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High Flying Bird

High Flying Bird: recensione del nuovo film di Steven Soderbergh su Netflix

High Flying Bird, l’ultimo film di Steven Soderbergh disponibile su Netflix dall’8 febbraio, è stato presentato allo Slamdance Film Festival, rassegna riservata alle opere indipendenti. Nel cast figurano André Holland, Melvin Gregg, Kyle MacLachlan e Zazie Beetz.

High Flying Bird: la sinossi

High Flying Bird

A causa di un lockout, il mondo dell’NBA si trova in una fase di stallo: i giocatori, indetto lo sciopero, bloccano il campionato cestistico più famoso al mondo. Ray Burke (Holland), procuratore di giovani talenti, risente delle crescenti tensioni tra la lega ed i propri assistiti. Nell’impasse generale, egli troverà il modo di sconvolgere gli equilibri precostituiti, iniqui ed apparentemente inevitabili.

High Flying Bird: le nostre impressioni

High Flying Bird

High Flying Bird conferma la fama di artista eccentrico ed eclettico che, sin dai folgoranti esordi, Steven Soderbergh porta sulle spalle. Il regista di Atlanta sceglie di battere una strada già intrapresa con la sua precedente opera, Unsane, girando ancora una volta con il solo ausilio degli iPhone 7. Una scelta, questa, che rispetto al film con protagonista Claire Foy si configura come qualcosa di più, e di altro. Soderbergh opta per una storia tipicamente statunitense per soggetto, ambientazione e citazioni, ma condisce il suo discorso con una serie di riflessioni sul mondo dei contemporanei media (social su tutti, ma non solo) e sulle ampie dinamiche sociali che questi, ormai, evidenziano con forza.

Nelle fasi iniziali la storia fatica ad essere coinvolgente, eccetto – forse – per gli appassionati dell’NBA. Molti tecnicismi e tanto gergo settoriale rischiano di ingolfare la narrazione e disorientare lo spettatore medio, che si imbatte in una vicenda che pare quasi materia per specialisti del settore. Non si vedono mai i cestisti all’opera, e Soderbergh si limita ad una disamina delle dinamiche economiche e politiche che intercorrono tra lega, giocatori ed agenti. La prima gioca il ruolo di spietata istituzione che bada alla massimizzazione introiti, a scapito dei secondi che cercano di far valere le proprie ragioni. In mezzo, gli agenti, ed il protagonista della vicenda, Ray Burke, che tenta di mediare tra le opposte fazioni. Con il procedere dei minuti la vicenda assume contorni più comprensibili. Soderbergh, immergendosi nella cultura a stelle e strisce, inietta in High Flying Bird tematiche e dinamiche sociali che, forzando leggermente la mano, riconduce allo schiavismo: allo sfruttamento da parte di pochi potenti e bianchi (la lega), corrisponde una lotta sotterranea con protagonisti gli atleti, per lo più neri, ingenui, pieni di speranze e con una certa consapevolezza del loro ruolo di agnelli sacrificali in nome dello spettacolo.

High Flying Bird descrive dunque «un gioco al di sopra del gioco», in cui le vicende dei singoli protagonisti sono significative in quanto parte di un meccanismo fagocitante ben più ampio degli sforzi e delle storie dei singoli, all’interno del quale la spietatezza del calcolo economico soggiace a qualsiasi altra logica, compresa quella sportiva. Questa impostazione politica si arricchisce di un’ulteriore riflessione a sfondo politico-sociale, che Soderbergh conduce sul terreno dei media contemporanei. Media che risultano massimamente ambivalenti, configurandosi da un lato come strumenti pericolosi (una dichiarazione hackerata su Twitter può scatenare reazioni a catena, incontrollabili e potenzialmente devastanti), e dall’altro come mezzi per scardinare vecchie dinamiche di potere ritenute a torto incontestabili.

High Flying Bird

In un’opera che rivela un’impostazione essenzialmente politica, e per di più giocata quasi interamente sui dialoghi, lo spazio per lo spettacolo è ridotto a zero. High Flying Bird si colloca a metà strada tra il documentario ed il film di finzione, ed in questa necessaria mediazione trova forse ragion d’essere il tono della narrazione stessa, sempre piano fino al limite della monotonia. Questo vizio di forma rischia di penalizzare moltissimo il film nel suo complesso: in un’opera in cui si dialoga moltissimo, è un vero peccato non riuscire a comprendere alla perfezione tutte le complesse e sottili dinamiche alle quali fanno riferimento i protagonisti. Gli attori risultano perfettamente uniformati al tono dell’opera, mantenendo tutti un’interpretazione asciutta, calibratissima. Nella stasi complessiva, è forse André Holland l’unico interprete a dare un po’ di colore alla vicenda, merito senza dubbio di un personaggio poliedrico, ironico, profondo conoscitore del proprio mondo.

La scelta di girare interamente con gli iPhone 7 fa della fotografia di High Flying Bird quasi un unicum nel panorama cinematografico contemporaneo. Rispetto ad Unsane, si intuisce un lavoro molto più lungo in fase di post-produzione. Il prodotto finale è senz’altro ben curato e di indubbio valore, ma inevitabilmente le immagini, specie nei campi lunghi o nei totali, risultano leggermente deformate. Probabile che l’utilizzo di un telefono abbia agevolato Soderbergh nella realizzazione di una ripresa più dinamica e snella, ma in alcune scene gli scavalcamenti di campo risultano francamente incomprensibili.

High Flying Bird

Valutazione globale - 5.5

5.5

Tanta politica cestistica, spesso difficilmente comprensibile

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High Flying Bird: giudizio in sintesi

High Flying Bird

Come per l’opera precedente, Unsane, Steven Soderbergh torna a girare un intero film con un iPhone 7. La storia lascia pochissimo spazio allo spettacolo, vivendo quasi esclusivamente di dialoghi. Un vero peccato, per lo spettatore medio, non riuscire a cogliere tutte le complesse dinamiche che intercorrono tra i protagonisti della vicenda: molti tecnicismi e un gergo tipico della (politica) cestistica statunitense rischiano di disorientare i non addetti ai lavori. High Flying Bird si colloca a metà strada tra il documentario “politico” e l’opera di finzione, ed anche a causa del tono e del ritmo, piuttosto monotoni, non risulta di semplicissima comprensione. Tutti gli interpreti si attengono al registro complessivo dell’opera, recitando in maniera calibrata e controllata. Curato, senza alcun dubbio, il piano tecnico dell’opera, ma l’altissima qualità delle riprese effettuate con iPhone rivela carenze vistose rispetto alle canoniche macchine da presa.


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About Vito Piazza

Tutto inizia con Jurassic Park, e il sogno di un bambino di voler "fare i film", senza sapere nemmeno cosa significasse. Col tempo la passione diventa patologica, colpa prevalentemente di Kubrick, Lynch, Haneke, Von Trier e decine di altri. E con la consapevolezza incrollabile che, come diceva il maestro: "Se può essere scritto, o pensato, può essere filmato".

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