvenimenti.
Santiago, Italia: la sinossi

Santiago, Italia: le nostre impressioni
Con Santiago, Italia Nanni Moretti torna sul terreno più squisitamente politico, abbandonando i toni intimisti ed introspettivi dei suoi ultimi lavori. Nel parlare di un passato apparentemente lontano, egli si riallaccia – come di consueto – all’attualità politica, fornendo il suo punto di vista sul presente italiano.

È proprio nel momento della più cupa disperazione dei protagonisti che Santiago, Italia pare riaccendere la speranza, parlando del ruolo che ebbe a svolgere l’ambasciata italiana. Questa si trovò infatti ad essere il rifugio di tanti uomini e donne che vi trovarono asilo, gli stessi che poi, grazie ai salvacondotti, trovarono nell’Italia una seconda casa. Questo, per Moretti, il fil rouge che lega Italia e Cile, paesi “gemellati” grazie alla capacità mostrata dagli italiani di accogliere ed integrare gli esuli. È palese che Moretti parli all’Italia di oggi attraverso il più classico degli espedienti narrativi: quello del “come eravamo”. Il punto di vista del regista emerge con la consueta nettezza e precisione, senza alcuna pretesa di essere accondiscendente né imparziale (come lo stesso Moretti, del resto, si premura di sottolineare nel corso di un intervista ad un militare condannato per le violenze commesse nelle fasi del golpe).
Santiago, Italia è in un certo senso un documentario anomalo, che non si preoccupa più di tanto di ricostruire le verità storiche del Cile di allora con la precisione di un’accurata indagine giornalistica; che non snocciola dati sul numero di morti; che non si addentra nell’analisi di trend economici e non guarda al microscopio risultati elettorali. Nanni Moretti filma l’emozione nel senso più ampio del termine: dalla speranza alla disperazione, dalla gioia alla violenza. La macchina da presa è immobile, incollata ai volti dei protagonisti. È anche impietosa, pronta a coglierne senza alcun taglio di montaggio le emozioni più autentiche degli intervistati, lacrime comprese.

Certamente non mancheranno i detrattori di Santiago, Italia. Ad esempio, coloro i quali vedranno nel documentario una visione troppo manichea, figlia di un genere molto vicino alla memorialistica faziosa. O, ancora, coloro i quali accuseranno Moretti di un sostanziale elitarismo (problema, quest’ultimo, che ha segnato tutta la carriera cinematografica di Nanni Moretti), se non altro in merito alle fonti citate: registi, scrittori, giornalisti, imprenditori, diplomatici, quasi tutti componenti della medio-alta società cilena. O, infine, coloro che storceranno il naso di fronte al tentativo pedagogico nei confronti dell’Italia odierna, molto diversa da un punto di vista socio-economico rispetto a quella della metà degli anni ’70. In ogni caso, Santiago, Italia rappresenta una visione netta e precisa, autorevole, a suo modo, di un regista che non ha mai rinunciato ad esporsi: più o meno direttamente, ma sempre con coraggio e convinzione.
Santiago, Italia
valutazione globale - 6.5
6.5
Una commossa utopia che parla al presente italiano
Santiago, Italia: giudizio in sintesi

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