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Nanni Moretti in Santiago, Italia

Santiago, Italia: la recensione dell’ultimo documentario di Nanni Moretti

Santiago, Italia è il titolo dell’ultimo documentario scritto e diretto da Nanni Moretti. L’opera, che ha chiuso il Torino Film Festival di quest’anno, si concentra sul golpe militare cileno del 1973 ad opera del generale Pinochet, e si basa sulle memorie di chi visse in prima persona quei drammatici avvenimenti.

Santiago, Italia: la sinossi

Rodrigo Vergara in Santiago, ItaliaDemocraticamente eletto come Presidente del Cile nel 1970, Salvador Allende intende guidare il proprio paese verso una svolta politica e sociale: è la via cilena al socialismo. Nel 1973, tuttavia, i militari guidati dal generale Augusto Pinochet rovesciano il governo, dando inizio ad una dura repressione. Attraverso interviste a registi, scrittori, giornalisti e superstiti del regime, Moretti racconta i duri anni del regime militare, seguendo da vicino una vicenda storica poco nota che vide l’ambasciata italiana dare asilo a molti oppositori del generale.

Santiago, Italia: le nostre impressioni

Con Santiago, Italia Nanni Moretti torna sul terreno più squisitamente politico, abbandonando i toni intimisti ed introspettivi dei suoi ultimi lavori. Nel parlare di un passato apparentemente lontano, egli si riallaccia – come di consueto – all’attualità politica, fornendo il suo punto di vista sul presente italiano.

La Moneda. Santiago, ItaliaSantiago, Italia ripercorre le vicende degli anni di presidenza di Salvador Allende, e quelle drammatiche del golpe militare che ne rovesciarono il governo democraticamente eletto, attraverso i ricordi di coloro che vissero quegli anni. In un’ora e poco più di girato, Nanni Moretti segue una parabola emotiva ascendente e discendente. Le memorie legate all’avvento di Salvador Allende sono piene di pathos, e gli occhi dei protagonisti vibrano di un civismo a tratti commosso. La via cilena al socialismo si prospettava come un’epoca di generale ottimismo e speranza. Al culmine dell’entusiasmo, con stadi colmi di giovani speranzosi, ecco il golpe militare di Augusto Pinochet: i bombardamenti sul  palazzo presidenziale La Moneda, il dramma dei desaparecidos, lo stadio nazionale che si trasforma in un gigantesco centro di detenzione e di tortura degli oppositori, sede di sevizie e violazioni di ogni genere.

È proprio nel momento della più cupa disperazione dei protagonisti che Santiago, Italia pare riaccendere la speranza, parlando del ruolo che ebbe a svolgere l’ambasciata italiana. Questa si trovò infatti ad essere il rifugio di tanti uomini e donne che vi trovarono asilo, gli stessi che poi, grazie ai salvacondotti, trovarono nell’Italia una seconda casa. Questo, per Moretti, il fil rouge che lega Italia e Cile, paesi “gemellati” grazie alla capacità mostrata dagli italiani di accogliere ed integrare gli esuli. È palese che Moretti parli all’Italia di oggi attraverso il più classico degli espedienti narrativi: quello del “come eravamo”. Il punto di vista del regista emerge con la consueta nettezza e precisione, senza alcuna pretesa di essere accondiscendente né imparziale (come lo stesso Moretti, del resto, si premura di sottolineare nel corso di un intervista ad un militare condannato per le violenze commesse nelle fasi del golpe).

Santiago, Italia è in un certo senso un documentario anomalo, che non si preoccupa più di tanto di ricostruire le verità storiche del Cile di allora con la precisione di un’accurata indagine giornalistica; che non snocciola dati sul numero di morti; che non si addentra nell’analisi di trend economici e non guarda al microscopio risultati elettorali. Nanni Moretti filma l’emozione nel senso più ampio del termine: dalla speranza alla disperazione, dalla gioia alla violenza. La macchina da presa è immobile, incollata ai volti dei protagonisti. È anche impietosa, pronta a coglierne senza alcun taglio di montaggio le emozioni più autentiche degli intervistati, lacrime comprese.

Piero De Masi in Santiago, ItaliaMoretti non rinuncia a far sentire la sua voce, e rimane autenticamente Autore: si (auto)inquadra solo in due circostanze, e fa sentire pochissime volte la sua voce. Eppure si avverte quando è strettamente necessario, soltanto quando intende veicolare allo spettatore la strada che ha inteso seguire. Si percepisce tra le righe, tra sprazzi di sarcasmo e la solita inflessibilità, discreta ma granitica: quella di chi non ha mai nascosto le proprie opinioni politiche, di chi non reputa “rossi e neri tutti uguali”, come ebbe a dire in Ecce bombo.

Certamente non mancheranno i detrattori di Santiago, Italia. Ad esempio, coloro i quali vedranno nel documentario una visione troppo manichea, figlia di un genere molto vicino alla memorialistica faziosa. O, ancora, coloro i quali accuseranno Moretti di un sostanziale elitarismo (problema, quest’ultimo, che ha segnato tutta la carriera cinematografica di Nanni Moretti), se non altro in merito alle fonti citate: registi, scrittori, giornalisti, imprenditori, diplomatici, quasi tutti componenti della medio-alta società cilena. O, infine, coloro che storceranno il naso di fronte al tentativo pedagogico nei confronti dell’Italia odierna, molto diversa da un punto di vista socio-economico rispetto a quella della metà degli anni ’70. In ogni caso, Santiago, Italia rappresenta una visione netta e precisa, autorevole, a suo modo, di un regista che non ha mai rinunciato ad esporsi: più o meno direttamente, ma sempre con coraggio e convinzione.

Santiago, Italia

valutazione globale - 6.5

6.5

Una commossa utopia che parla al presente italiano

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Santiago, Italia: giudizio in sintesi

Nanni Moretti. Santiago, ItaliaCon Santiago, Italia, Nanni Moretti torna ad un cinema politicamente impegnato. Il golpe militare del 1973 ad opera della giunta militare guidata da Augusto Pinochet serve al regista per parlare del ruolo avuto dall’Italia in quella drammatica vicenda. Basandosi sui ricordi di chi sfuggì alla dittatura trovando accoglienza in Italia, il regista fornisce il suo personale punto di vista sull’attualità politica italiana ed europea. Forse per la prima volta nella sua carriera, Moretti sveste i panni del fustigatore del malcostume e della cattiva politica italiana, per raccontare una vicenda storica poco nota e nella quale, insolitamente, il ritratto dell’Italia è più che lusinghiero. Il tono, sommesso e poetico, si coniuga ad una regia essenziale ed asciutta, che non concede nulla allo spettacolo. Lontano dalla mera inchiesta giornalistica, Nanni Moretti non fornisce stime, numeri, grafici. La sua macchina da presa, immobile, filma le emozioni, i ricordi, i dolori di coloro i quali militarono duranti i fermenti degli anni ’70 in un Cile che, allora, pareva essere più un utopia, che una realtà politica.

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About Vito Piazza

Tutto inizia con Jurassic Park, e il sogno di un bambino di voler "fare i film", senza sapere nemmeno cosa significasse. Col tempo la passione diventa patologica, colpa prevalentemente di Kubrick, Lynch, Haneke, Von Trier e decine di altri. E con la consapevolezza incrollabile che, come diceva il maestro: "Se può essere scritto, o pensato, può essere filmato".

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