La diseducazione di Cameron Post è il film della giovane regista di origini iraniane Desirée Akhavan, vincitore del Sundance Festival nel 2018 come miglior film. Il film è stato presentato alla 13a edizione della Festa del Cinema di Roma nella sezione Tutti ne Parlano.
La diseducazione di Cameron Post: sinossi

La diseducazione di Cameron Post: le nostre impressioni

Girato nell’arco di 23 giorni in un Resort tra i boschi dell’upper New York, l’intero cast e la troupe ha convissuto e lavorato a stretto contatto. La diseducazione di Cameron Post non parla solo di omosessualità, ma mette in guardia dai pericoli verso tutti i tipi di discriminazione contrari alle fedi bigotte e giustificate da teorie strampalate. Perfetta nel ruolo dell’angelica ma spaventosa direttrice del centro, è la Psicologa Lydia Marsh (Jennifer Ehle), che valida con la sua professionalità delle sedute aberranti, per “malattie” inesistenti.
La regista che si proclama bisessuale non è nuova ad affrontare temi LGBT. Il suo primo lungometraggio, Appropriate Behaviour, presentato al Sundance Festival nel 2014, era un progetto che la vedeva Desiree Akhavan regista, autrice e protagonista in una storia che, sebbene non autobiografica, attinse molto dalle sue esperienze personali e sentimentali.

Il cast è giovane e poco patinato, i dialoghi tra i ragazzi sono pieni di empatia e a volte umorismo. Il rifiuto di Cameron Post ricorda il personaggio di Jack Nicholson in Qualcuno volò sul nido del cuculo. Sembra Cameron l’unica in tutto il centro a essere la normale tra i diversi. Lo sguardo costantemente attonito e sperduto di Chloë Grace Moretz, mentre fatica ad uniformarsi alle “lezioni” che le vengono imposte, alla lunga è fastidioso. I suoi compagni di ribellione invece, il native-american Adam (Forrest Goodluck) e Jane (Sasha Lane) dai lunghi dread e una protesi alla gamba, sono perfetti nel ruolo di outsider.
La diseducazione di Cameron Post: giudizio in sintesi
Il film nel complesso è semplice e la regia modesta, anche se l’idea è originale. Si tratta di un prodotto american indie dai buoni sentimenti. Il significato che trasmette è indubbiamente molto importante.

Il crescendo verso il finale è accomodante, con una repentina sferzata regala speranza per il futuro e ne fanno un film apprezzabile dal pubblico di tutti gli orientamenti. A mio avviso se avesse schiacciato di più sulla drammaticità, sarebbe diventato presto un Cult di genere.
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