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Clint Eastwood in Il corriere The Mule

Il corriere – The Mule: recensione dell’ultimo film di Clint Eastwood

La recensione dell’ultimo film di e con Clint Eastwood, Il corriere – The Mule. Nel cast anche Bradley Cooper, Lawrence Fishburne e Andy Garcia.

Il Corriere – The Mule: la sinossi

Clint Eastwood

Stati Uniti, 2005. Earl Stone (Clint Eastwood) ha una fortunata attività di floricoltore e affronta la vita con invidiabile leggerezza, al punto da non assistere alle nozze della figlia (Alison Eastwood) per festeggiare per la vittoria delle sue emerocallidi ad un concorso floreale. 2017. Earl ha perso tutto, dall’amore di moglie (Dianne Wiest) e figlia all’attività per i troppi debiti, ma, nonostante sia ormai un ottantenne rimasto solo con il suo pick-up, ha ancora la forza di rimettersi in gioco. L’occasione si presenterà alla festa di fidanzamento della nipote Ginny (Taissa Farmiga), unica parente che ancora lo stimi, dove incontrerà un giovane messicano che gli offrirà un lavoro da corriere per conto di suoi conoscenti. Earl si vedrà consegnare da dei veri ceffi delle valigie da trasportare per centinaia di chilometri: un compito apparentemente agile e pagato profumatamente. Dopo diverse traversate però, realizzerà di star trasportando svariati chili di cocaina con un’efficienza tale da attirare le indagini dei federali (Bradley Cooper e Michael Peña), i quali troveranno non poche difficoltà nel cercare di fermare il miglior corriere mai esistito al soldo dei cartelli messicani.

Il corriere – The Mule: le nostre impressioni

Clint Eastwood

Dopo dieci anni dall’ultima interpretazione in un proprio film, Clint Eastwood spiazza completamente lo spettatore con la sua ultima fatica (speriamo non in assoluto), complice anche una campagna marketing che suggeriva un’opera ben diversa, più crepuscolare e dai toni drammatici.

Il corriere – The Mule è invece una commedia dedicata alle avventure criminali di un uomo irresponsabile verso la propria famiglia ma anche di indubbia coerenza e capace di affrontare la vita con una soave faccia tosta.

Nick Schenk (la stessa firma di Gran Torino, film con cui compone un vero e proprio dittico) ricama un personaggio perfetto per l’ormai novantenne Eastwood ispirandosi ad un articolo di Sam Dolnick del 2014 apparso sul New York Times (There’s a True Story Behind ‘The Mule’: The Sinaloa Cartel’s 90-Year-Old Drug Mule) dedicato a Leo Sharp, un uomo che fece davvero da corriere per il cartello di Sinaloa.

La cronaca viene naturalmente romanzata, e a Eastwood viene restituito un ruolo di rottura con la società, che lo porta credibilmente a fraternizzare con degli apparentemente temibili manovali del narcotraffico (lo chiamano scherzosamente El Tata, il paparino) e a scorrazzare con un’energia nuova sulle highway americane per conto della malavita.

Earl infatti si libra con leggerezza e sfacciataggine in un’America senza regole, dove i cartelli curano quasi indisturbati i propri affari mentre le autorità brancolano nel buio nella ricerca di un sereno e insospettabile corriere.

Le preoccupazioni arriveranno naturalmente e le causerà proprio il peso dei sensi di colpa verso la famiglia; un bisogno di rientro nei ranghi coinvolgerà parallelamente anche il suo datore di lavoro, l’eccentrico e vezzoso boss Latòn (un sornione e gigionissimo Andy Garcia).

Clint Eastwood

L’amarezza delle questioni familiari irrisolte costituisce infatti un necessario contrappeso, e in tal senso è decisiva la prova della Wiest nei teneri panni della delusa ma ancora innamorata consorte, nonostante le difficoltà di amare un uomo così assente e scapestrato.

Perfettamente bilanciata è poi la sottotrama poliziesca relativa alle indagini degli agenti Bates (Cooper) e Treviño (Peña), i quali sembrano essere osmoticamente contagiati dalla spensieratezza su cui è intarsiata la storyline principale.

Nemmeno i fiori sono lasciati al caso dato che il film si chiude e si apre con le emerocallidi che, come dice il nome, sono piante che producono infiorescenze vive e rigogliose solo per un giorno, a sottolineare il sentore di carpe diem che ha contraddistinto tutta la carriera di Clint Eastwood, un regista essenziale che non spreca nemmeno una scena e che centra sempre il punto.

Il corriere - The Mule

Valutazione globale - 7.5

7.5

Un inno al carpe diem del nonno putativo dei puri di spirito

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Il corriere – The Mule: giudizio in sintesi

Clint Eastwood

Il Corriere – The Mule è l’ultimo film che ci saremmo aspettati di ricevere da Clint Eastwood, una commedia brillante sulla vecchiaia e sui nodi lasciati irrisolti in famiglia, ma soprattutto sulla necessità di vivere assecondando le proprie naturali attitudini e passioni. La lezione di amor proprio e cultura del rispetto già avviata in Gran Torino viene ripresa in questo nuovo film (speriamo non ultimo) in cui non raggiunge quelle stesse vette drammaturgiche ma trova delle chiavi di gioia di vivere e spensieratezza del tutto inebrianti e contagiose. E’ l’ennesima sorpresa di un autore che ha sempre saputo rinnovarsi in oltre cinque decadi senza perdere una goccia del retaggio di rigore formale e solidità del racconto ereditati e fatti propri dai suoi maestri Sergio Leone e Don Siegel. Clint Eastwood è il mentore che tutti avrebbero voluto avere, un uomo che se ne infischia di tutto e tutti e che, a novant’anni suonati, sbraccia fieramente in stile libero contro ogni corrente di tempo e pensiero.

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About Giulio Mantia

Sono un moderato ma immodesto cinefilo che cerca di dare senso compiuto a quanto raccoglie da ogni film.

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