A più di un anno di distanza dalla prima stagione, 3% torna con una nuova annata per risolverci il dubbio se una trama quasi perfetta potesse essere allungata con una nuova trama e la risposta è cristallina: no, non poteva.
3% – seconda stagione: la sinossi

La causa è ancora viva e sta pianificando qualcosa? Gli infiltrati sono ancora realmente infiltrati o sono stati conquistati dal “fascino” del Mar Alto?
Un susseguirsi di colpi di scena e piani poco credibili, conditi da continui cambi di parte, ci portano verso una conclusione, o quantomeno così sembra, che richiede molta sospensione dell’incredulità.
3% – seconda stagione: le nostre impressioni
Potevamo anche aspettarci che una seconda stagione di 3% non potesse essere sui livelli della prima, anche perché, tutto sommato, era una storia che per la metafora sottesa al racconto poteva anche considerarsi autoconclusiva, non tanto perché la storia finisse lì, ma perché tutto quello che c’era da dire era stato detto.

Fondamentalmente la prima stagione di 3% era un vestito scintillante che sotto un gioco dall’apparenza scorrevole nascondeva una potente metafora che non solo andava a rappresentare una società nella quale una stretta minoranza viveva bene, mentre l’assoluta maggioranza soffriva (concetto che se lasciato a sé diventa quasi banale), ma legava tutto questo ad una società ipermeritocratica, un capitalismo selvaggio delle risorse umane, talmente basata su un concetto esasperato di merito da essere allo stesso tempo “giusta” e terribile. Basti ripensare al concetto che la società del Mar Alto, con la sterilizzazione auto imposta, eliminava qualsiasi tipo di nepotismo, lasciando il destino di ogni uomo in mano solamente alle sua capacità, in un contesto nel quale le risorse non sarebbero mai bastate per tutti.

Qui entriamo nel regno del “salto dello squalo”, ossia quel momento in cui una serie degenera talmente tanto da sovvertire le proprie linee guida e distruggere i propri personaggi.
I personaggi, infatti, sono un’altra delle pessime notizie: costretti da dialoghi ridicoli, diventano figure piatte e scarsamente interessanti. Joana ha un espressione costante da cane idrofobo, Michele è buona ma “sotto ricatto”, Fernando è il saggio che vuole il bene degli altri e via dicendo.

Gli abitanti di Mar Alto, poi, diventano i cattivi tout court, fra gente che pensa solo ad accoppiarsi a caso o a mangiare, si nascondono perfide serpi pronte a far del male a chiunque. I grandi cattivi di là, i buoni, i poveri, di qua. Una semplificazione che fa rabbrividire.
Per poi mettere la ciliegina sulla torta con un episodio finale in cui alterniamo scene di una ribellione guidata dai fan degli One Direction che non hanno avuto la loro canzone preferita e un escamotage che porta ad un futuro che non si capisce per quale motivo dovrebbe essere migliore del presente.
da piccola chicca a soap opera 3% - seconda stagione
Valutazione globale - 4
4
3% – seconda stagione: un giudizio in sintesi

Questi dieci episodi ci confermano una cosa fondamentale: quando una storia ha detto già tutto, bisognerebbe smettere di portarla avanti, soprattutto se mancano drasticamente le idee, e si è costretti a ricorrere a tutti i luoghi comuni e le banalità del racconto d’appendice.
Per ogni notizia e aggiornamento sul mondo dello spettacolo, cinema, tv e libri, vi consigliamo di seguire la nostra pagina Facebook
Intrattenimento.eu News e recensioni di cinema e serie tv
Caralho… Sì un po’ cosi… Un po’ un’occasione buttata nel cesso
🙂
La terza invece si riprende alla grande amio avviso.