Tra le tante produzioni americane che stanno attualmente spopolando tra il grande pubblico, un revival dell’intramontabile genere teen drama sembra cavalcare la cresta dell’onda. Basta sfogliare i cataloghi delle grandi piattaforme di streaming o la programmazione televisiva per cogliere titoli di show incentrati sui percorsi di crescita di giovani individui dalle grandi speranze, tormentati da oscuri segreti del passato, in conflitto con l’autorità genitoriale, il sistema, la difficoltà di trovare un posto nel mondo. Tra questi, Riverdale, serie statunitense trasmessa dal canale The CW, si distingue per i toni più “dark“, aggiungendo quel tocco di mistero in più che lascia attaccati allo schermo, indipendentemente dall’età dello spettatore.

Per chi di voi non l’avesse ancora vista, ecco qui di seguito i cinque buoni motivi per recuperare la prima stagione, approdata su Netflix il mese scorso.
1.Il mistero regna sovrano in Riverdale
Nella tranquilla cittadina di Riverdale, nota ai più per la produzione di sciroppo d’acero, la pace viene squarciata dalla scomparsa di un giovane ragazzo, Jason (Trevor Stines), figlio della ricchissima famiglia Blossom, durante un incidente in barca dove era stato accompagnato dalla sorella gemella Cheryl (Madelaine Petsch). Questo evento, e il successivo ritrovamento del cadavere, scatenerà una serie di eventi che condurrà a rivelazioni scioccanti sul passato dei protagonisti, ma aprirà nuovi interrogativi che forse non troveranno mai risposta.
2. Giovani donne di carattere

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3. Tutto così perfetto, tutto così falso
In Riverdale ogni singolo elemento è curato alla perfezione: le case sono pulite, decorose, dal colori tenui, molto semplici, o sofisticate, poderose, solide, così come sembrano esserlo le famiglie che vi abitano all’interno. Ma no, niente è come sembra nell’apparente idilliaca cittadina di Riverdale: ogni singola famiglia, i Cooper, i Blossom, Archie e Fred Andrews (KJ Apa, Fred Perry), i Lodge, Jughead e FP Jones (Cole Sprouse, Skeet Ulrich), ha alle spalle segreti, bugie e dolorosi ricordi che li ha condotti, nel bene e nel male, a trovare il sostegno di chi è vicino, creando nuove alleanze e inasprendo antichi conflitti. Insomma, pare che a Riverdale non ci sia proprio modo di annoiarsi.
4. L’uso del narratore cosciente

5. La purezza della gioventù in contrasto con la cupidigia del mondo adulto
Nonostante i giovani protagonisti di Riverdale siano a tratti mossi da oscure pulsioni e coinvolti in atti ben poco carini, possono essere considerati in fondo individui puri, gentili, che hanno appena iniziato a cogliere la cattiveria che impera nel mondo adulto. Molti di loro sono stati costretti ad entrarvi in contatto a causa dei genitori, quegli adulti che dovrebbero sostenere, proteggere, mai ferire i propri figli. Che siano spinti o meno dagli ideali più nobili, disposti a tutto per proteggere le loro famiglie, questi adulti si dimostrano tessitori di sotterfugi, come nel caso di Hermione Lodge (Marisol Nichols), ossessivi e deliranti, come nel caso di Alice Cooper (Mädchen Amick), o ahimè volti verso la cattiva strada, nel caso di FP Jones. A modo loro, questi individui mostrano i vari lati della loro personalità, fatta di luci e molte ombre. Veri e proprio “villains” di Riverdale sono i Blossom, Penelope e Hal, incapaci di amare una figlia che cerca disperatamente il loro affetto, interessati solo a proteggere il buon nome della famiglia e a accumulare beni.
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