La donna elettrica è il secondo lungometraggio del regista islandese Benedikt Erlingsson. Un dramma grottesco sull’attivismo ecologico selezionato per rappresentare l’Islanda alle nomination per gli Oscar come Miglior Film Straniero.
La donna elettrica: sinossi

La donna elettrica: le nostre impressioni
Dopo il suo eccentrico esordio con il film Of Horses and Men, il secondo lungometraggio di Benedikt Erlingsson è una favola moderna che oscilla tra il comico e drammatico, con alcuni momenti grotteschi. Una regia amabile per una trama dove l’emotività e la razionalità trovano una singolare location negli scenari drammatici della verde Islanda.

L’interpretazione dell’islandese Halldóra Geirhardsdóttir ha ricevuto una menzione speciale per la sua doppia recitazione. Grazie infatti a un’impeccabile lavoro di post-produzione, l’attrice veste contemporaneamente i panni di Hella e della sua gemella Ása. Due donne speculari, che in maniera diversa (pacifista e attivista) si impegnano a salvare il pianeta. Molti i riferimenti “visivi” ai grandi attivisti mondiali, come le due grandi foto di Gandhi e Nelson Mandela che dal salotto della sua casa, seguono e “sostengono” le azioni della donna.
La regia è scorrevole e bilanciata e gli effetti speciali sono ben integrati nelle scene. Le inquadrature fisse in piano americano sulla protagonista e più ampie ad inquadrare le sue imprese, alleggeriscono il dramma della trama con note grottesche alla Wes Anderson. Le vedute aeree e gli inseguimenti invece, ne aumentano il ritmo e il coinvolgimento. La fotografia già apprezzata in Of Horses and Men (2013), rende omaggio a un’isola giurassica, dove piloni dell’alta tensione contrastano il cielo di un’isola priva di alberi. L’Islanda è bellissima. Ovunque si posi lo sguardo, vi è una scena struggente. Tuttavia non occorre aver visitato l’Islanda per restare incantati della fotografia di questo film. Le colline e i paesaggi sconfinati ricoperti solamente di fitto soffice muschio, i vapori delle acque termali che si mescolano con le nubi plumbee, trasformeranno ciascun spettatore in un attivista.

La donna elettrica
valutazione globale - 7
7
Un dramma grottesco sull'attivismo ecologico
La donna elettrica: giudizio in sintesi
“Hella – dichiara il Benedikt Erlingsson – non è una terrorista, non sta creando terrore e non sta danneggiando le persone. Sta solo sabotando strutture. Perché la protesta non violenta funzioni, deve sempre avere un pugno economico. È così che sono riusciti con l’apartheid, sabotando le infrastrutture in Sud Africa. È il metodo di Gandhi, che ha usato scioperi e boicottaggi per sabotare l’industria dell’Inghilterra, il colonizzatore. Questo è davvero il principio dell’azione nonviolenta: deve essere accompagnato da una certa pressione economica. La semplice protesta non è sufficiente per vincere la giornata”.

Il film non è un’omaggio al femminismo. Hella è una donna in guerra (Woman at War, infatti, è il titolo originale) over-40, determinata e allerta, che affronta droni e piloni dell’alta tensione armata di arco e frecce, facendo impallidire persino Lara Croft. La donna elettrica è un film da vedere: colto e “civile”, pieno di richiami e di pathos, per un messaggio ecologico universale.
Per ogni notizia e aggiornamento sul mondo dello spettacolo, cinema, tv e libri, vi consigliamo di seguire la nostra pagina Facebook
Intrattenimento.eu News e recensioni di cinema e serie tv