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Una scena de La donna elettrica

La donna elettrica: recensione del secondo film di Benedikt Erlingsson

La donna elettrica è il secondo lungometraggio del regista islandese Benedikt Erlingsson. Un dramma grottesco sull’attivismo ecologico selezionato per rappresentare l’Islanda alle nomination per gli Oscar come Miglior Film Straniero.

La donna elettrica: sinossi

Una scena de La donna elettricaHella, una direttrice di coro di mezz’età, conduce una guerriglia segreta per sabotare l’impianto di alluminio Rio Tinto, colpevole di inquinare la sua amata Islanda. Armata di arco e frecce, e con l’aiuto di simpatizzanti ecologisti, Hella porta avanti le sue azioni in maniera lucida. Nel mezzo della sua operazione, l’ufficio di adozioni le comunica che – dopo anni di attesa – la sua richiesta è stata approvata. Hella diventerà madre adottiva di un’orfana ucraina. In bilico tra il dovere e il da fare Hella, darà una nuova energia alla battaglia per l’eco-attivismo.

La donna elettrica: le nostre impressioni

Dopo il suo eccentrico esordio con il film Of Horses and Men, il secondo lungometraggio di Benedikt Erlingsson è una favola moderna che oscilla tra il comico e drammatico, con alcuni momenti grotteschi. Una regia amabile per una trama dove l’emotività e la razionalità trovano una singolare location negli scenari drammatici della verde Islanda.

Una scena de La donna elettricaLa donna elettrica è stato presentato al Festival di Cannes del 2018, nella sezione Settimana della Critica Internazionale. Gli sceneggiatori Enedikt Erlingsson e Ólafur Egill Egilsson hanno ricevuto dalla Società francese degli Attori e Compositori drammatici il premio SACD 2018 sul salvataggio del pianeta.

L’interpretazione dell’islandese Halldóra Geirhardsdóttir ha ricevuto una menzione speciale per la sua doppia recitazione. Grazie infatti a un’impeccabile lavoro di post-produzione, l’attrice veste contemporaneamente i panni di Hella e della sua gemella Ása. Due donne speculari, che in maniera diversa (pacifista e attivista) si impegnano a salvare il pianeta. Molti i riferimenti “visivi” ai grandi attivisti mondiali, come le due grandi foto di Gandhi e Nelson Mandela che dal salotto della sua casa, seguono e “sostengono” le azioni della donna.

La regia è scorrevole e bilanciata e gli effetti speciali sono ben integrati nelle scene. Le inquadrature fisse in piano americano sulla protagonista e più ampie ad inquadrare le sue imprese, alleggeriscono il dramma della trama con note grottesche alla Wes Anderson. Le vedute aeree e gli inseguimenti invece, ne aumentano il ritmo e il coinvolgimento. La fotografia già apprezzata in Of Horses and Men (2013), rende omaggio a un’isola giurassicadove piloni dell’alta tensione contrastano il cielo di un’isola priva di alberi. L’Islanda è bellissima. Ovunque si posi lo sguardo, vi è una scena struggente. Tuttavia non occorre aver visitato l’Islanda per restare incantati della fotografia di questo film. Le colline e i paesaggi sconfinati ricoperti solamente di fitto soffice muschio, i vapori delle acque termali che si mescolano con le nubi plumbee, trasformeranno ciascun spettatore in un attivista.

Una scena de La donna elettricaC’è una flessione verso il secondo tempo, dove la situazione precipita verso un vicolo cieco e le scene diventano ridondanti, per riprendersi sul finale con un colpo di coda. Un cambiamento di direzione repentino sia di ambientazioni che nel messaggio nel finale che sembra accomodante, ma che nasconde in realtà la forza caparbia di una donna guerriera.

La donna elettrica

valutazione globale - 7

7

Un dramma grottesco sull'attivismo ecologico

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La donna elettrica: giudizio in sintesi

Hella – dichiara il Benedikt Erlingsson – non è una terrorista, non sta creando terrore e non sta danneggiando le persone. Sta solo sabotando strutture. Perché la protesta non violenta funzioni, deve sempre avere un pugno economico. È così che sono riusciti con l’apartheid, sabotando le infrastrutture in Sud Africa. È il metodo di Gandhi, che ha usato scioperi e boicottaggi per sabotare l’industria dell’Inghilterra, il colonizzatore. Questo è davvero il principio dell’azione nonviolenta: deve essere accompagnato da una certa pressione economica. La semplice protesta non è sufficiente per vincere la giornata”.

Una scena de La donna elettricaHo molto apprezzato i riferimenti alla drammaturgia classica del film, strutturato tradizionalmente in otto sequenze, con il principio aristotelico in tre atti. La presenza costante di un coro alla greca di musica islandese composto alternatamente da un trio di trombone, fisarmonica e percussioni, e da tre coriste folk in abiti tradizionali. Il sottofondo musicale dal vivo è una nota grottesca che segue e scandisce la trama fino ad interagire con la protagonista nei momenti più salienti.

Il film non è un’omaggio al femminismo. Hella è una donna in guerra (Woman at War, infatti, è il titolo originale) over-40, determinata e allerta, che affronta droni e piloni dell’alta tensione armata di arco e frecce, facendo impallidire persino Lara Croft. La donna elettrica è un film da vedere: colto e “civile”, pieno di richiami e di pathos, per un messaggio ecologico universale.

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