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una vita spericolata

Una vita spericolata – la recensione del nuovo film di Marco Ponti

Una vita spericolata è l’ottavo film di Marco Ponti (1967), con Lorenzo Richelmy, Eugenio Franceschini e Matilda de Angelis.

Una vita spericolata: la sinossi

una vita spericolataGirato tra la Valsusa e la Puglia, ha come protagonisti due giovani senza arte né parte che vivono in un anonimo paesino di montagna. Rossi (Lorenzo Richelmy) e BB (Eugenio Franceschini), questi i loro nomi, attraverso circostanze fortuite cavalcate in modo rocambolesco, si ritrovano a fuggire a ritroso lungo lo stivale con il bottino di una rapina in banca nel bagagliaio e una giovane starlette in cerca di riscatto, tale Soledad (Matilda de Angelis), sui sedili posteriori. Quei soldi sono sporchi e questo porterà nuovi grattacapi al terzetto, già nel mirino del comandante Greppi (Massimiliano Gallo) e dei suoi poliziotti, quando una banda di malviventi capitanata da una donna, la signora Castiglioni (Michela Cescon), si metterà sulle sue tracce, al pari di Leonardi (Antonio Gerardi), l’agente di Soledad, allertato per telefono da quest’ultima.

Una vita spericolata: le nostre impressioni

una vita spericolataUna vita spericolata è un film che si porta dietro grosse mancanze: la sceneggiatura è elementare e piuttosto stereotipa e i personaggi hanno la dimensione del fumetto, sembrano usciti fuori da quelle serie giapponesi supertrash che ogni tanto si vedono in orari impossibili su canali televisivi minori (per esempio Megaloman). Ma Ponti, come un buon giocatore di poker, pur non avendo grandi carte in mano bluffa e rilancia, e alla fine se non sbanca la posta ci va vicino, un po’ come i suoi due protagonisti maschili, Rossi e BB.

Perché proprio a partire da quella trama vacua e irrealistica e dai suoi personaggi goffi e appiattiti sul trash il regista si dimostra in grado di imbastire un registro comico grottesco-demenziale, tale da far pensare al mondo anglofono (i Monty Python o film come Tutti Pazzi per Mary), che dà il La ad un gran numero di risate di gusto. Specialmente le scene che riguardano il personaggio del capitano Greppi, le quali cavalcano il paradosso e la caricatura e in cui fa capolino lo humour nero (vengono di nuovo in mente i Python), sono veramente spassose, bravo l’attore che lo interpreta, Massimiliano Gallo.

una vita spericolataIl film pare ad un certo punto fare quasi dell’autoironia, quando compaiono inserti che cavalcano la caratterizzazione fumettistica dei personaggi, e anche questa pare una scelta azzeccata: fa ridere e lascia l’impressione di una certa fantasia nella resa e a modo suo di una ricercatezza (similmente a quelle chicche del cinema di serie B come i film di Ed Wood). Poi il film prosegue e i limiti si fanno di nuovo manifesti: ci sono snodi narrativi banali e si riscontra della superficialità nelle situazioni e nei dialoghi, ma di nuovo una battuta divertente o un elemento paradossale viene a strappare altre risate. In questo modo il giudizio complessivo finisce per essere positivo senza sapere perché, in modo praticamente subliminale.

Una vita spericolata

valutazione globale - 7

7

grottesco

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Una vita spericolata: giudizio in sintesi

una vita spericolataPonti fa un film con molti limiti (sceneggiatura, personaggi), ma riesce come un giocatore di poker a scommettere al meglio su ciò che ha, trovando uno stile comico grottesco-demenziale che, strappando varie risate, fa riprendere quota alla pellicola e le fa accreditare un giudizio positivo senza sapere perché, in modo subliminale. Apprezzabile la fantasia con la quale il regista si appresta a produrre le suddette risate nonostante il materiale che ha a disposizione non sia un granchè.

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About Tommaso Perissi

Scopre la magia del cinema d'autore verso la fine degli anni 90 grazie ad una videoteca vicino alla stazione di santa maria novella che offre titoli ancora in vhs...poi frequenta saltuariamente vari cineforum in giro per la città

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