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Lost in space: recensione della prima stagione di un Terranova coi soldi

Lost in space è l’ennesimo tentativo di allargamento del pubblico Netflix, che investe in questo caso molti soldi per attrarre le famiglie con figli preadolescenti con uno space family drama, nel quale la componente family prende il totale potere nella sceneggiatura e la parte “space” è relegata ai pur ottimi effetti speciali. Il livello d’interesse, per questo motivo, a meno che non siate dei preadolescenti, cala vertiginosamente col passare degli episodi.

Lost in space: la sinossi

lost in spaceLa terra è ormai inabitabile e la razza umana prova a lanciarsi nella colonizzazione dello spazio, costruendo una grande e avveniristica nave spaziale, che trasporta, viaggio dopo viaggio, centinaia di famiglie verso un pianeta abitabile nella galassia di Alfa Centauri.

Un improvviso e misterioso attacco però fa si che la Resolute (questo il nome della nave) subisca seri danni e che la maggior parte dei coloni cerchi scampo sulle navicelle Jupiter (dedicate unicamente al trasbordo dalla nave spaziale al pianeta) che però precipitano su un misterioso pianeta, bello ma pericoloso, non solo per la fauna locale, ma anche per la presenza del misterioso assalitore della Resolute.

Lost in space: le nostre impressioni

Partiamo con l’elemento positivo, forse l’unico: Lost in Space è proprio bello da vedere, gli effetti speciali sono ottimi, e lo restano per tutti e dieci gli episodi, gli scenari sono affascinanti e le creature aliene, così come il robot sono stati realizzati benissimo. Un bellissimo giocattolo, dunque, ma purtroppo per noi è solamente questo.

lost in spaceVi ricordate Terranova, l’orribile show di qualche anno fa, un family drama ambientato in un mondo preistorico con trama oscena e con solo l’ombra dei dinosauri? Ecco, qui ce li hanno, no, non i dinosauri, ma i soldi per gli effetti speciali. La trama, invece, è drammaticamente simile, con la profondità psicologica di un sasso e l’imprevedibilità di una promozione speciale di Divani & Divani.

I cliché ci sono tutti, senza perdersene uno, i grandi problemi che nascono perché ci si nasconde le cose e non si parla, anche in una famiglia che si vuole bene; ogni personaggio che dovrà cimentarsi coi propri limiti e fare l’impossibile ma ci riuscirà; madre e padre che grazie alle difficoltà tornano ad amarsi, figli (insopportabili) che si guadagnano il rispetto dei genitori, genitori che si guadagnano la fiducia dei figli, love story tra teenager (sorvoliamo), persone egoiste che trovano il coraggio di essere altruiste, il bene che vince e l’amore che trionfa. Se non vi si sono ancora spezzati i denti per un eccesso di diabete, ecco, allora forse questa storia potete sopportarla.

Ma non finisce qui: trama che va avanti a caso, con personaggi che hanno comportamenti totalmente insensati e non se ne scorge la ragione, evoluzione dei protagonisti che prima va in un senso e poi ce se ne dimentica e se ne prende un altro (ma la sindrome post traumatica della figlia maggiore che fine ha fatto da un certo punto in poi?), errori clamorosi come nell’episodio finale il portellone che si apre nello spazio e c’è il risucchio di tutto verso l’esterno, portellone che si riapre dopo 3 minuti e non succede nulla, dialoghi risibili e soprattutto caratterizzazioni fatte un tanto al chilo.

lost in spaceE qui veniamo al punto veramente drammatico: la caratterizzazione del villain, la Dottoressa Smith. Difficile capire dove finisca la totale incapacità recitativa di Parker Posey e dove inizi la scrittura infantile di un personaggio che passa 10 episodi con il ghigno stampato in faccia e vestita come un’accattona, giusto per ricordarci che lei è la cattiva, anche quando mente (seriamente, nemmeno un bambino ci sarebbe cascato) e vuole sembrare buona. La sua presenza crea solo un’aggiunta di fastidio assoluto sullo schermo.

E poi ci sono le svolte narrative, i tentativi di colpo di scena, che, se è vero che siamo in una serie che non vuole essere thriller, è altrettanto vero che se li metti non dovrebbero essere così scontati e banali che nessun essere umano dotato di un cervello con attive almeno le funzioni basilari potrebbe rimanerne stupito.

Lost in space - prima stagione

Valutazione globale - 4

4

Caotico, scontato, insipido

User Rating: 3.6 ( 4 votes)

Lost in space: un giudizio in sintesi

lost in spaceSe è, come evidente, un tentativo di portare a Netflix più famiglie con figli preadolescenti, sicuramente non è venuto troppo bene, con una trama scontata e personaggi caricaturali, problemi mitigati solamente dalla bellezza visiva dello show.

Ma questo tentativo lascia perplessi per l’enorme investimento in uno show che avrà sicuramente deluso buona parte degli spettatori pensanti, per mancanza di struttura e coerenza, per una sceneggiatura che affossa la serie, episodio dopo episodio, tanto quanto il ghigno storto della pessima Parker Posey.

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About Andrea Sartor

Cresciuto a pane (ok, anche qualche merendina tipo girella o tegolino... you know what I mean... ) e telefilm stupidi degli anni 80 e 90, il mondo gli cambia con Milch, Weiner, Gilligan, Moffat, Sorkin, Simon e Winter. Ha pianto davanti agli uffici dell'HBO. Sogno nel cassetto: pilotare un Viper biposto con Kara Starbuck Thrace e uscire con Number Six (una a caso, naturalmente). Nutre un profondo rispetto per i ragazzi e le ragazze che lavorano duramente per preparare gli impagabili sottotitoli. Grazie ragazzi, siete splendidi

5 comments

  1. Ok, capito, recensione deliziosa

  2. mi hai salvato da un’altra serie del cavolo targata netflix, baci

  3. Ho appena visto una puntata, la Posey fa rimpiangere una qualsiasi comparsa di centovetrine. E’ vergognoso assistere a uno spettacolo così ripugnante di recitazione.
    Il resto della truppa, anche se diretto e soprattutto sceneggiato con i piedi (sporchi) andrebbe benissimo per il target a cui è rivolto, ma oltre gli effetti sembra tutto veramente e totalmente improvvisato. Troppo anche per un bambino.
    Per fortuna ho visto il commento su ‘Dark’ e mi sono rifatto un po’ il palato corneo. Grazie.

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