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3% seconda stagione

3%: la recensione della seconda stagione. Il salto dello squalo

A più di un anno di distanza dalla prima stagione, 3% torna con una nuova annata per risolverci il dubbio se una trama quasi perfetta potesse essere allungata con una nuova trama e la risposta è cristallina: no, non poteva.

3% – seconda stagione: la sinossi

3% seconda stagioneDalla fine del processo che aveva avuto luogo nella prima stagione, il processo 104, i protagonisti rimasti, Michele e Rafael su un lato e Fernando e Joana sull’altro si trovano a dover fare i conti con il nuovo processo in arrivo e con molti dubbi morali e esistenziali.

La causa è ancora viva e sta pianificando qualcosa? Gli infiltrati sono ancora realmente infiltrati o sono stati conquistati dal “fascino” del Mar Alto?

Un susseguirsi di colpi di scena e piani poco credibili, conditi da continui cambi di parte, ci portano verso una conclusione, o quantomeno così sembra, che richiede molta sospensione dell’incredulità.

3% – seconda stagione: le nostre impressioni

Potevamo anche aspettarci che una seconda stagione di 3% non potesse essere sui livelli della prima, anche perché, tutto sommato, era una storia che per la metafora sottesa al racconto poteva anche considerarsi autoconclusiva, non tanto perché la storia finisse lì, ma perché tutto quello che c’era da dire era stato detto.

3% seconda stagioneLa seconda stagione però fa decisamente peggio delle attese, perché non solo è inferiore a quella precedente, ma arriva addirittura a sconfessarla per larghi tratti, distruggendo il complesso di significati, proponendoci un livello di trama e di dialoghi che ci fa dubitare della tenuta della sanità mentale degli autori, conditi da un livello di recitazione che si adegua allo standard delle battute: pessimo.

Fondamentalmente la prima stagione di 3% era un vestito scintillante che sotto un gioco dall’apparenza scorrevole nascondeva una potente metafora che non solo andava a rappresentare una società nella quale una stretta minoranza viveva bene, mentre l’assoluta maggioranza soffriva (concetto che se lasciato a sé diventa quasi banale), ma legava tutto questo ad una società ipermeritocratica, un capitalismo selvaggio delle risorse umane, talmente basata su un concetto esasperato di merito da essere allo stesso tempo “giusta” e terribile. Basti ripensare al concetto che la società del Mar Alto, con la sterilizzazione auto imposta, eliminava qualsiasi tipo di nepotismo, lasciando il destino di ogni uomo in mano solamente alle sua capacità, in un contesto nel quale le risorse non sarebbero mai bastate per tutti.

3% seconda stagioneIn questa stagione, diventata uno sci-fi post apocalittico talmente canonico da essere quasi di serie B, tutti questi concetti vengono negati, pure in malo modo: un esempio lampante è il momento in cui Rafael cerca di rivelare a tutti che la “purificazione” non è altro che la sterilizzazione, pensando (non si sa perché) di svelare un sordido segreto del Mar Alto. A questa affermazione un coro di voci sdegnate risponde “ecco perché gli serviamo noi”. Un momento, questa frase non ha nessun senso, per superare questo problema agli abitanti “fortunati” basterebbe non sterilizzare più i nuovi venuti, non è che gli “serva” una costante riserva di persone, è una scelta, non una condizione capitata per caso. Facendo così, praticamente, prendono un principio cardine della prima stagione e lo buttano alle ortiche.

Qui entriamo nel regno del “salto dello squalo”, ossia quel momento in cui una serie degenera talmente tanto da sovvertire le proprie linee guida e distruggere i propri personaggi.

I personaggi, infatti, sono un’altra delle pessime notizie: costretti da dialoghi ridicoli, diventano figure piatte e scarsamente interessanti. Joana ha un espressione costante da cane idrofobo, Michele è buona ma “sotto ricatto”, Fernando è il saggio che vuole il bene degli altri e via dicendo.

3% seconda stagioneTutta la trama, inoltre, risulta tragicamente comica e richiede notevoli sospensioni d’incredulità: buona parte della stagione vede questa strategia della Causa per far saltare il processo. E quindi? Una volta fatto questo cosa succede? Quelli che vivono al largo rimarrebbero lì nel loro benessere, e i poveri fermi nell’entroterra. Un successo incredibile.

Gli abitanti di Mar Alto, poi, diventano i cattivi tout court, fra gente che pensa solo ad accoppiarsi a caso o a mangiare, si nascondono perfide serpi pronte a far del male a chiunque. I grandi cattivi di là, i buoni, i poveri, di qua. Una semplificazione che fa rabbrividire.

Per poi mettere la ciliegina sulla torta con un episodio finale in cui alterniamo scene di una ribellione guidata dai fan degli One Direction che non hanno avuto la loro canzone preferita e un escamotage che porta ad un futuro che non si capisce per quale motivo dovrebbe essere migliore del presente.

3% - seconda stagione

Valutazione globale - 4

4

da piccola chicca a soap opera

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3% – seconda stagione: un giudizio in sintesi

3% seconda stagioneLa seconda stagione di 3% è pessima. Stravolge completamente tutte le buone cose della prima annata, azzerando i personaggi e rendendoli insipidi, basandosi su una trama con buchi ovunque e che si muove al ritmo di una soap opera sudamericana, con continui voltafaccia, gente che si credeva (a buona ragione) morta che invece rispunta, parentele che saltano fuori dal niente, colpi di scena assurdi, il tutto condito da una recitazione sempre esageratamente sopra le righe ed eccessiva, quasi (a volte senza quasi) uralata. Cosa di cui non possiamo fare una grande colpa agli attori, che si trovano a dover lavorare con del materiale pessimo.

Questi dieci episodi ci confermano una cosa fondamentale: quando una storia ha detto già tutto, bisognerebbe smettere di portarla avanti, soprattutto se mancano drasticamente le idee, e si è costretti a ricorrere a tutti i luoghi comuni e le banalità del racconto d’appendice.

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About Andrea Sartor

Cresciuto a pane (ok, anche qualche merendina tipo girella o tegolino... you know what I mean... ) e telefilm stupidi degli anni 80 e 90, il mondo gli cambia con Milch, Weiner, Gilligan, Moffat, Sorkin, Simon e Winter. Ha pianto davanti agli uffici dell'HBO. Sogno nel cassetto: pilotare un Viper biposto con Kara Starbuck Thrace e uscire con Number Six (una a caso, naturalmente). Nutre un profondo rispetto per i ragazzi e le ragazze che lavorano duramente per preparare gli impagabili sottotitoli. Grazie ragazzi, siete splendidi

2 comments

  1. Caralho… Sì un po’ cosi… Un po’ un’occasione buttata nel cesso

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